Mentre il braccetto scende lentamente verso il disco, con la puntina che si appoggia dolcemente al vinile, penso che sia stato davvero bello, nel 2010, ricevere in regalo un giradischi. Anticipate dal tipico scoppiettio del vinile, partono le prime note di Stella Stai. Sul piatto suona che è un piacere il 33 giri Tozzi, conosciuto tra i fan di Umberto anche, e forse più, come Poste ’80. Quando si ha un giradischi non si può non avere dei dischi in vinile, e se si è un fan di Tozzi, non si possono non avere i suoi. La ricerca di vecchi vinili, e per di più in buone condizioni, non sembra un impresa impossibile. Internet da questo punto di vista sembra essere di grande aiuto. Però ho fretta, ed allora la ricerca inizia subito. E mi imbatto in Paolo ed il suo negozio nascosto nei labirinti del quartiere Tiburtino/Pietralata. Arrivando in quell’angolo di Roma sembra di rivivere le pagine dei romanzi di Pasolini che tanto bene ha descritto questi quartiere nei suoi racconti. Ed anche Paolo sembra più un protagonista di Ragazzi di vita, con l’aspetto di chi nella vita ne ha viste di tutti i colori. Un omaccione così pensi di incontrarlo di notte in qualche porto, non certo in un negozio di dischi. Che poi, il suo, proprio un negozio di dischi non è. Lui vende soprattutto giradischi, vecchi e nuovi. E poi vinili, nuovi o usati. In quel negozio mi trovo subito a mio agio ed incuriosito chiedo di poter dare un’occhiata in giro. Tra i dischi nuovi, intesi così perché di recente pubblicazione o perché vecchi ma ancora sigillati e mai usati, trovo poche cose interessanti. Ma qualcosa prenderò anche da lì. Passo allora al reparto “usato”. Ed ecco lì, al costo di € 5,00, trovo Tozzi, Notte Rosa, Eva ed Hurrah. Certo, le copertine non sono proprio in ottime condizioni. Magari continuando a cercare potrei trovarli in condizioni migliori altrove. Ma l’occasione è ghiotta e non posso lasciarmela scappare. Decido per il momento di prenderne solo uno e la scelta non poteva che cadere su Tozzi. Mi reco alla cassa e lo consegno a Paolo. Lui, con quell’aria severa ma al tempo stesso buona, tira fuori il disco e lo studia attentamente. Poi fa una smorfia di soddisfazione, è guardandomi mi dice che il disco è “ascoltabile”, riferendosi alle sue condizioni. Arrivato a casa è ovviamente il primo ad essere messo sul piatto del giradischi. Ed ecco che piano piano, una dopo l’altra, si fanno ascoltare le otto perle che compongono questo capolavoro. Altro che “ascoltabile”, il disco suona alla grande, le canzoni escono dalle casse e si impossessano di tutte le stanze del mio appartamento. E mentre ascolto guardo le foto interne: per chi come me aveva di questo album solo il cd e prima ancora la cassetta, si tratta di foto inedite. Bello vedere il team che ha lavorato alla realizzazione di questo LP, musicisti straordinari capitanati da quel genio di Greg Mathieson. Ascolti le canzoni e pensi che proprio quest’anno sono 30 anni dalla loro incisione. Sarà la magica atmosfera del vinile, ma si fa fatica a crederlo. Se Umberto è sempre stato il meno italiano dei nostri cantautori, questo è sicuramente il suo disco meno italiano. Del resto questa è stata la sua forza, permettendo alla sua musica di “espatriare” facendo di Tozzi una star mondiale, ovvero coniugare alla poesia della lingua italiana un sound assolutamente internazionale. Combinazione che trova in questo disco la sua apoteosi.