Biografia di Umberto Tozzi

Pagine: [1] 2 3 ... 7
h2zq

INTERVISTA ESCLUSIVA A MONICA TOZZI
(a cura di Elisabetta)

Innanzi tutto vogliamo ringraziarti per aver accettato di rilasciare questa intervista ad “Attimi” che è un sito dedicato alla musica di tuo marito Umberto. Ci scuserai pertanto se le nostre domande saranno sbilanciate in questo senso.

Si dice che dietro ogni grande uomo ci sia una grande donna ed in effetti nel caso di Umberto Tozzi è così!

1)   Hai un passato da modella, era il lavoro che avresti voluto fare da bambina o avevi altre aspettative?
        Il lavoro di modella è iniziato per caso, andavo al liceo e un'amica mi ha coinvolto in una sfilata…Avrei voluto fare il medico! Grande rimpianto!


2)   Come è cambiata la tua vita dopo l'incontro con Umberto?
        La mia vita è cambiata radicalmente dopo l'incontro con Umberto…Intanto ho smesso subito di lavorare …per ovvi motivi.. e poi mi sono trasferita a Roma  dove lui già viveva.
Cambio totale di tutto..casa, città , amici..


3)   Quali sono i tuoi gusti musicali? Ti piacevano  le canzoni di Umberto prima di conoscerlo o preferivi altri generi?
        Non ascoltavo Umberto quando l'ho conosciuto,mi ha fatto scoprire lui il suo mondo..
Io ero una fan scatenata di Cristopher Cross, Duran Duran, ascoltavo solo Eros e Battisti di italiani.


4)   Nel 1991 e nel 1994 sei stata la protagonista dei  videoclip de "Gli innamorati" e di Lei (tra l'altro in un sondaggio su Attimi Gli innamorati è risultato uno dei videoclip più apprezzati) Cosa ti ricordi di quei momenti?
Non hai più ripetuto queste esperienze finora, pensi che accadrà ancora in futuro o capitolo chiuso?
        E' stata un'esperienza divertente, Umberto aveva scritto quelle canzoni pensando a noi e ha voluto che fossi io a fare quei due video. E' stato bello!!!  Mai dire Mai! Regola numero uno.


5)    Monica, tu sei indubbiamente la principale musa ispiratrice di molte canzoni di Umberto. Che effetto ti fa ascoltarle ? Ti riconosci in quelle bellissime parole?
         Mi emoziono sempre perché riconosco la nostra storia, riconosco lui e me..so che le scrive per me e questo mi gratifica immensamente e mi commuove.


6)   Umberto ti chiede consigli riguardo i suoi progetti artistici?
        Umberto chiede sempre il mio parere, si fida, sa che se una cosa non mi piace non riesco a mentire, che sia una canzone o un progetto...grande responsabilità! E comunque lui è un grande e non teme giudizi anche se negativi, li ritiene costruttivi. E' un uomo con una intelligenza enorme!


7)   Qual è la tua canzone preferita del repertorio di Umberto?
        Bella domanda! non so esattamente quante canzoni mi ha dedicato, in tantissime mi riconosco e mi emoziono, ma quando sento Brava.. ho i brividi.. gli ho chiesto io di farla in concerto, lui non la ama particolarmente.

8)   Umberto durante la sua carriera ha raggiunto traguardi prestigiosi, quale avvenimento ti ha reso più orgogliosa di lui?
         Sono fiera e orgogliosa di lui, come potrei non esserlo.. ha scritto pagine di musica che resteranno nella storia della musica italiana, e la sua versione di Gloria nell'ultimo film di Scorsese..beh..quella mi ha fatto davvero gongolare.

9)   Ti vediamo spesso ai concerti nei teatri,  sicuramente sarai contenta di vedere quanto è apprezzato Umberto in giro per il mondo ma c'è un concerto a cui hai partecipato che ti è rimasto impresso per qualche motivo particolare?
        sono strafelice di vedere i teatri  pieni e l'amore che i suoi fans gli dimostrano SEMPRE.
Dopo tanti anni si potrebbe pensare che ho fatto l'abitudine ai suoi concerti, invece mi diverto sempre, mi piace da morire.Il concerto che mi è piaciuto di più???? sicuramente il primo!!


10)   Durante il corso degli anni  hai sicuramente conosciuto tanti personaggi famosi ed importanti, c'è qualcuno in particolare che ti ha colpito maggiormente per la sua umanità e generosità e che ti è rimasto nel cuore?
        Ho conosciuto molti personaggi del mondo dello spettacolo, alcuni dotati di grande umanità e generosità, e grande riservatezza…ed è per questo che non mi sento di nominarli….sorry…..
   
11)    Sei una donna molto sensibile che non rimane indifferente di fronte ai bisognosi ed in particolare ai bambini, ricordiamo il progetto per aiutare il reparto pediatrico di un ospedale di Nizza di cui tu sei stata sicuramente la promotrice, ci racconti come si è concluso questo progetto? Cosa siete riusciti a realizzare in questo ospedale?
        Amo i bambini e gli anziani, sono indifesi ..
Il progetto dell'Ospedale di Nizza è nato anche quello x caso, due amici ci avevano detto che mancavano dei macchinari nel reparto Prenatale, ma non mi piace fare pubblicità sulle azione benefiche. La beneficenza si fa, non ri racconta e non si deve usare a scopi pubblicitari, secondo me.


12)   Hai dei sogni nel cassetto che non hai ancora realizzato?
        SI!!!!! Sognare Sempre!!
vorrei andare a vivere a Londra, ma a mio marito piace il mare e quindi chissà ..forse un giorno…mai dire mai..

       
13  )   Cosa ne pensi di Attimi?
        Di voi di Attimi penso che siete una squadra fantastica.
adoro chi non si arrende mai e voi con il vostro amore per la musica di Umberto, con la vostra presenza costante ne siete la dimostrazione.
Graziee!!!!!!!!
Monica



questa è la domanda extra e personale
Come vi siete conosciuti e come ti ha conquistata Umberto?
Io e Umberto ci siamo conosciuti a Sanremo..io ero li per una sfilata e lui per un concerto..
Per lui è stato un colpo di fulmine, io ci ho messo un po'..
Sai come mi ha conquistata??
Con la sua caparbietà  e con la sua dolcezza.. Inizialmente non volevo saperne, poi mi sono perdutamente innamorata di lui..


Betti 13.04.2014

(Leggi Tutto)

Share on Twitter! Digg this story! Del.icio.us Share on Facebook! Technorati Reddit StumbleUpon

30 Mar 2014 - ENTRO OPPURE NON ENTRO

lqej

Entro oppure non entro

Allungo la mano per spegnere la sveglia. Ci siamo penso. Oggi sarà una giornata particolare. Con uno sforzo  mi trovo seduto sul letto. La tentazione di ributtarmi giù è forte ma non voglio che lei mi trovi in casa. A tentoni raggiungo la finestra e spalanco il balcone. Una luce  debole illumina la camera. Sono le 6 e quarantacinque e  sta piovendo a dirotto. La parte del letto dove dorme Eleonora è ancora intatta. Lei rientrerà tra circa un’ora dal turno di notte. Rimetto a posto le coperte. Spero di conservarle un po’ del mio calore.

In cucina lo sbuffo di vapore della caffettiera mi riporta ai consueti riti quotidiani in una giornata che non so ancora che piega prenderà. Raccolgo l’ombrello, chiudo la porta a chiave e salgo in auto. Mi concedo un’ultima illusione di normalità. All’edicola  la signora mi allunga il Corriere. Un sorriso e frasi di circostanza. Arrivo al posto di lavoro ma, invece di entrare nel parcheggio tiro dritto. Vago senza meta per diversi chilometri. Mi fermo in un bar dove non c’ero mai stato. Ordino una brioche e un cappuccino. Cerco un tavolino vicino alla finestra e mi siedo. Lo schienale della panca curva verso il vetro. Sopra c’è una grata per il condizionamento mascherata con dei fiori finti. Piove ancora e il vetro è appannato. Una verità di plastica e una realtà grigia e velata. Mi esce questa frase mentre osservo alzando gli occhi dalla mia tazza. Mi viene in mente il primo giorno di lavoro allo Studio, il timore del titolare e poi il lavoro di sera e di domenica per dimostrare di essere all’altezza. Le promesse di promozioni, l’importanza che mi veniva attribuita a voce a cui però non corrispondeva ai fatti. I pagamenti che divennero sempre più complicati da ottenere e umilianti da sollecitare. Ma avevo sempre resistito per il rapporto che avevo instaurato con i clienti, per la fiducia e le soddisfazioni che mi davano. Con il titolare andava sempre peggio. Sapevo che prima o poi avrebbe toccato un limite insuperabile. E’ successo ieri. Mi  ha chiamato nel suo ufficio. Pensavo fosse per saldare i due mesi e mezzo di onorario. Si è messo a discutere di una pratica che avevo seguito mentre lui era in vacanza da qualche parte nel mondo. Mi aspettavo che si complimentasse per  come era stata istruita e per il buon esito imminente. Mi ha contestato dettagli insignificanti, marginali e pretestuosi. Mentre parlava mi sentivo un estraneo, come sdoppiato in quella stanza. Mi vedevo seduto in un angolo. Umiliato e incapace di reagire. Se fosse stato un sogno avrei cercato di svegliarmi, ma non era cosi. Devo reagire. Me lo ripetevo mentalmente tre, quattro volte. “Domani non vengo. Non verrò più”. Mentre dicevo questo mi sentivo ancora su un altro angolo della stanza stupito di quello che stavo osservando. Avevo la voce alterata, lo sguardo sprezzante. Poi non dicevo più nulla. C’era un silenzio e io me ne stavo uscendo da quell’ufficio.

Ora sono qui seduto in un bar in mezzo a persone sconosciute e sto pensando se per caso il mio capo mi ha cercato. Prendo in mano il telefono che è ancora spento. Non lo accendo. Il problema adesso è dirlo a Eleonora. Non volevo anticiparle nulla per telefono ieri quando ci siamo scritti per la buonanotte. E non volevo farmi trovare a casa quando lei rientrava. Ma devo farmi coraggio. Decido di rientrare. Quando arrivo nel piazzale vedo la sua macchina parcheggiata. Faccio una corsa per non bagnarmi e salgo nell’appartamento. Nello specchio dell’ascensore mi accorgo di avere gli occhi rossi. Ho pianto. Davanti alla porta ho un’ultima esitazione. Entro oppure non entro? Vorrei che lei capisse tutto senza che io le debba spiegare quello che è successo. Ho bisogno di lei. Giro la chiave.

 

         30.03.2014 Stefano_D                                                                     graphic by Stefano_D

(Leggi Tutto)

Share on Twitter! Digg this story! Del.icio.us Share on Facebook! Technorati Reddit StumbleUpon

02 Mar 2014 - PROFUMO DI SPIGO

m21c

PROFUMO DI SPIGO

Marina prese il suo giubbotto e chiuse la porta dello stanzino del guardaroba. Guardò l’orologio: la mezzanotte era passata da venti minuti. Anche questa giornata di lavoro all’ agriturismo era terminata. Uscì dalla porta secondaria e attraversò il giardinetto per raggiungere il parcheggio. Tra i tavolini all’aperto notò la luce rossa della sigaretta di Carlo. Lui era il proprietario e quello era il suo modo chiudere la serata prima di ritirarsi al primo piano dove si era ricavato due stanze: da quasi vent’anni quella era la sua casa e tutto il suo mondo. Era da un po’ che voleva chiederglielo. Così si fece coraggio, prese una sedia, appoggiò le chiavi e la borsa sul tavolino e si sedette vicino a lui. “Non ti ho mai chiesto come mai hai scelto questo posto.. Tu non sei di queste parti” gli chiese mentre anche lei si accese una sigaretta. Carlo sorrise “Se devo essere sincero ti dirò che non l’ho scelto io. Però mi ricordo il giorno che decisi che qui ci avrei cucinato. Altro non potevo fare”. Carlo aveva voglia di raccontare. Quella sera lo fece volentieri. Iniziò da quel viaggio in treno fatto più di vent’anni prima che lo riportava in questo posto dopo tanto tempo.

Era seduto sullo scompartimento e guardava il mare lungo quel tratto di costa toscana dove la ferrovia lo stava portando da Roma a Grosseto. Non poteva  non pensare alla sua infanzia quando i suoi genitori lo lasciavano a trascorrere lunghi periodi in quella casa dove era rimasta a vivere Emma, la sorella di sua madre. Immaginava quella grande stanza dove c’era la cucina e quell’ onnipresente profumo di lavanda che le piaceva mettere a seccare in mazzolini per poi riporli nei cassetti tra la biancheria. Un profumo che si era fissato per sempre nella sua memoria inchiodandone i ricordi. Ricordava che per quanto grande fosse la casa tutto si svolgeva in quella cucina dove lei era sempre indaffarata. In quella cucina Carlo aveva visto Emma fare il pane, la polenta, le tagliatelle all’uovo e mescolare dentro grossi pentoloni la frutta e lo zucchero per preparare le marmellate. Tutti gli ingredienti erano lì fuori a portata di mano. Il campo di mais, le galline nel recinto dietro la casa, i  due ciliegi  maestosi che insieme ad un melo e un albicocco rappresentavano macchie di desiderata ombra estiva che il prato non poteva offrire. Ogni tanto a Carlo piaceva correre in mezzo all’erba e spesso se ne tornava con un mazzolino di fiori che erano i più diversi possibili. Entrava in casa nascondendolo dietro la schiena, le diceva di chiudere gli occhi e poi glielo porgeva come avrebbe fatto con la sua mamma se fosse stata lì. Emma metteva quel mazzolino in un vaso di vetro rimasto vuoto dalla conserva di pomodori, lo riempiva con un po’ d’acqua e poi lo ammirava a voce alta. ”Margherita, tarassaco, veronica, malva, sambuco, calendule….ma lo sai che questi fiori oltre che belli si possono anche mangiare?” Carlola guardava soddisfatto della sua raccolta e del dono che le aveva fatto e curioso l’ascoltava divertito. “Li puoi mettere nell’insalata, il sambuco nelle marmellate, i petali di rosa nel riso. Un giorno, quando diventerai più grande t’insegnerò come fare”.

Quel giorno non arrivò mai. La famiglia di Carlo si trasferì a Roma ma soprattutto non fece più le vacanze nella campagna toscana. Le lunghe giornate estive da “mamma” Emma divennero  così un ricordo. Si iscrisse all’Istituto alberghiero: la passione per le alchimie culinarie a cui aveva assistito affascinato da bambino era cresciuta e voleva scoprirne tutti i segreti possibili. Finita la scuola iniziò come apprendista nelle cucine di un ristorante dove continuò ad imparare e appena gli fu possibile, sperimentare le sue idee. Poi venne il servizio militare, ovviamente in cucina nelle mense degli ufficiali. Terminato anche quel periodo riprese a lavorare al ristorante.  Con il tempo sentiva sempre più il desiderio di avere un locale suo. Iniziò  colloqui con banche e si mise a visionare offerte di cessioni. Cercò di coinvolgere anche un suo amico al quale gli confidò il suo progetto. Sembrava però che tutti questi sforzi, per un motivo o per l’altro non riuscissero a concretizzarsi. Il suo amico era titubante, i prezzi li considerava sovrastimati, le banche volevano garanzie che avrebbero coinvolto la casa dei genitori.  Un giorno gli arrivò la notizia  che “mamma” Emma se ne era andata  lasciando a lui la casa e il podere circostante. Per quanto potesse ritenersi fortunato per quell’aiuto insperato che gli veniva ora incontro, non poteva dirsi contento. Era triste di quel rapporto che si era interrotto per sempre. Un rapporto che lo legava verso i giorni spensierati di un’infanzia ormai lontana.

Fu così che si trovò su quello scompartimento che da Roma lo stava portando a Grosseto. Giunto a destinazione Carlo prese un taxi per raggiungere il casale che distava una dozzina di chilometri. Quando l’auto lasciò la provinciale per immettersi nella stradina che tagliava il prato lasciando dietro di sé una nuvola di polvere, a Carlo si strinse il cuore. Fece fermare il taxi dal cancello e percorse a piedi il vialetto. La casa era lì, davanti a lui, senza vita. L’erba era cresciuta indisturbata prendendo il sopravvento sui fiori delle aiuole davanti a balconi chiusi ormai da troppo tempo. Prese la chiave che il notaio gli aveva lasciato in una busta e entrò. La stanza era freddae quel  freddo lo sentì tutto. Apri un balcone e le pareti, i mobili così come i ricordi riaffiorarono irruenti dalla penombra. Tirò un cassetto e vi trovò le tovaglie e un mazzetto di lavanda legato in un fazzoletto che si sbriciolò tra le dita regalando un profumo che sembrava venire da lontano. Su un altro cassetto trovò un quaderno di scuola. Lo prese e sulla prima pagina c’era scritto: Per Carlo. Sfogliò le pagine successive con le mani tremolanti e si accorse che era unaraccolta di ricette dove ognuna contemplava un fiore diverso. Si sedette sulla sedia vicino al tavolo e scoppiò in lacrime.

“Quel giorno decisi che avrei fatto rivivere quel posto. E decisi anche come sarebbero stati i miei piatti” disse sorridendo a Marina che era rimasta ad ascoltarlo vincendo il fastidio dell’umidità che sentiva sulle spalle. Gli rispose: ”Hai fatto benissimo. Emma sarebbe orgogliosa di quello che hai fatto”. Lasciò Gianni a un’altra sigaretta. ”Buonanotte capo! A domani”.  “Notte! A domani”. Marina proseguì in direzione della macchina. Attraversò la siepe di lavanda che divideva il cortile dal parcheggio: adesso sapeva perché Carlo ne avesse piantata così tanta e perché suoi tavoli un mazzetto non mancava mai quand’era in fiore. Sorrise dentro di sé. Mise in moto e si avviò verso l’uscita. Prima di lasciare il cancello si soffermò sull’insegna: agriturismo mamma Maremma. Fu solo in quel momento che realizzò che mamma Emma era racchiusa in quel nome. Sorrise di nuovo e ripartì. Riguardò di nuovo l’insegna nello specchietto: si faceva più piccola e invisibile nella polvere che si sollevava fino a diventare una piccola luce in quella notte senza luna di primavera.

 

Stefano_D                                                                 graphic by Stefano_D

(Leggi Tutto)

Share on Twitter! Digg this story! Del.icio.us Share on Facebook! Technorati Reddit StumbleUpon

16 Feb 2014 - Tutto ha un prezzo

in44

TUTTO HA UN PREZZO

Butto l’occhio sul giornale lasciato aperto sul tavolino. Se non fossi un avvocato forse alle pagine di cronaca giudiziaria non ci farei neppure caso.L’articolo parla di una sedicente maga che ha spillato soldi a dei poveri disgraziati. Questi si erano illusi di poter guarire da malattie con improbabili rimedi. “Ho sempre fatto di tutto per il bene degli altri e senza preoccuparmi di me” dice la tipa intervistata dalla giornalista. Ho subito pensato ad Eleonora. È una frase che ogni tanto mi diceva. E me lo ripeté riferendosi a noi un giorno che discutevamo.So quanto crudeli possano essere quegli occhi verdi come il mare. Un mare calmo ma che può inquietarsi e divenire burrasca. Si avvicina la cameriera. Ordino un aperitivoanalcolico. Ho già mal di testa e non lo voglio peggiorare. Lei mi sorride gentilmente e ripone penna e notes nella tasca. Dev’essere nuova di questo mestiere: nel locale siamo in tre di cui due già serviti; mi chiedo come una non possa ricordarsi una simile ordinazione senza prendere appunti.  Raccoglie due tazze su un tavolo, le mette su un vassoio e si allontana. Eleonora ieri sera mi aveva scritto: ti chiamo tra 10 minuti.Non si è più fatta viva. Ho aspettato, anche una scusa qualsiasi mi sarebbe bastata e l’avrei perdonata come altre volte. Niente. Sono passato per casa sua. La macchina alle 10 di sera non c’era. Neanche dopo mezzanotte. Neanche dopo le due. Neanche alle tre. Neanche alle quattro passate. Mi sono sentito ridicolo, ho raccolto quel po’ di dignità rimasta e sono tornato a casa. Non so a che ora ho preso sonno. Ho aperto gli occhi prima di mezzogiorno e ho controllato subito il telefono: niente. Franco invece mi ha cercato tre volte. Gli ho scritto che non mi sarei presentato in ufficio e neanche il giorno dopo. Mi ha detto che doveva parlarmi assolutamente di alcune pratiche. L’ho costretto ad un appuntamento per le 18 in questo locale. Mancano cinque minuti e lui è già qui con la sua valigetta. Mi vede, si siede e estrae delle cartelline. Mentre fa questo mi chiede “Tutto bene?”. “No” gli rispondo serio “ho una disfunzionecardiaca.”Mi guarda per capire se aggiungo altro. Rimango in silenzio. “Spero non siano gravi e che si possano risolvere” mi dice. Non gli rispondo. Prendo il telefono per controllare. Niente. Franco apre la pratica e mi chiede cosa ne penso della posizione di Raul Malnati. “Se finisce in galera non combinerà casini per i prossimi cinque anni.” Non è la risposta che si aspettava. Riprendo in mano il telefono e controllo. Niente. “…perché ci sono quelle due raccomandate che con i loro fatti circostanziati lo inchioderebbero a…” lo fermo e gli chiedo “Cosa prendi?” Richiamo l’attenzione della cameriera e ordino un aperitivo anche per Franco. Naturalmente lei se lo appunta e se ne va verso il bancone. Franco continua a chiedermi cose da bravo praticante sulle quali non riesco a concentrarmi. Sono passate le 18 da almeno cinque minuti ed ecco che entra il motivo per il quale sono seduto in questo locale: Eleonorae un tipo. Sorridono, sembrano felici, si siedono, ordinano qualcosa. Li osservo non visto mentre Franco continua a parlarmi. Sapevo che sarebbero venuti qui. Qualche giorno prima, passando per caso li avevo visti entrare. Ero seduto in macchina che aspettavo Eleonora. Volevo farle una sorpresa appena lei finiva il lavoro. Invece due macchine più avanti esce quel tipo e le va incontro. Si sorridono. La prende sottobraccio, attraversano la strada ed entrano in questo locale. Come un idiota rimango fermo sul marciapiede. Qualche passante mi ha pure fissato. Ora lo so, non è stata una coincidenza: si frequentano. Penso: se fossi un giocattolo sarei perfetto in un ruolo in Toy story. Mi decido. Prendo il telefono e le scrivo: Ho aspettato 10 minuti 150 volte.Possono bastare? Prende il mano il telefono. Legge, poi scrive sulla tastiera. Franco mi chiede cosa ne penso del giudice Tornabuoi. Mi arriva un messaggio. Leggo: Ciao carissimo. Scusami ma è successo un guaio a mia madre. Appena esco dall’ospedale ti chiamo. Che frase senza suono. Non ho più voglia  di rimanere seduto in questo posto. Lascio 10 euro a Franco per i nostri aperitivi, mi scuso con lui. Gli dico che domattina in ufficio avremmo rivisto il tutto. Mi alzo dal divanetto e mi dirigo verso l’uscita. Guardo Eleonora e il suo amico. Voglio che mi veda. Che si accorga di me. Quando le passo vicino lei alza gli occhi. Rimane stupita. Mi dice “Ciao!” E’ imbarazzata e non sa cosa inventarsi. Non aggiunge altro. Non le rispondo neanche ed esco. Mi sono stancato dei suoi testacoda. Salgo in macchina e riprendo in mano il telefono. Le scrivo: Fagli sapere che tu le storie vuoi solo iniziarle e poi te ne vai!. Spengo il telefono, lo butto sul sedile e me ne vado.

Stefano_D 16.02.2014                                                                                              graphic by Stefano_D

(Leggi Tutto)

Share on Twitter! Digg this story! Del.icio.us Share on Facebook! Technorati Reddit StumbleUpon

05 Gen 2014 - Diamond in the sky

y554

Diamond in the sky

Mi ha incuriosito un programma dedicato alle “leggende del rock” su Sky Arte. Nella puntata in questione parlavano di Neil Diamond.  Ora, non ho mai nutrito un particolare interesse per i lavori di questo grande autore, tuttavia le biografie suscitano sempre un certo fascino e se sono raccontate bene capita, come è successo, di rimane lì davanti allo schermo a sentirle raccontare. La carriera di Neil Diamond l’ho trovata interessante anche perché offre analogie con il Nostro.  Dunque,  la carriera di Diamond inizia come autore per altri. Scrive per i The Monkees diversi brani tra i quali I’m a beliver  che  avrà successo anche in Italia nella versione di Caterina Caselli Sono bugiarda (era “prassi” negli anni sessanta che diversi artisti italiani proponessero cover di successi stranieri). In questo caso possiamo dire che Umberto ha avuto una situazione contraria e unica con il suo brano Gloria e la versione della Branigan. Diamond è stato poi convinto a cantare i propri pezzi, proprio come fece Bigazzi quando incontrò Umberto. Alcuni dei quali sono stati anche interpretati e  portati al successo da artisti allora più famosi di lui come gli UB40 e Elvis Presley. Insomma, un po’ come l’album “Donna amante mia" di uno sconosciuto Tozzi dal quale sono uscite cover fatte da altri artisti italiani come Fausto Leali e Gigliola Cinquetti.  Diamond non ha disdegnato i duetti  e quindi le collaborazioni con altri artisti tra i quali Barbara Streisand con il brano  You don't bring me flowers e  con Frank Sinatra. Interessante anche il rapporto con il cinema. Ha scritto la colonna sonora del film Il gabbiano Jonathan Livingston (Jonathan Livingston Seagull) del 1975, colonna sonora che ha ottenuto  un successo assai maggiore degli incassi del film medesimo.  Nel 1980 la colonna sonora del film Il cantante di Jazz (The Jazz Singer) vende moltissimo compensando la sua interpretazione nel film che verrà giudicata la peggiore dell’anno. Anche il rapporto di Umberto con il cinema è interessante. Alcuni brani finiscono in diversi film italiani e in qualche caso europei, mentre Gloria  entra nella colonna sonora di Flashdance, un film che avrà successo sia negli Stati Uniti come in Europa. Il destino di Gloria nei film però  sarà destinato a continuare. Nell’anno appena trascorso abbiamo visto come il film Gloria includesse il brano ( a riprova del successo planetario che ha reso questo brano ormai un classico internazionale), e la notizia di puntare ancora su questo brano per il nuovo film di Martin Scortese. Queste notizie ovviamente fanno piacere. C’è un “ma” e un “però” che mi lascia un po’ sospeso e parte da questa considerazione che ora vi espongo. Ascoltando la biografia di Diamond ad un certo punto vengo a sapere che il brano Girl, you'll be a woman soon reinterpretato da un gruppo,  faceva parte della colonna sonora del film Pulp Fiction del 1984. Il brano, una composizione minore di Diamond in questa versione era volutamente lontana dalla versione originale dell’autore. Del resto Tarantino ama ricavare tratti che sono abbastanza diversi dall’immaginario collettivo. Basti pensare a come ha reinventato John Travolta in quel film. Nonostante quindi una versione caricaturale, il brano ha suscitato interesse nei confronti di Neil Diamond e soprattutto del suo patrimonio musicale che se ne stava nascosto dietro a grandi hit e quindi attingendo alle sue opere minori, il  cosiddetto grande pubblico ha potuto vederlo sotto un’ottica diversa e più completa. Ora e vengo al punto, pur essendo contento della scelta di Scorsese mi viene da pensare questo: e se avesse scelto un brano “minore” del Nostro?  Oppure uno recente (la produzione inedita del 2012 è qualitativamente interessante)? Cosa sarebbe potuto succedere? Sicuramente ad Umberto nelle esibizioni televisive verrebbe chiesto di cantare anche quella canzone oltre che i “soliti quattro brani” che ben che vada hanno dai vent’anni in su dalla data di pubblicazione. Le apparizioni televisive del Nostro stanno dimostrando quanto Umberto risulti incapace di promuovere la sua produzione musicale più recente, divenendo egli stesso strumento della TV, anziché il contrario. Insomma la TV lo usa (come usa tanti altri artisti o non artisti) per comunicare quel che vuole, relegandolo fra gli artisti del passato. E’ anche questo uno dei motivi rilevanti del lento e inesorabile declinare della popolarità del Nostro, ovvero il capovolgimento dei ruoli. Da artigiano che usa gli attrezzi e gli strumenti adatti per le proprie finalità, a strumento usato da un media per i propri scopi. Se è difficile, se non impossibile, usare totalmente la TV per quel che direttamente interessa, chiediamo almeno al Nostro che provi a proporre uno scambio alla pari con questa.  Aspettando nel frattempo un regista famoso che trovi interessante per un film qualcosa che sta in Today oppure in Superstar. A Neil Diamond è capitato qualcosa di simile.


Stefano_D feat Lorenzo                                                    graphic by Stefano_D

(Leggi Tutto)

Share on Twitter! Digg this story! Del.icio.us Share on Facebook! Technorati Reddit StumbleUpon
Pagine: [1] 2 3 ... 7
Torna su