Biografia di Umberto Tozzi

Radio Filger online :)

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19 Gen 2018 - Due pagine di quaderno

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DUE PAGINE DI QUADERNO

Il rumore della chiusura della cerniera del trolley sembra più accentuato nel silenzio della notte che sta per finire. Tutto è pronto per la trasferta di lavoro.

Ogni volta che dormo fuori una sorta di tristezza mista ad ansia mi assale. Poi passa subito, ma non ho mai accettato completamente il fatto a volte di dover dormire fuori per lavoro.

Mi dirigo verso la porta e scendo le scale sulle punte per far sì che il rumore dei miei tacchi non dia fastidio. Trolley in macchina, è ancora buio, faccio un respiro profondo, metto in moto, parto.

La Torino-Milano il mattino è più trafficata del solito. File di tir che provengono da Oltralpe e il traffico su ruota sempre più intenso. Mentre guido non vedo l'ora di imboccare la Gravellona Toce. Se tutto va bene in un paio d'ore sarò a destinazione, direzione lago Maggiore dove mi aspetta una giornata di lavoro lunga, domani tarda mattinata sarò a casa, questo è il pensiero che mi solleva dal sottile nervosismo che sento.

Finalmente lo svincolo dell'autostrada dei Laghi, il traffico si ridimensiona notevolmente, la mia guida è sempre attenta ma un po' meno tesa. La luce del primo mattino promette una bellissima giornata senza nebbia. Quando faccio tratti insoliti spesso ascolto la Radio dove ogni ora sento aggiornamenti sul traffico alternati a canzoni di vario genere. La mia chiavetta con la mia selezione la riservo per il viaggio di ritorno quando sarò un po' più rilassata.

La sigla di un Giornale Radio Notizie mi coglie un po' di sorpresa, probabilmente non sento neanche le prime notizie dal mondo. Poi di colpo una voce annuncia la scomparsa di Giancarlo Bigazzi. Il mondo si ferma. Ricordo solo di aver posato gli occhi sulla Radio e per istinto non so il perché, aver frenato. Ascolto la notizia, stringo il volante, rallento, guardo dallo specchietto retrovisore, non c'è nessuno, mi metto in prima corsia decelero, scuoto la testa, mi esce un 'No, Giancarlo no ...'

Di fronte a me un rullino di immagini che scorrono, io e la mia vita, diari, cuffiette, testi, zaini, macchine, scuola, vacanze, la mia vita, le sue canzoni, le sue parole, IO.

Arrivo in negozio confusa. Serena, una collega conosciuta a un corso, mi mette subito a mio agio presentandomi i colleghi con cui passerò le prossime ore. Sorrido, ringrazio, faccio passare le ore facendo il mio dovere. Arriva la sera e mi dirigo nell'hotel dove dormirò., Chiamo Serena, una scusa, un mal di testa:, non cenerò fuori con i colleghi., Voglio rimanere da sola, anzi vorrei essere a casa mia.

Dal trolley tiro fuori una lunga felpa, la indosso, così come le mie scarpe da ginnastica, un quaderno con una matita in mezzo, un libro. Sono gli unici oggetti che metto sul mio comodino, non so il perché ho lasciato il computerino e la chiavetta internet a casa. Stasera avrei avuto bisogno di parlare con qualcuno, di essere collegata con il mondo. Nel taschino del trolley sfilo il mio Mp3, scendo alla reception. C'è un signore. Ha più o meno l'età di mio padre. E’ il proprietario della pensione. Mi chiede se ceno. Rispondo di no, ma chiedo un caffè, prendo sul bancone la tazza. Mi volto e vedo una bellissima vetrata sul Lago. Cerco di aprirla ma è chiusa a chiave. Il signore gentilmente mi chiede se voglio uscire. Rispondo di sì, che ho bisogno di prendere un po' d'aria. Esco in un bellissimo porticato di legno: ci sono dei tavoloni appoggiati al muro. Sicuramente in primavera ed estate qui è pieno di turisti., Mi siedo su uno dei tavoli tiro su il cappuccio della felpa e poi per istinto faccio il gesto che da piccola e da ragazza mi è costato sgridate e rimproveri: tiro le maniche della felpa il più giù che posso coprendomi tutte le mani. L'ho sempre fatto quasi come gesto di rifugio, di ribellione. Sformavo le maniche dei miei maglioni e lo faccio tuttora. Nonostante lo spessore della felpa sento la tazza del caffè ancora calda e la stringo forte. Nella tasca il mio Mp3 è già pronto con il programma 'Casuale ‘. Mi è sempre piaciuto lasciare al caso la canzone di un determinato momento. Tengo premuto il tasto ON inizia Non va che volo, una stretta al cuore, la voce di Umberto, le parole, quelle parole, IO, la mia vita, IO.

Intorno a me le Alpi, nonostante il buio. Sono così bianche per la neve che si specchiano nelle acque scure del grande lago. Le luci dei paesini sono appoggiate e silenziose. Trovo che i posti di lago in autunno ed in inverno siano bellissimi. Guardo in alto il tappeto di stelle. Qualcosa di caldo mi scorre sul viso, Inizio a piangere, ho bisogno di piangere, non mi vede nessuno, lo faccio sussurrando le parole di quella canzone nelle cuffiette, con la mia tazza di caffè tra le mani. Mi viene in mente che c'è una canzone che dice " Qui non c'è mai nessuno che mi parli di te ". Ecco, io avrei bisogno di qualcuno con cui parlare di te Giancarlo, dire che tu hai scritto ciò che fa parte della mia vita, le tue frasi, le tue parole, IO, Vorrei dire al mondo che non è giusto, che non ci ho mai pensato , che dovevo dirti Grazie Giancarlo, che non ho fatto in tempo, che non potrò più farlo, Prometto davanti ad una stella che parlerò di te, che nel mio piccolo ti ricorderò. Questo te lo devo, te lo dobbiamo.

Rientro, salgo le scale verso la mia stanza, apro quella porta, un luogo a me sconosciuto. Nulla mi appartiene in quel posto, gli occhi si posano su quel quaderno, forse scriverò, chiudo la porta dietro di me.

Ho freddo. Che cosa non va?

Per Angela, 19 gennaio 2012

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24 Dic 2017 - BABBO NATALE E' ARRIVATO

BABBO NATALE E' ARRIVATO

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1977-2017, ARENA DI VERONA - ANDATA E RITORNO

Il 14 Ottobre 2017 Umberto Tozzi tornerà sul palco dell’Arena di Verona, l’anfiteatro romano diventato sempre più location prestigiosa per concerti rock/pop di artisti nazionali ed internazionali. Tozzi, che in tempi recenti è tornato nella bellissima arena ospite di Albano e dei Wind Music Award, ci tornerà ancora una volta per un’occasione speciale. Parliamo di ritorno non tanto per riferirci alle recenti apparizioni, quanto per ricordare un momento cruciale e decisivo per la sua carriera.

 

Oltre ad essere sede abituale della lirica, l’Arena di Verona è legata anche ad una delle manifestazioni musicali italiane più famose e più amate, ovvero il Festivalbar. Molti ricorderanno infatti l’immagine pubblicitaria della manifestazione con la ragazza bionda che aveva una margherita tra i capelli e sullo sfondo le arcate del monumento. Per molte edizioni proprio l’Arena ha ospitato la serata finale, con premiazione della canzone regina dell’estate.

 

Succede così che a fine estate 1977, ovvero esattamente 40 anni fa, Vittorio Salvetti premia Umberto Tozzi e soprattutto la sua Ti amo, quale vincitrice della 14esima edizione del Festivalbar. Raramente vittoria fu più scontata e meritata, il brano quell’estate spopolò. Dalle radio e dai juke-box non si ascoltava altro che la canzone capace di resistere in cima alla classifica dei 45 giri più venduti dal 23 Luglio al 22 Ottobre. Non c’è esagerazione nel definire quel momento come cruciale e decisivo per la carriera di Tozzi. Prima di quella estate, seppur già con un album alle spalle, non molti erano in grado di abbinare il nome di Umberto e la sua voce al viso di un giovane e timido ragazzo con le efelidi e dai capelli rossi. E probabilmente in molti avrebbero continuato a non farlo se non fosse stato per il successo improvviso di quella canzone, considerando che in CGD, per stessa ammissione dello stesso Tozzi, difficilmente avrebbero concesso una terza possibilità in caso di insuccesso.

 

Ed invece Ti amo fu un successo, prima nazionale, poi internazionale ed infine planetario. Il talento di Umberto, coniugato magistralmente al talento di Giancarlo Bigazzi, permise poi a Tozzi di inanellare una lunga serie di successi e consolidare la sua fama e popolarità. Ma tutto quello che è seguito non ci sarebbe stato senza il guerriero di carta igienica, la donna che stira cantando ed il famoso e criticato “giro di Do”.

 

Non ci poteva essere luogo migliore per chiudere un tour di grande successo, appositamente voluto per festeggiare i 40 anni di questa canzone. Umberto Tozzi torna lì dove tutto è iniziato, per cantare di nuovo Ti amo, cantata chissà quante volte in queste quattro decadi e negli angoli più lontani del mondo. Ma cantarla di nuovo a Verona avrà un sapore speciale. E sarà un occasione speciale, da vivere con i suoi fan e con amici artisti che hanno condiviso con Tozzi momenti molto importanti di questa lunga e straordinaria carriera. Tanti i successi che verranno proposti durante il concerto, ma così come fu la regina incontrastata dell’estate 1977, Ti amo sarà la regina anche di questa serata. 


Domenico, 10/10/2017

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19 Set 2017 -

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Un bis, come a teatro

Stavo guidando. I volti di alcuni clienti non riuscivo a togliermeli dalla mente.

«È un ottimo investimento, tra i migliori sul mercato».

Spesso, dopo un primo colloquio, succedeva che proponevo l’acquisto di obbligazioni a basso rischio a persone che avevano dai 5000 euro in su non vincolati, in deposito. Spesso erano frutto di risparmi accumulati negli anni. Il fatto che fossero a basso rischio li tranquillizzava. Le agenzie di rating però, proprio perché il rischio era bassissimo, valutavano questi titoli pochissimo, quasi a zero. Eppure la mia Banca spingeva, come politica aziendale, questo tipo di operazioni. Vedendo questo traffico, i conti non mi tornavano. A lungo andare avrebbero messo in crisi il sistema. Ne parlai con il mio direttore.

«Hai mai visto fallire una banca?» fu la sua lapidaria rassicurazione.

Non era questo il punto. Non il principale per me. I risparmi dei clienti rischiavano di andare in fumo da un momento all’altro. E la mia faccia, il mio volto, erano riconducibili al cerino che li avrebbe bruciati.

 Prima di mettermi in auto avevo telefonato ai miei.

«Devo dirvi una cosa. Ma non per telefono, ve lo dico quando ci vediamo».

Li avevo tranquillizzati anche se non ne ero così sicuro. Pensavo a tutti i sacrifici che avevano fatto per farmi studiare, l’appartamento a Venezia per evitare di andare avanti e indietro dal nostro sperduto paese della provincia di Rovigo, ogni giorno con il treno. Lo sapevo che era costoso anche se l’avevo diviso con altri due miei compagni. Poi finalmente la laurea in Economia, due anni fa alla Ca’Foscari. Ma quello che li aveva resi orgogliosi più di tutto era stata l’assunzione presso il Credito Veneto, una delle banche più prestigiose. Avere il figlio laureato e con un lavoro in banca era il massimo per i miei genitori. Loro, come tutti i miei parenti, avevano fatto sempre dei lavori dignitosi ma non certo ambiti. E come non tornare a guardarsi indietro. Appena due anni fa ero così felice della mia laurea, del mio ingresso nel Credito. Finalmente uno stipendio: potevo finalmente comprarmi delle cose senza chiedere soldi, l’inizio di un periodo che avevo tanto desiderato. Quello che non avevo calcolato, io, uno dei migliori studenti del Tecnico Commerciale, io con 107/110 in Economia e Finanza, era il prezzo di tutto questo. E il conto non si era fatto aspettare. Quand’ero piccolo un brutto voto lo nascondevo, se rompevo un vetro a pallone, scappavo. Ora combinavo guai stringendo mani, firmando lettere dove certificavo rating improbabili alle aziende, telefonando, sorridendo in maniche di camicia.

Dalla sede del Credito a casa dei miei ci vuole mezz’ora di strada. Stavo guidando da un’ora e quarto senza una meta, come se il contachilometri non avesse limiti. Dovevo andare dai miei, ma allo stesso tempo non volevo arrivarci. Poi successe una cosa che non avevo mai fatto. Vidi una piazzola a bordo strada. Accostai l’auto, spensi il motore. Appoggiai la testa sul volante e scoppiai a piangere. I camion sulla 309 Romea mi passavano accanto e lo spostamento d’aria mi faceva oscillare l’auto come un tormento inarrestabile.

Un’ora più tardi ero a casa dai miei. Mi sedetti in cucina e quando anche loro si sedettero vicino a me feci uno sforzo. Con gli occhi lucidi, con la vista che iniziava a sfuocare la stanza, le parole riuscirono a superare quell’invisibile ostacolo in gola.

«Non lavorerò più in nessuna banca» dissi, «Ho scritto una lettera di dimissioni oggi pomeriggio».


19/09/2017 Stefano_D                                                                    graphic by Stefano_D

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POSE (August Blues)


Mi arriva un messaggio da Franco: mi invita qualche giorno al mare, nel suo appartamento. Sa che sto passando le mie due settimane di ferie a casa. Petra è dall’altra parte del globo: sta completando il tirocinio con uno stage di 4 mesi a Shangai. Studiare Lingue orientali all’Università comporta una residenza variabile. Per me, da quando è partita, risiede su Facebook, qualche volta su Skype. Il fatto che sia dall’altra parte del globo significa che vive quando dormo e viceversa. Mi soffermo sulle foto della sua pagina, dove lascia le tracce della sua presenza. Non ha modificato la foto profilo. Era maggio quando scattai quella foto. Ricordo che mi aveva fatto fermare l’auto perché aveva visto un campo di papaveri. Era scesa e ne aveva raccolto un mazzo che poi, una volta a casa, mise su un vaso d’acqua, ma il giorno dopo erano già da buttare.  Un’altra foto che ha postato raffigura un colibrì dipinto su una vetrata. Mi ha taggato. Scrive: “La finestra del soggiorno la vorrei così”. Sa benissimo che trovo orribile questa soluzione d’arredo. Rispondo con una faccina verde che vomita. Mi risponde con una serie di emoticon: baci, baci, abbracci, cuoricino. In un’altra foto ha una faccia preoccupata: intorno a lei diverse persone girano per strada con una mascherina che copre il naso e la bocca. In un’altra foto ancora è insieme alle sue compagne. Sono sulla riva del Fiume Azzurro ed è notte. La luna è piena e luminosa. Il riflesso sull’acqua è mosso dalle onde. Petra sembra felice. Anche in questa sono taggato. Lascio un cuore come avviso che l’ho vista.

Franco, deve avermi visto online e dal momento che non gli rispondevo al messaggio, mi ha chiamato. Gli ho spiegato che la città in agosto è bellissima. Ci sono incredibilmente i parcheggi liberi, c’è molto più silenzio e poi alla sera c’è sempre un concerto o un film all’aperto senza interminabili code per fare il biglietto. Puoi andarci tranquillamente all’ultimo minuto. Dall’altra parte del telefono Franco è perplesso: «Beh, se sei contento tu…comunque se cambi idea ti aspettiamo. Sabato arrivano anche Alice e Francesco. Ciao!»

Chiudo la chiamata. Con un semplice tasto è come se spegnessi il rumore delle onde del mare, il profumo della resina dei pini marittimi, il fastidio della sabbia sotto il sole cocente, l’intramontabile piacere di lasciare le impronte sul bagnasciuga.

Avrei dovuto essere contento ma in realtà non lo sono. La verità è che non riesco a star bene in nessun posto. Guardo ancora la foto di Petra: sorride felice con i suoi papaveri in mano. Con l’altra mano mi spedisce soffiando un bacio. Dal terrazzo osservo il tramonto che arriva ogni giorno sempre più in anticipo gettando una lunghissima ombra del campanile sulla piazza quasi deserta. Avverto una inesorabile tristezza, quella tipica della domenica con la differenza però che non dura un giorno, ma quasi tutto il mese d’agosto, finito il quale, finiti questi giorni di vacanza, mi aspetta un implacabile e gigantesco lunedì.


Testo e grafica di Stefano_D (25.08/2017)

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