29 Mar 2017 - Il giro del mondo in giro di
IL GIRO DEL MONDO IN GIRO DI DO
Diciamoci la verità… essere un fan di Umberto Tozzi non ci ha reso la vita facile. Se da una parte le sue canzoni ci hanno fatto volare alto sulle ali di grandi emozioni, da un’altra parte abbiamo sempre dovuto rendere conto ad amici e parenti che, più o meno benevolmente, ci hanno preso in giro su alcuni versi cantati dal nostro. E tralasciamo le arrabbiature dovute a stroncature di preparatissimi critici musicali. Se c’è una canzone di Tozzi che negli anni ha attirato su di sé le maggiori attenzioni sul testo, questa è proprio “Ti amo”, canzone che in questo anno con l’angolo a spigolo compie 40 anni tondi tondi. Fu infatti proprio in un anno spigoloso, molto spigoloso, che “Ti amo” venne alla luce per diventare un successo prima nazionale e poi planetario. E’ probabilmente questo resta il peccato originale della premiata ditta Bigazzi-Tozzi, cantare nel 1977 di guerrieri di carta igienica e di donne che stirano cantando non passò sotto silenzio. Eppure, a giudicare dal successo della canzone, deve essere stato maggiore l’impatto positivo che questi versi hanno avuto sul pubblico che ha finito col premiare la farfalla che muore sbattendo le ali, le lenzuola di lino e sottane sulla luce. E pazienza se ancora oggi qualcuno si chiede chi era il guerriero di carta igienica e se sul web è stato addirittura lanciato un premio con questo nome per premiare i versi più assurdi del pop italiano. Ma “Ti amo” non è stata oggetto di critiche solo per il suo testo, è anche la parte musicale che ha fatto storcere il naso a molti, accusando la canzone di reggersi unicamente su un semplice giro di Do. Premesso che ottenere successo con un pezzo apparentemente facile non può essere considerato un demerito – semmai un merito – invitiamo chiunque ad accomodarsi e ripetere il successo di “Ti amo”. Il trionfo mondiale del brano è qualcosa di molto raro nel panorama musicale italiano. Pochissimi artisti italiani hanno visto una loro canzone arrivare al grado di popolarità raggiunta da “Ti amo”, canzone che a distanza di anni è ancora conosciutissima, grazie anche alle tante versioni che negli anni si sono susseguite. Proprio il suo successo internazionale ci conferma la valenza della sua parte musicale, a dispetto di un testo italiano non sempre comprensibile all’estero e a dispetto di versioni in tantissime lingue diverse dove spesso non si è tenuto fede al testo originale. Evidentemente la canzone vive di una forza propria, data da una melodia che arriva subito e prima di qualsiasi testo ci venga messo sopra. E’ probabile che dopo i primi passaggi in radio, quando Umberto Tozzi era tutto sommato ancora sconosciuto ai più, in molti si saranno chiesti se dietro questa canzone ci fosse un idiota o un genio, e questo bastava per far capire che eravamo davanti ad una potenziale hit. Quest’anno Umberto Tozzi festeggia il quarantesimo anniversario di questo intramontabile successo. Lo fa insieme ai suoi fan con una nuova produzione discografica ed un tour celebrativo. Per l’occasione Tozzi ha lanciato una ulteriore nuova versione, facendosi accompagnare da Anastacia. La cantante americana si aggiunge così ad un lungo elenco di voci femminili che negli anni hanno cantato “Ti amo” nel mondo e che include tra le altre Dalida, Lena K e la bellissima Monica Bellucci. Ma la forza di “Ti amo” sta nel fatto che anche a distanza di quattro decenni sia ancora la versione originale a suscitare le maggiori emozioni. La versione che ha permesso al brano di fare il giro del mondo e che ha permesso ad Umberto Tozzi di spiccare il volo verso una carriera di grandi successi e soddisfazioni dopo un debutto non fortunatissimo. E se continuiamo a preferire la versione originale è anche perché, oltre a testo e musica, questo brano si regge sulla splendida voce di Tozzi e la sua grande estensione. Nonostante tante versioni, non riusciamo a dire che qualcuno abbia cantato “Ti amo” di come abbia fatto il suo autore. Sulla genesi della canzone e del suo successo vale anche la pena ricordare un paio di aneddoti interessanti citati dallo stesso Tozzi nella sua autobiografia “Non solo io”. Come quello che vuole il mix originale gettato in un cestino da Giancarlo Bigazzi, in quanto la qualità del suono non soddisfò l’allora presidente della CGD Guido Crepax, peccato che poi fu proprio il mix originale, successivamente recuperato, a finire sul disco e a ottenere il successo che tutti conosciamo. Oppure quello che vuole un noto discografico francese bocciare il brano dicendo che in Francia non avrebbe venduto una sola copia. Peccato che fu proprio la Francia per prima a portare oltre confine la musica di Umberto Tozzi e far iniziare proprio da lì il suo giro del mondo in giro di Do e dove ancora oggi lui è per tutti “Monsieur Ti amo”. Pare che poi Ti amo non nasca in “Do”, bensì in “La maggiore”. Ma questo non lo dite in giro, dopo 40 anni potrebbe essere una verità destabilizzante per molti…
Domenico, 29.03.2017
"Si può dare di più... 4.25 minuti di una seconda eternità"
Quando si guarda alla carriera, ormai pluridecennale di Umberto Tozzi, si è soliti distinguerla in due periodi. Quello che va dagli esordi di “Donna amante mia” del 1976 a “Gli altri siamo noi” del 1991, 15 anni e 10 album inediti e che corrispondente al lungo e fortunato sodalizio con Giancarlo Bigazzi. E quello che va da allora ai giorni nostri, ovvero 26 anni e 7 album inediti. Ma il momento della separazione artistica da Bigazzi non rappresenta l’unico spartiacque nella carriera di Tozzi. Un altro momento importante che segna un prima ed un dopo è indubbiamente il Festival di Sanremo edizione 1987. E se quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario dal grande exploit di “Ti amo”, non possiamo dimenticare che ricorrono anche 30 anni dalla vittoria con il trio. Se da una parte “Ti amo” segna la nascita della stella Umberto Tozzi, considerando il poco successo commerciale dell’esordio, è indubbio che “Si può dare di più” segna la rinascita dopo un periodo meno felice, contraddistinto da produzioni poco ispirate e soprattutto da un momento personale molto difficile. Ed allora, in un epoca dove era molto più difficile reperire informazioni sui propri beniamini, erano in molti tra i suoi fans a chiedersi dove era finito Umberto Tozzi e cosa stava a significare quel anomalo periodo di silenzio. Ricordiamo infatti che dall’inizio della carriera non c’è stato anno in cui Tozzi non abbia pubblicato un nuovo lavoro, compreso quel 1983 dove anche in assenza di un nuovo album Umberto ebbe comunque un discreto successo estivo con la hit “Nell’aria c’è”. Per cui bastò far perdere le tracce di sé per soli due anni per gettare nel panico il suo pubblico più affezionato. Nel 1987 invece la carriera di Tozzi prende nuovo slancio. Alla vittoria del Festival segue un altro successo nazional popolare con “Gente di Mare” per poi chiudere l’anno con un album di grande impatto come “Invisibile”. I successi dell’87 sono tanti e talmente importanti da portare Umberto ad esibirsi per primo tra gli artisti italiani in un tempio mondiale della musica come la Royal Albert Hall di Londra, esibizione che resterà per sempre grazie al doppio live omonimo. La vittoria a Sanremo non ha solo il merito di consolidare il rapporto con i fan che lo hanno seguito dai primissimi successi, ma consente ad Umberto Tozzi di acquisire anche nuovi seguaci che lo scoprono in quell’occasione e che riescono a riscoprire il suo vecchio repertorio grazie all’antologia “Minuti di un’eternità”. Questa raccolta, che nel titolo riprende un verso di “Si può dare di più”, non è un greatest hits nel senso più classico del termine. Mancano infatti alcuni dei successi più grandi come “Tu”, “Stella stai” e soprattutto “Ti amo”. Tuttavia la presenza di brani meno noti, permettendo al repertorio di Tozzi di tornare ad imporsi tra vecchi e nuovi fan. Dopo la vittoria a Sanremo la stella di Tozzi torna a brillare, ed Umberto sarà protagonista indiscusso della scena musicale italiana per almeno un altro decennio a seguire. “Si può dare di più” diventa una canzone manifesto, usata per tantissime manifestazioni a scopo benefico, a partire dalle partite della nazionale italiana cantanti, della quale divenne da quel momento l’inno ufficiale. Sanremo 2017 segna il trentesimo anniversario, indubbiamente un momento fondamentale per la carriera di Umberto Tozzi, ma anche uno dei momenti più significativi nella storia del festival. Sarebbe stato bello se qualcuno degli organizzatori avesse proposto una storica reunion del trio sul palco, ma questa è un’altra storia…Domenico, 24/01/2017
23 Set 2016 - Il Grido: ricordi di vent'anni fa. (Filippo)
IL GRIDO ...VENT'ANNI DOPO
Filippo, 23 settembre 2016 Graphic by, Stefano_D
14 Lug 2016 - I capolavori nascono dalla lungimiranza
Foto: TOZZI TALKS TURKEY -Umberto Tozzi, lett, who co -wrote the Laura Branigan hit, "Gloria," visits with Leeds Levy, center, president of MCA Music, his domestic publishing company, and his manager, Franco Dal Dello of Sugarmusic, Italy. Branigan also covers his tune "Mama" on her new LP. Da Billboard del 16 aprile 1983.
I CAPOLAVORI NASCONO DALLA LUNGIMIRANZA
Nella tarda primavera del 1982 Enzo Bearzot convocò per i Mondiali in Spagna Paolo Rossi. Aveva solo tre partite all'attivo nel campionato appena termina in quanto doveva scontare una squalifica (poi ridotta). Era il periodo del cosiddetto “calcioscommesse”. Bearzot lo preferì a Pruzzo, capocannoniere per il secondo anno consecutivo. Con il senno di poi oggi possiamo dire che ci aveva “visto lungo”, ma le polemiche gli arrivarono da tutte le parti. Si arrivò al punto che Zoff, come capitano annunciò che i giocatori erano in silenzio stampa come risposta alle critiche continue.
Sette anni prima dei Mondiali in Spagna, Franco Daldello con un guizzo lungimirante decise di far conoscere due persone che mai prima si erano incontrate, intuendo che l’unione di quei due elementi potesse dare buoni frutti. Uno era il maestro Bigazzi, con alle spalle già diverse hit memorabili. L’altro era un giovane musicista che agli occhi del manager della CGD si era fatto apprezzare più che dell’abilità strumentale per le sue doti di autore avendo vinto come tale l’edizione di Canzonissima 74. I due si ritrovarono a Firenze in casa Bigazzi. Umberto ricorda che ci arrivò con la sua 127 e “provarono a vedere cosa sarebbe successo”. Dopo una decina di giorni ebbero del materiale che riportato a Milano venne giudicato interessante dai vertici della CGD. Non solo, ma la voce di Umberto nei provini piacque al punto che proposero al Nostro di fare un album cantando lui stesso i suoi lavori. Fu così che esattamente 40 anni fa arrivò sul mercato il disco di un cantautore che non sapeva ancora se suonare nelle band, tuffarsi per sempre nella carriera artistica personale oppure trovarsi un lavoro più “normale”. Il disco non ebbe successo, vendette cinquemila copie e per mia fortuna, una copia la trovai ancora con il cellophane cinque anni dopo. Ma ancora una volta una lungimiranza, questa volta di Alfredo Cerruti (a quel tempo direttore artistico della CGD e componente degli Squallor ), permise che un brano contenuto in quel primo album potesse avere una seconda possibilità e affidato a Fausto Leali (poi ripreso anche da Mina), divenne un discreto successo nazionale. Nell’estate del 76 quindi, nelle radio libere che iniziavano a saturare l’etere, nell’aria ogni tanto risuonavano le note di una canzone scritta dall’inedita coppia Bigazzi/Tozzi il cui titolo era un imperativo rivolto al futuro, e nella sua innocenza, lungimirante: “…io camminerò, tu mi seguirai…” Stefano, 14/07/2016 03 Giu 2016 - Al di là di questo addioAL DI LA' DI QUESTO ADDIO
Eppure non ho sognato. A volte mi sorprendo a pronunciare questa frase per strada, come se sentissi la voce di un altro. (Patrick Modiano)
Mi guardo intorno e incrocio gli sguardi degli altri passanti. Chissà se gli altri si accorgono quando la sento, perché, quando succede, rallento i miei passi e fisso lo sguardo nel vuoto. Al lavoro non si accorgerebbe nessuno di questa cosa: mi metto a guardare un punto invisibile sulla scrivania. I miei colleghi non ci fanno caso, almeno credo sia così. “Mi mancherai, immensamente…” E una sera, seduti in macchina, sotto l’insegna del supermercato che ci illuminava di rosso e blu, mi dicevi che basta, bisognava finire qui. Ne hai avuto di coraggio, più di me, questo è sicuro. Poi con le lacrime agli occhi, ti sei voltata e hai visto le mie. Forse in quel momento ti sei resa conto che no, non era possibile finire, non così, non in quel modo almeno, perché ancora c’era qualcosa da tenere vivo. Invece sapevo che la decisione l’avevi già presa. Quello era stato solo il primo tentativo. Come quegli atleti del salto in alto che si concentrano, scattano e quando sono lì per saltare, capiscono che no, non è tutto perfetto. Ma non per questo rinunciano. Ritornano sui loro passi senza voltarsi indietro, guardano verso il basso perché è da li che raccolgono il coraggio e si rimettono in posizione. “Mi mancherai, immensamente…” Domenica pomeriggio ero al mare, anche se è ancora inverno. Quando si vuole fuggire da qualcosa, ci si mette in macchina e si corre fin dove la strada finisce. La strada termina al mare. Camminavo lungo la spiaggia. Più lontano, da un gruppo di ragazzi, mi arrivavano le loro risate. Poi arrivò il tramonto. I cieli diventarono improvvisamente rosso sangue, il sole lo si poteva guardare senza fastidio, ma quello che sentivo erano brividi. Brividi di tristezza, non di freddo. Come un dolore lancinante nel petto, mi si bloccò qualsiasi parola volessi pronunciare, qualsiasi altro passo volessi fare, qualsiasi direzione volessi prendere. Mi fermai, mi appoggiai al muretto come in preda ad una stanchezza che non avrei saputo giustificare. Lingue di fiamma coprivano la spiaggia e la città che se ne stava sullo sfondo e sembrava coperta da una tela blu traforata dalle poche luci degli hotel ancora deserti. Mi passò vicino una coppia a passeggio, non si erano accorti che, come impaurito, mi ero fermato. Meglio così. E sentii, solo io, quella voce, quella frase, come uscita da un’onda improvvisa, che divenne urlo, poi schiuma, per sparire poi lentamente nella sabbia. “Mi mancherai, immensamente…” 3/06/2016 Stefano_D |
