27 Lug 2015 - Estate 2015, Work in Progress…
Estate 2015, Work in Progress…
Estate 2015, i fan di
Tozzi sono orfani di una hit estiva del loro beniamino. A dire il vero mancano
latitano anche tappe del consueto tour estivo al quale Umberto ci ha abituato
da diversi anni ormai. Eppure non dobbiamo disperare. Alla mancanza di nuove canzoni
si sta lavorando e i lavori in corso giustificano il minor numero di concerti
estivi. Eh già, perché proprio nei giorni di questa calda estate, ci arriva la
notizia che vuole Umberto al lavoro su un nuovo progetto discografico, con
tanto di foto che vedono Tozzi impegnato in sessioni di mixaggio anche
notturne. Ma a cosa sta lavorando Umberto? La risposta più logica e verosimile
è che finalmente verrà completato il lavoro da tempo anticipato e che quindi si
vada verso la pubblicazione del cd/dvd del concerto tenuto a Padova nel
Dicembre 2012. Sappiamo già da tempo che Umberto ha da parte tre inediti,
proposti più volte live, e speriamo che ad arricchire il lavoro ci sia qualche
ulteriore chicca.
27.07.2015, Domenico 06 Mag 2015 - Della stessa.... Parrocchia (di Guido Guglielminetti)
Quello che segue è un altro racconto preso dal sito di Guido Guglielminetti. Anche questa testimonianza, come la precedente, riporta aneddoti interessanti e spassosi che avremo modo di leggere in un libro di prossima pubblicazione di Guido stesso che uscirà entro la fine dell'anno. Della stessa.... PARROCCHIA
Abitavo a Torino in corso Peschiera al 309, stiamo parlando più o meno del 1965/66. Non era da molto tempo che ci eravamo trasferiti: mia madre, mia nonna ed io, e ancora non conoscevo nessuno, quindi mi stavo guardando intorno. Appena dietro casa c’era una parrocchia molto attiva, gestita evidentemente da un parroco intelligente e molto dinamico, infatti c’era al suo interno un bel giro di gruppi o meglio “complessi” come si diceva allora! Ho incominciato a frequentare la parrocchia di Pozzo Strada, così si chiama il quartiere, perché a breve ci sarebbe stata una gara di “complessi”, quindi al pomeriggio andavo a spiare le prove. Entrando nel cortile, sulla destra, c’era una stanza che il parroco aveva adibito a sala prove. Dalla finestra di questa stanza, cercando di non farmi vedere, spiavo i musicisti che provavano. Quando tornavo a casa, mettevo un disco nel giradischi che mia madre aveva comprato con “Selezione dal Reader’s Digest” e fingevo di suonare la chitarra, sognando di essere su un palco. Non lo sapevo ancora ma praticamente avevo inventato il playback, come tanti miei coetanei! Io andavo lì ogni giorno sperando provassero e aspettavo. Chiaramente non provavano tutti i giorni, ma io aspettavo ugualmente. Poi li vedevo arrivare! Anzi per la verità prima li sentivo. Era tutto un ridere e scherzare e spingersi fra di loro, si vedeva che erano affiatati, che si divertivano. Avevano sempre due o tre ragazze al seguito il cui unico compito era guardarli con aria sognante quando suonavano, prendevano molto seriamente quel ruolo di groupies e guardavano con aria sognante i loro idoli anche quando non suonavano. Il leader del gruppo, cantante e chitarrista, si chiamava Umberto “Roddy”: capelli lunghi, rossi, magrissimo, maglietta attillata e jeans sopra la caviglia con calzino rigorosamente bianco (Michael Jackson non ha inventato niente!!). Molto sicuro di sè e consapevole del proprio fascino un po’ effemminato, come usava allora, si muoveva proprio come una rockstar. Alla batteria c’era Sandro “Davy”: caschetto nero e sguardo tenebroso, il massimo del suo sorriso era un leggero quanto impercettibile sollevamento del lato sinistro del labbro superiore, quando proprio si stava sganasciando dalle risate! Magrissimo anche lui e naturalmente sempre con le bacchette in mano. Questi due erano i personaggi intorno ai quali ruotava tutto, poi si aggiungevano a volte altri, ma non erano certo del loro calibro! Perchè nel rock conta anche l’aspetto fisico, e loro due sembravano fatti apposta per stare su un palco! Io naturalmente li emulavo in tutto: capelli lunghi, biondi, magrissimo, magliete attillate, jeans corti e calzino bianco, che a scuola fra l’altro mi aveva fatto guadagnare l’appellativo di: “Finocchio”. Per chiudere la cerniera dei jeans mi dovevo sdraiare sul letto, tanto erano attillati. Un giorno mentre stavano suonando solamente loro due, perchè avevano cambiato l’ennesimo chitarrista, Umberto mi vide che stavo sbirciando dalla finestra e mi fece cenno di entrare. Volevo sprofondare! Primo perchè mi ero fatto beccare che stavo spiando, secondo perchè erano i miei idoli. In quel momento sarei scappato, ma il mio animo che comunque era da rocker me lo impedì, quindi entrai. Le groupies mi guardavano incuriosite come se fossi un essere alieno ammesso alla corte dei loro idoli, Umberto e Sandro invece erano simpaticissimi e mi sentii subito a mio agio. Umberto mi chiese se suonavo e io con la faccia tosta che mi ha sempre contraddistinto gli dissi che suonavo la chitarra. In realtà stavo imparando a suonare con una chitarra acustica che avevo trovato nel retro del negozio di mobili che aveva mio padre, da cui andavo a lavare le vetrine. Umberto mi disse che ne avevano già parlato tra di loro, perchè mi avevano già notato, e che secondo loro io potevo essere l’elemento che stavano cercando. Non stavo più nella pelle, per me era come se si stesse realizzando un sogno, quella sera raccontai tutto a mia madre, che ne fu molto contenta perchè mi era complice in tutto, al contrario di mio padre che pensava fossi solo un perdigiorno, capellone, buono a nulla. Tanto io vivevo con mia madre! L’indomani mattina mia madre mi portò in un negozio di strumenti musicali e mi comprò la mia prima chitarra elettrica: 49.000 Lire, me lo ricordo ancora e non lo dimenticherò mai, perchè per lei, separata e quindi unica fonte di reddito della nostra famiglia, fu un grande sacrificio! Sono contento comunque di aver messo a frutto i suoi sacrifici! Incominciammo quindi le prove. Prevalentemente suonavamo pezzi dei Beatles e dei Rolling Stones. Eravamo sempre insieme come si confà ad un vero gruppo, quando non facevamo le prove in Parrocchia, andavamo ai giardinetti con due chitarre acustiche. Per l’occasione Sandro suonava la panchina e le groupies sognavano con la voce di Umberto. Qualche concorso lo vincemmo anche, ma non è che dessimo eccessiva importanza alla cosa, eravamo gli idoli del nostro quartiere e questo già ci piaceva. Ma a volte nei Concorsi si incontrano strani personaggi……..
Racconto di Guido Guglielminetti http://www.guidoguglielminetti.com/ Per chi volesse commentare l'articolo nel forum, dopo essersi iscritto, deve seguire il seguente percorso: Attimi>>Forum>>Umberto Tozzi>>A proposito di Umby>>I ricordi di Guido Guglielminetti 15 Feb 2015 - PEZZI DI ALTRI NOI
Pezzi di altri noi
E’ una di quelle mattine che solo certe giornate d’inverno ti sanno regalare. L’aria è tersa, fredda, ma il cielo è azzurro, limpido, c’è il sole ed una luce bellissima. Il blu del cielo e del mare si abbracciano in una sottile linea d’orizzonte che oggi si riesce solo ad immaginare. E’ una di quelle giornate in cui ringrazio il destino per avermi fatto arrivare in questo angolo d’Italia. Ad aiutarmi nel trovare il confine tra cielo e mare ecco spuntare all’orizzonte la sagoma del traghetto della Superfast Ferries in arrivo dalla Grecia. Sorrido… sorrido pensando al disappunto con il quale avevo accettato il trasferimento da Trieste a Bari. Già lasciare la mia Roma per andare al Nord-Est fu tutt’altro che facile e mi trasferii già allora con un misto di tristezza e paure nel cuore. Si paura di non ritrovarmi in un'altra città, in mezzo a gente diversa da me. Ed invece Trieste fu una piacevole sorpresa. Con l’eleganza delle sue piazze, con i suoi caffè storici del centro, Trieste ha un atmosfera mitteleuropea che mi ha conquistato. Ma non solo, a Trieste si respira forte aria di Est, dove questo termine evoca la storia. Terra di confine, crocevia di popoli che si mescolano, e trovi testimonianza di questo nella vita quotidiana. Nella cucina ad esempio, dove piatti della tradizione italiana si mischiano a piatti di origine austriaca o slava. D’altra parte i balcani e le musiche gitane alla Goran Bregovich sono dietro l’angolo, le avverti più vicine degli Appennini e delle melodie nostrane.
Adesso sono a Bari. Gli stessi pregiudizi che mi ero portato in valigia trasferendomi al settentrione me le sono portate in questo viaggio nel meridione. Ma così come Trieste anche Bari è stata una piacevole scoperta, smontando tutti i luoghi comuni che mi portavo dietro. “Bari ti accoglie” recitavano i manifesti dell’ufficio turistico locale quando arrivai in aeroporto, ed effettivamente così è stato. E mi sono trovato bene anche a Bari, come a Trieste. Anche questa terra di confine, terra di passaggio, ce lo racconta la storia. E’ vero che qui il confine naturale è il mare, però anche qui si guarda ad Est anche se non ti vengono in mente guerra fredda e blocchi contrapposti, gitani, Likrofi e Gulasch. Dalla Puglia, guardare al mare e pensare cosa c’è oltre ti fa venire soprattutto in mente l’Oriente. Terre lontane, mercanti di spezie, gente dalla pelle scura, olivastra.
Il traghetto è ormai entrato in porto. Teresa, la mia collega degli uffici portuali mi porta con altrettanta puntualità il caffè e me lo porge sorridendo. Adesso insieme assisteremo al solito spettacolo del traghetto che si svuota la pancia piena di vetture ma soprattutto pullman turistici e camion. E sappiamo bene, io e Teresa, quanto questi traghetti sono “vettori” di disperati che nascondendosi sotto i grandi mezzi, provano ad arrivare nel nostro paese. Molti provano a scappare via appena il pullman o il camion ha lasciato la nave, rischiando di essere scoperti dalla vigilanza del porto, altri aspettano che i mezzi siano definitivamente fuori in strada. Sono per lo più asiatici, in gran parte provenienti dall’Afghanistan o dal Pakistan. La loro storia è quella ben raccontata nel libro “Nel mare ci sono i coccodrilli” di Fabio Geda. Ognuno di loro infatti potrebbe essere Enaiatollah, il protagonista. Viaggi lunghi ed interminabili, oltre che costosissimi e soprattutto molto pericolosi, attraverso l’Iran, la Turchia e la Grecia, rischiando più volte di non poter proseguire. E poi, per chi ci riesce, il sognato sbarco nella Europa occidentale, per arrivare in Italia o molto più spesso per proseguire oltre e raggiungere parenti o amici in altri paesi del Nord Europa.
Bevo il caffè e guardo Teresa. Lei non è come me. Lei è del posto, di “Bari vecchia” come orgogliosamente tiene a sottolineare, vantandosi di aver giocato a calcio con Antonio Cassano nei prati che circondano il castello normanno-svevo quando erano entrambi bambini. Tuttavia il suo volto è una sintesi di questo posto e con i suoi lineamenti è indubbiamente figlia di questa terra, dalla quale sono passati in molti e lei potrebbe benissimo avere antenati spagnoli o discendente di qualche mercante di spezie venuto dal lontano oriente. Il caffè è finito, torno al lavoro.
Domenico, 15/02/2015 graphic by Stefano_D 03 Gen 2015 - Al Night (di Guido Guglielminetti)![]() Quello che segue è un racconto preso dal sito di Guido Guglielminetti
che, come è noto ai fan di Umberto Tozzi, è stato il suo bassista nei primi dischi. La storia riporta aneddoti interessantissimi di quel
periodo della fase artistica del Nostro e la dice lunga sulle peripezie
che i fantastici giovani del '51, '52 hanno dovuto attraversare prima di
trovare la strada giusta per la loro vita di musicisti professionisti.
La foto, inedita, che accompagna il racconto è stata gentilmente inviata
ad Attimi dallo stesso Guido Guglielminetti che ringraziamo per la cortese disponibilità. AL NIGHT... Non eravamo sicuramente un gruppo da Night, ma secondo chi
ci fece la proposta, eravamo talmente bravi che non avremmo avuto problemi.
Secondo me si sbagliava. Sto parlando del 1970 più o meno. Eravamo il gruppo di Franco Tozzi, fratello
maggiore di Umberto, gli “OFF SOUND”: Mario Bosio: organo Hammond (pesava una
tonnellata, non Mario, l’Hammond!) Roberto Cohen: batteria, Umberto Tozzi:
chitarra e voce, Guido Guglielminetti: basso.
Racconto di Guido Guglielminetti http://www.guidoguglielminetti.com/ 20 Dic 2014 - …nell’attesa del Natale che verrà …(non sarò più solo)
…nell’attesa del Natale che verrà …(non sarò più solo) Ore 17.00 del 23 Dicembre. Con un ora di anticipo Carlo spegne il pc ed esce dall’ufficio. Si è fatto dare un permesso perché come al solito si è in ridotto all’ultimo momento per i regali. “Niente regali quest’anno!” era il ritornello che girava in casa già dalla fine di Novembre a causa di crisi economiche, Imu, Tasi e tutto il resto lasciando poco spazio ed entusiasmo per i regali di Natale. Regali che spesso si rivelavano inutili o ricevuti con poca euforia. Ma Carlo non era d’accordo: Natale senza regali non è Natale. Un pensierino, per quanto piccolo, andava fatto, e pazienza se non ne avrebbe ricevuti in cambio. Li faceva per il piacere di farli. Evidentemente
non era l’unico a pensarla così, nonostante il periodo poco felice Via Appia
era comunque nel solito caos isterico da
shopping prenatalizio. Macchine in doppia fila, vetrine accattivanti, gente che
entrava ed usciva dai negozi con le buste piene. E dopo un autunno tiepido il
primo vero freddo dell’inverno aiutava a creare la giusta atmosfera, senza
trascurare il contributo dato dall’odore di caldarroste nell’aria e dai dolci
natalizi di ogni tipo che invitavano al sospiro ogni volta che Carlo passava
davanti ad una pasticceria.
La
Feltrinelli era il luogo giusto dove poter trovare qualcosa per accontentare tutti:
tra libri, cd, dvd, video games e gadget vari avrebbe trovato il giusto
pensierino per gli amici più cari ed i parenti più stretti. Dall’elenco dei
destinatari mancava una persona, dopo qualche anno Carlo tornava a dover
trascorrere le festività natalizie nella condizione di single. Questo gli
metteva un po’ tristezza e soprattutto temeva di non sopravvivere a tutta
quella vera o presunta euforia che
girava intorno. Era solo già da un po’ e
sembrava non soffrirne particolarmente, ma gli
creava qualche imbarazzo non essere felice in un periodo dell’anno in cui
sembra che non si possa non esserlo.
“Ancora
impegnato con gli ultimi acquisti alla Feltrinelli?”, fu questo sms a
distoglierlo dai suoi tristi pensieri mentre dubbioso sfogliava un libro di
ricette che pensava di regalare alla sorella. E’ strano che Carlo riuscì a
sentire il “Bip Bip” del telefonino, il cellulare era nascosto in una tasca del
giaccone. Riuscire a sentirlo non era facile, tra il vocio delle tante persone
che affollavano il negozio ed i brani di Umberto Tozzi che si ascoltavano in
sottofondo per pubblicizzare il suo cofanetto natalizio da qualche giorno in
vendita. A proposito, quel doppio CD/DVD live era il regalo ideale per suo
cugino Domenico che non ha mai nascosto la sua passione per l’autore di Gloria.
Il
messaggio era della sua collega Milena. Cosa ne sapeva lei della Feltrinelli?
pensò Carlo mentre la bocca curvava in un sorriso di compiacimento. Ora
ricordava di averglielo detto lui stesso poche ore prima durante una breve
pausa caffè in ufficio. Improvvisamente l’umore di Carlo cambio, i suoi
pensieri d’incanto non erano più tristi. Qualcuno stava passando una mano di
rosso natalizio al mondo grigio e malinconico che lo
circondava solo fino a pochi minuti fa. Milena
non usciva più dalla sua testa. Lei che con il Natale fa una cosa sola, ama tutto ciò che con questa
festa ha a che fare. E’ lei che ogni anno si offre di addobbare l’ufficio, di
acquistare le cartoline d’auguri – e ne trova sempre di originalissime – per i
fornitori così come di confezionare i cesti per i clienti. Qualche giorno fa,
durante un’altra delle tante pause caffè condivise, Milena confidò a Carlo il
sogno di una vita: un viaggio in Lapponia per vedere il villaggio di Babbo
Natale! Milena aveva da poco superato la boa dei 40 anni ed aveva anche lei
qualche dispiacere sulle spalle, ma quando parlava di Natale aveva l’entusiasmo
contagioso di una bambina. Fu così che Carlo si fiondò al reparto Turismo e
prese una guida turistica della Finlandia. Poi rispose al messaggio di Milena
“Sì, sono ancora alla Feltrinelli, ed ho preso un pensierino anche per te”. La
risposta non tardò ad arrivare “Un pensierino per me? Ma tu sei pazzo! Uffa…
ora devo aspettare che riapre l’ufficio per averlo…”. Già, Carlo e Milena si
sarebbero rivisti soltanto dopo Natale, ma ormai era evidente che c’era una
soluzione anche a questo problema. Carlo fotografò la copertina della guida con
il telefonino ed allegò la foto inviando un nuovo sms a Milena “No, non ti
faccio aspettare, domani ti vengo a trovare e te lo porto. E se sei sempre
dell’idea di andare in Lapponia magari ci andiamo insieme!”
Domenico, 20/12/2014 graphic by Stefano_D |
