Biografia di Umberto Tozzi

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18 Set 2013 - Due strani segni d'aria

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Due strani segni d’aria

Affascinato dalla pioggia che cadeva in giardino, Paolo se ne stava lì davanti alla finestra con una tazza di the caldo bevendo a piccoli sorsi. Qualche ora prima aveva incontrato Teresa o meglio, l’aveva incontrata di nuovo considerando il fatto che si erano conosciuti dieci anni prima e poi si erano persi di vista. Si ricordò di quel giorno alla festa di inaugurazione di un locale. Aveva da poco iniziato a frequentare Marta quando gli presentarono Teresa. Lei era venuta in città a trovare una sua amica e si sarebbe fermata solo pochi giorni. Al momento della presentazione scambiarono poche parole, poi con una scusa Paolo si allontanò. Aveva paura di sembrarle banale con quello che andava dicendole e per togliersi da questo imbarazzo pensò di sparire. Solo che poi si pentì di quello che aveva fatto. Con lo sguardo la cercò nella sala, la trovò e si accorse che se ne stava lì a dispensare sorrisi di circostanza in discorsi  a cui fingeva di interessarsi. A Paolo sembrò così. Prese due bicchieri, ne versò il contenuto da una caraffa e la raggiunse. “Ti stai divertendo?” le chiese Paolo. “Non proprio, ma in fondo non conosco nessuno. Comunque cerco di recuperare in fretta:  sono dei Gemelli e il segno mi ha trasmesso buone doti comunicative e relazionali” gli rispose con un sorriso disarmante ed aggiungendo: “E tu? Di che segno sei?” “Bilancia” rispose Paolo. “il mio segno mi porta a cercare la bellezza e l’armonia. È per quello che sono qui: ho visto una bella ragazza in disagio e quindi voglio rimediare!”  Sorrisero entrambi e continuarono a parlare per diverso tempo. Teresa stava frequentando la facoltà di Giurisprudenza come Paolo ma in un’altra università e lui si offrì di darle una dispensa che l’avrebbe aiutata a superare quell’esame ostico che lei non era riuscita a superare. “Ma devi andare a casa a prenderla e poi come te la restituisco?” Paolo la rassicurò. “ Abito in questo palazzo in un appartamento qui sopra. Ci metto veramente due minuti. E comunque puoi tenerla, non credo mi servirà più.  Anzi vieni con me così valuti subito se ti è utile”. Dieci minuti dopo Teresa era a casa di Paolo e si diressero nel suo studiolo. Una stanza piccola con una libreria che conteneva una serie di testi, cd e qualche trofeo sportivo: le attività e il tempo libero di Paolo degli ultimi nove anni se ne stavano li in quattro metri quadrati sviluppati in verticale. Teresa prese un paio di dispense che le sembrarono facessero al suo caso, poi prima di uscire mise lo sguardo sulla mensola dove stavano i cd e ne prese uno. “Ah! È un Best of . È uscito l’anno scorso. L’ho preso perché non avevo niente di questo cantante. Prendilo pure!” Teresa gli sorrise: “Grazie. Sto pensando a quando portarti tutta questa roba. Domani è venerdì. Vedo di fare delle fotocopie delle dispense. Poi alla sera sono ad una festa, quindi passerei sabato mattina se sei a casa. Sabato pomeriggio ho il treno per tornare”. “Si, tranquilla sono qui. Male che vada trovi i miei, ma per sabato mattina non ho programmi di muovermi”. Anche la sera prima Paolo non aveva programmi. Se ne stava in soggiorno a guardare la tv quando, erano circa le 22, suonò il campanello. Andò a rispondere al citofono:  era Teresa. “Sono qui sotto. Puoi scendere?” Paolo non rispose neanche e si precipitò all’ingresso. “Ma non eri ad una festa?” le chiese. “Si, ma questa sera essere dei Gemelli non mi hai aiutato proprio. Ho anticipato la partenza perché domani sera c’è uno sciopero dei treni e vorrei essere sicura di arrivare a casa. Ti ho riportato le dispense e il cd. Sono riuscita a farne una copia anche di quello. Grazie  di tutto. Scusami l’ora. Ci sentiamo!”. Teresa gli volse le spalle. Il tutto era durato trenta secondi. Lui rimase li senza dire nulla davanti al portone di casa mentre lei si allontanava inghiottita dalla pioggia. Già, pioveva anche quel giorno di settembre di dieci anni fa. Paolo posò la tazza sul lavello della cucina e stava per raggiungere l’interruttore per spegnere la luce quando le tornò in mente l’incontro di poche ore fa con Teresa al tribunale. Non si erano detti molte cose, assorbiti dei rispettivi impegni però si ricordò di una frase di lei mentre si erano congedati: “Hai più riascoltato quella doppia raccolta?” gli chiese. “No” le rispose un po’ stupito Paolo. “Lo avevo sospettato. Ciao!” …..sospettato?....Paolo ci pensò su ma non capì cosa mai avesse voluto dire. Si diresse verso il soggiorno e dall’espositore dei cd cercò quel “Best of”. Lo prese in mano e lo aprì incerto se mettersi ad ascoltare qualche brano oppure riporlo. Con stupore ci trovò dentro un foglietto a quadretti scritto a biro un po’ ingiallito. Lesse:”….e uscire da un’altra festa senza un perché….. Teresa 347 3445322”

18.09.2013                                                                                Stefano_D

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17 Giu 2013 - Nell'aria c'è

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nell'aria c'è...

Nell’estate del 1983 Giancarlo Bigazzi ed Umberto Tozzi si presentano puntuali con un loro nuovo lavoro: Umberto scrive la musica, mentre Bigazzi si limita al testo dandogli il titolo “Nell’aria c’è”. A differenza degli anni precedenti però, il singolo non costituisce il brano di punta di un Lp, ma rimarrà l’unica produzione targata B&T del 1983. Il 33 giri, dapprima annunciato per settembre, poi entro febbraio dell’84 (scadenza contrattuale di Umberto con la CGD), non vedrà la luce alle scadenze programmate. Con il senno di poi anche se l’lp era atteso, possiamo dire che il fatto sorprendente sono stati i setti album sfornati in sette anni e tutti di livello altissimo che hanno permesso al nostro di affermarsi definitivamente nel panorama nazionale ed internazionale. Il 1983 rappresenta così per Umberto l’inizio di una rivalutazione di successi consumati troppo in fretta. I suoi lavori precedenti infatti, frettolosamente archiviati come brani estivi, dimostreranno un potenziale sul lungo periodo, costituendo e condizionando nel bene e nel male le produzioni da un certo punto della carriera in poi. Nell’estate del 1983 Umberto si gode il recente successo del brano Gloria arrivato al primo posto nelle classifiche statunitensi nonché dell’interesse dei produttori americani che hanno messo gl’occhi sua produzione. In Italia però la sua considerazione rimane legata a quella di un cantante estivo e di conseguenza gli sembra normale accettare di fare l’artista di punta all’interno di uno show itinerante quale il GiroMike; le folle dei grandi stadi sono ancora appannaggio di altre star . Con “Nell’aria c’è” la coppia B&T sembra abbandonare ogni pretesa evolutiva che si era vista nei lavori precedenti (dall’impronta sinfonica a quella rock, passando poi da un pop melodico con suoni elaborati e da finezze virtuosistiche con ad esempio gli ‘anelli di voce’ trovati nell’Lp “Notte rosa”, arrivando ad argomenti sociali nella produzione dell’anno precedente). Il brano non ha infatti particolari pretese, ma riuscirà comunque a rilegarsi uno spazio nelpanorama musicale di quell’estate dove curiosamente anche Marcella Bella è presente con un titolo simile: “Nell’aria”.”Fortuna che abbiamo messo quel ‘c’è’ “ dirà Umberto scherzando ‘” …anche perché con Mogol ci vediamo spesso nella Nazionale cantanti e quindi ne potevamo parlare”. Il retro del brano “Come un carillon” rimarrà un brano da “lato B” perduto per sempre (almeno fino ad oggi) nel senso che verrà dimenticato da Umberto nelle rivisitazioni dei suoi vecchi lavori. “Quando lo abbiamo fatto ci piaceva moltissimo e lo abbiamo inserito come latoB, ma già oggi non mi piace più.” disse Umberto nel luglio di quell’anno, confermando la “freschezza” della produzione del 1983, senza attingere cioè a brani nel cassetto. In quel periodo Umberto e Bigazzi provinano le loro creazioni ma sembra che alcuni brani non abbiano il giusto taglio per essere inseriti nel marchio Tozzi e prenderanno così successivamente altre strade (si pensi ad esempio a ‘Un amore grande’ che verrà editato per Sanremo nel febbraio dell’84). Possiamo quindi dire che il 1983 rappresenti l’inizio di un periodo di stasi artistica più che giustificato per Umberto, mentre Bigazzi cerca stimoli allargando la sua collaborazione ad artisti affermati come Claudia Mori ma soprattutto cercando com’era solito fare, nuovi personaggi da valorizzare.Nel 1983 a Settignano sulle colline di Firenze inizia a frequentare casa Bigazzi un giovane che si chiama Raffaele Riefoli e che entrerà nella squadra e  che lo vedremo un giorno collaborare a stretto contatto con Umberto. Ma questa è già un’altra storia.

Stefano_D 18.06.2013                                                         graphic by Stefano_D

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28 Apr 2013 - ARIA DI LEI

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ARIA DI LEI

Maurizio stava finalmente rimettendo un po’ di ordine tra le sue cose quando gli capitò tra le mani una vecchia scatola. Ne ricordava benissimo il contenuto, custodiva ricordi di gioventù: fotografie, scontrini di consumazioni al bar, cartoline, biglietti di concerti, il diario dell’anno della maturità. Insomma, buona parte della sua adolescenza era rinchiusa tra quelle quattro pareti di cartone.

 

Si accorse solo in quel momento che c’era un elemento che faceva da filo conduttore tra tutti quei cimeli, lei: Arianna De Simone. Compariva in tutte le fotografie, erano sue quasi tutte le cartoline, erano sue molte dediche sul diario, erano suoi appunti sparsi qua e la sui scontrini dei bar e sui biglietti dei concerti visti insieme. D’altra parte non era un caso, Arianna non era solo una compagna di scuola. Per un anno fu la sua migliore amica, la sua confidente, la compagna di mille avventure. Ripensava alla simpatia ed alla sintonia che c’era tra di loro quando gli capitò tra le mani una foto in particolare. Ritraeva Arianna seduta sul letto di Maurizio, indossava un largo maglione di lui che lasciavano scoperte soltanto le gambe piegate verso il petto mentre il viso era appoggiato con il mento sulle ginocchia. Vicino a lei Ernesto, il piccolo bassotto di Maurizio che con mancava mai di esternare la sua contentezza quando Arianna era in casa. Maurizio si soffermò a lungo sull’espressione felice di Arianna in quella foto ed improvvisamente gli fu chiaro come il sole di quanto lei in quel tempo fosse innamorata di lui,  ma come diavolo aveva fatto a non capirlo!!!

 

Per Maurizio la priorità divenne quella di trovare Arianna, ma come fare? I due si persero di vista poco dopo il diploma. Lei partì alla volta di Londra per migliorare il suo inglese, luì divenne un animatore e cominciò a girare i villaggi turistici di mezzo mondo. Si confidò con Alessio, l’amico di sempre, il quale trovò una soluzione banale quanto geniale per ritrovare Arianna: cercarla su Facebook! Quando Maurizio inserì nome e cognome della sua ex compagna di scuola apparve una lunghissima lista di omonime. Tuttavia non fu difficile per Maurizio ritrovare la “sua” Arianna. Anche se nella foto del profilo i capelli ricci e indomabili di una volta erano ora legati e nonostante gli occhiali da sole, Maurizio riconobbe l’inconfondibile sorriso di Arianna: quel suo strano modo di arricciare il naso che sembrava più una simpatica smorfia che non un sorriso. Non le chiese l’amicizia, si limitò a mandargli un semplice messaggio “Ciao Arianna, sono Maurizio Paganelli. Ti ricordi di me? Vorrei rivederti, se va anche a te ti aspetto sabato pomeriggio alle 16 davanti al fontanone del Gianicolo”.

 

Nonostante un attesainterminabile il giorno dell’appuntamento finalmente arrivò. Poco prima delle 16 Maurizio era già sul posto. Con rumore della Fontana dell’Acqua Paola che faceva da sottofondo, si mise ad ammirare lo spettacolare panorama che aveva davanti. Pur essendo Febbraio, la giornata era bellissima ed il cielo sgombero di nuvole. Le bellezze della città eterna erano raggiunte da un tiepido sole e da quella tipica luce che solo certi pomeriggi romani sanno offrire. Sullo sfondo facevano da cornice le montagne, dal Monte Soratte fino ai Colli Albani passando per i monti  Lucretili e Prenestini, dietro, maestoso ed imbiancato, troneggiava il Monte Terminillo. 

 

Le 16 erano passate già da un po’ e per ingannare l’attesa ed un crescente stato d’ansia, Maurizio corse in aiuto di una coppia di turisti americani che faticavano ad identificare i tanti monumenti che la favolosa vista panoramica del Gianicolo offriva loro:  “The big building with the Italianflagis the Quirinale Palace, home to the ItalianPresident, Mr  Giorgio Napolitano”. E mentre la signora americana faceva uso e consumo di superlativi per accompagnare le indicazioni di Maurizio, tra un “wonderful” ed un “amazing”, Arianna finalmente apparve da dietro l’Accademia di Spagna. Maurizio si congedò dalla coppia di americani per andarle incontro. Quando arrivarono a distanza ravvicinata, Arianna allungo le mani verso Maurizio che le accolse con le sue. Dopo quasi 20 anni erano di nuovo uno davanti all’altra. Si guardarono negli occhi a lungo senza dire nulla. Poi fu lui a rompere il ghiaccio “Scusa il ritardo” – “Perdonato” rispose lei.

 

Domenico, 28.04.2013

 

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06 Apr 2013 - Genesi MMXII

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Genesi MMXII

Tutto gli sembrava surreale. Era impossibile che così, all’improvviso e praticamente dall’oggi al domani si fosse ritrovato in una situazione precaria. Certo, c’era stata una crisi senza precedenti ma…ora….ora aveva perso il posto e tutti i relativi benefit.

La sua nuova dimora infatti era modesta e priva di tutte le comodità a cui era stato abituato.  La situazione costituiva un ridimensionamento che proprio non accettava. Per continuare a vivere in modo dignitoso ora doveva darsi da fare molto più di prima, con una rabbia addosso che non riusciva a calmare. Pensava alla sua situazione precedente. Capì che effettivamente prima non gli mancava nulla, al punto di annoiarsi perfino! Il suo Principale aveva pensato a tutto, tempo libero compreso. Era considerato una risorsa preziosa in quella mansione.

Invece un giorno, tutto precipitò. Aveva ricevuto infatti una proposta dalla concorrenza e la  giudicò interessante. Ne era rimasto tentato e ne parlò a casa. I dubbi non gli mancavano. Il suo posto attuale gli piaceva e mai era stato messo in discussione. Il Principale era soddisfatto di lui e tutto funzionava a meraviglia. Ma lei iniziò ad essere insistente. Gli disse di provare, che se non lo avesse fatto ora non lo avrebbe fatto più, che era arrivato il momento di fare nuove esperienze e che se non avesse provato, gli sarebbe rimasto per sempre il rimpianto.

Ora guardava la sua compagna. Avrebbe avuto voglia di dirle: “Vedi? Te l’avevo detto che non dovevo farlo! Sempre a dirmi di cambiare, di provare!”….invece non le disse nulla. Capì che era non era giusto prendersela con lei, era ingiusto attribuirle colpe. In fondo anche lui voleva provare a cambiare. Pensò che era destino che le cose avessero preso quella piega. Come se già fosse tutto scritto.

Invidiava invece la sua reazione. Si sarebbe aspettato infatti che lei condividesse le sue preoccupazioni e che fosse più comprensiva con lui in questa nuova situazione….invece… Invece sembrava che la sua unica preoccupazione fosse quella di indossare vestiti a ripetizione, quasi fosse un’ossessione. “Questo come mi sta? E questo?” continuava infatti a chiedergli in continuazione.

Lui rispondeva con aria assente e un po’ scocciata mentre lei rimaneva li a spogliarsi e rivestirsi. La guardò. Pensò alla prima volta che la vide. La giudicò bellissima, unica! Era impossibile non innamorarsi di lei! Rimpianse quel periodo paradisiaco dove i problemi e i guai quotidiani erano lontanissimi. Sapeva che quel incontro gli avrebbe cambiato la vita, ma non avrebbe mai immaginato di quanto la sua vita sarebbe cambiata. E mentre la guardava alle prese con quelle sue futili preoccupazioni, pensò che era il caso di prendere in considerazione problemi più seri.

“Dove vai?” gli chiese vedendolo alzarsi e prepararsi ad uscire. “Vado a vedere se trovo qualcosa” le disse lui con un tono tutt’altro che allegro. “Fai attenzione, io ti aspetto qui. Ma non stare via troppo, lo sai che non mi piace rimanermene qui da sola”. Lui era quasi all’uscita e le rispose senza voltarsi con un tono piuttosto scocciato: “Si, stai tranquilla Eva…”.

 

Personaggi ed interpreti

Lei: Eva

Lui: Adamo

Il Principale: Dio creatore

La concorrenza: il serpente tentatore.

 

Trama

Adamo ed Eva dopo aver assaggiato il frutto proibito su suggerimento del serpente, si accorgono che sono nudi e vengono cacciati da Dio dal giardino di Eden…(Genesi, 3,1)

 

 

Stefano_D,   6.04.2013

 

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16 Mar 2013 - Potresti essere tu

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POTRESTI ESSERE TU

“…inoltre dovrei consegnarle gli effetti personali che c’erano nell’auto… e definire il passaggio di proprietà della stessa…”

“Sì certo…” rispose Michela “…solo che…non vorrei vedere l’auto... se fosse possibile…”

“Non si preoccupi signora, capisco…sbrigheremo le pratiche qui nel mio ufficio. Ci vediamo nel pomeriggio.”

Michela appoggiò il telefono. Gianni aveva subito un incidente mortale la settimana prima. Un malore mentre era alla guida. La vettura, senza controllo, era uscita di strada schiantandosi contro il muretto di un passaggio carraio. Fosse uscita dieci metri prima o dopo quel passaggio, l’auto sarebbe finita nel fossato con conseguenze meno tragiche. Il destino invece ha voluto che le cose andassero diversamente.

Per Michela ora era arrivato il momento di affrontare tutta una serie di incombenze burocratiche. Le aveva sempre evitate oppure aveva delegato. Ora erano diventate inevitabili e lei era nelle peggiori condizioni per sbrigarle non potendo contare su altre persone.

Nel primo pomeriggio si presentò alla carrozzeria presso la quale era stata depositata l’auto semidistrutta di Gianni. L’impiegato le fece firmare alcuni documenti e la riassicurò che avrebbe pensato a tutto lui. In altre circostanze Michela avrebbe contrattato, ma pur di togliersi da questa situazione, accettò passivamente quanto le veniva riferito. L’ impiegato le consegnò la borsa di cuoio di Gianni, una cartellina con dei documenti che erano sparsi e in un sacchetto di plastica quello che era rimasto del cellulare, ritrovato fuori dall’auto. Infine una valigia. Michela sapeva che Gianni si sarebbe recato una settimana a Francoforte per lavoro. Lui infatti era impiegato presso un famoso Istituto bancario. Aveva fatto carriera occupandosi di transazioni internazionali e alla compravendita di società finanziarie. Nell’ultimo periodo le era parso molto più teso del solito. Non parlava molto del suo lavoro, ma erano evidenti le difficoltà. I viaggi all’estero erano per una routine, ma negli ultimi mesi si erano intensificati. Era assente anche quando era a casa, assorto in pensieri che teneva per se. “Ti chiamo appena ho sistemato alcuni affari”. Queste erano state le ultime parole che gli aveva sentito pronunciare. L’incidente era avvenuto sulla strada per l’aeroporto.

Michela se ne tornò a casa con quel bagaglio. Non aveva voglia di toccare quegli oggetti. Prese la borsa, la valigia e il sacchetto, aprì un baule che era in garage e vi infilò tutto quanto.

Era il suo modo, ingenuo ma necessario, di cercare di cancellare quanto stava subendo.

Prima di entrare in casa controllò la posta. Vi trovò lettere indirizzate a lui. Il tentativo di non pensarci falliva continuamente. Prese le buste e le appoggiò insieme ad altre che erano arrivate nei giorni scorsi.

Si ricordò che lo studio commercialistico al quale di solito si appoggiavano per questioni fiscali le aveva chiesto di consegnare eventuali fatture o quant’altro risultasse utile per la pratica di successione. Pensò quindi che magari nella borsa potevano esserci dei documenti che avrebbe fatto bene a non ignorare.

Scese quindi in garage e ritornò nella sala da pranzo riversando sul tavolo il contenuto. C’era tutta una serie di stampati che lei non sapeva interpretare. Prese un foglio a caso che le sembrò semplice da decifrare. Era la stampa di un mail nella quale si chiedeva conto di alcune operazioni che non risultavano chiare. Su un’ altra a cartellina una serie di corrispondenze con la sede di una banca inglese dislocata nell’America centrale. Non ci capiva nulla e decise che avrebbe portato tutto il contenuto dai commercialisti.  Ma ciò che colpì la sua attenzione fu una busta imbottita già affrancata e non spedita. Lesse due volte quello che c’era scritto a mano. Era indirizzata a lei.

“ e questo cosa significa?” pensò con stupore. L’aprì con le mani tremanti mentre sentiva il battito sulle tempie. Al suo internò trovò una chiave e un biglietto con la scritta: “Leonardo da Vinci 278”.

Si sedette. Le sembrava che ogni cosa facesse fosse come una sorta di porta che si apriva verso un orizzonte ancora più oscuro. “E questo cosa vuol dire? Cosa significa?”

Aveva in mano una chiave e un biglietto con una frase. Con calma cercò di riordinare le idee.

Poi all’improvviso divenne tutto chiaro. Leonardo da Vinci è il nome dell’aeroporto dove Gianni prendeva l’aereo e quella non può che essere la chiave di una cassetta di sicurezza.

Prese l’automobile e partì in direzione Fiumicino. Quel tragitto era la cosa più crudele potesse fare. Avrebbe dovuto percorrere la strada che aveva fatto Gianni, vedere le ultime cose che aveva visto lui. Transitare sul punto in cui lui si era fermato. Si concentrò sulla guida e con un coraggio che non sapeva di avere arrivò sul parcheggio dell’aereoporto. Controllò sullo specchietto i segni del pianto, si rimise gl’occhiali scuri e entrò nella grande hall.

Quando trovò la cassetta, esitò un attimo, poi introdusse la chiave. Si meravigliò che aprisse quello sportello e al suo interno trovò un’altra busta. L’aprì con frenesia. All’interno un biglietto scritto a mano, dove riconobbe la calligrafia di Gianni. Lesse:” Non posso tornare, appena puoi raggiungimi. Gianni”. Nella busta trovò un estratto conto di una banca a lei intestato con un saldo a sei cifre e un biglietto aereo prenotato per un giorno della prossima settimana. Guardò la destinazione: Georgetown, via Miami. Cercò con il telefonino dove fosse Georgetown. Le apparve la descrizione: isola Grand Cayman dell’arcipelago delle Antille,  Mar dei Caraibi a sud del Tropico del Cancro.

 

Stefano_D, 16.03.2013

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