Biografia di Umberto Tozzi

Radio Filger online :)

Pagine: 1 ... 7 8 [9] 10 11 ... 13

28 Apr 2013 - ARIA DI LEI

gianicolo40

ARIA DI LEI

Maurizio stava finalmente rimettendo un po’ di ordine tra le sue cose quando gli capitò tra le mani una vecchia scatola. Ne ricordava benissimo il contenuto, custodiva ricordi di gioventù: fotografie, scontrini di consumazioni al bar, cartoline, biglietti di concerti, il diario dell’anno della maturità. Insomma, buona parte della sua adolescenza era rinchiusa tra quelle quattro pareti di cartone.

 

Si accorse solo in quel momento che c’era un elemento che faceva da filo conduttore tra tutti quei cimeli, lei: Arianna De Simone. Compariva in tutte le fotografie, erano sue quasi tutte le cartoline, erano sue molte dediche sul diario, erano suoi appunti sparsi qua e la sui scontrini dei bar e sui biglietti dei concerti visti insieme. D’altra parte non era un caso, Arianna non era solo una compagna di scuola. Per un anno fu la sua migliore amica, la sua confidente, la compagna di mille avventure. Ripensava alla simpatia ed alla sintonia che c’era tra di loro quando gli capitò tra le mani una foto in particolare. Ritraeva Arianna seduta sul letto di Maurizio, indossava un largo maglione di lui che lasciavano scoperte soltanto le gambe piegate verso il petto mentre il viso era appoggiato con il mento sulle ginocchia. Vicino a lei Ernesto, il piccolo bassotto di Maurizio che con mancava mai di esternare la sua contentezza quando Arianna era in casa. Maurizio si soffermò a lungo sull’espressione felice di Arianna in quella foto ed improvvisamente gli fu chiaro come il sole di quanto lei in quel tempo fosse innamorata di lui,  ma come diavolo aveva fatto a non capirlo!!!

 

Per Maurizio la priorità divenne quella di trovare Arianna, ma come fare? I due si persero di vista poco dopo il diploma. Lei partì alla volta di Londra per migliorare il suo inglese, luì divenne un animatore e cominciò a girare i villaggi turistici di mezzo mondo. Si confidò con Alessio, l’amico di sempre, il quale trovò una soluzione banale quanto geniale per ritrovare Arianna: cercarla su Facebook! Quando Maurizio inserì nome e cognome della sua ex compagna di scuola apparve una lunghissima lista di omonime. Tuttavia non fu difficile per Maurizio ritrovare la “sua” Arianna. Anche se nella foto del profilo i capelli ricci e indomabili di una volta erano ora legati e nonostante gli occhiali da sole, Maurizio riconobbe l’inconfondibile sorriso di Arianna: quel suo strano modo di arricciare il naso che sembrava più una simpatica smorfia che non un sorriso. Non le chiese l’amicizia, si limitò a mandargli un semplice messaggio “Ciao Arianna, sono Maurizio Paganelli. Ti ricordi di me? Vorrei rivederti, se va anche a te ti aspetto sabato pomeriggio alle 16 davanti al fontanone del Gianicolo”.

 

Nonostante un attesainterminabile il giorno dell’appuntamento finalmente arrivò. Poco prima delle 16 Maurizio era già sul posto. Con rumore della Fontana dell’Acqua Paola che faceva da sottofondo, si mise ad ammirare lo spettacolare panorama che aveva davanti. Pur essendo Febbraio, la giornata era bellissima ed il cielo sgombero di nuvole. Le bellezze della città eterna erano raggiunte da un tiepido sole e da quella tipica luce che solo certi pomeriggi romani sanno offrire. Sullo sfondo facevano da cornice le montagne, dal Monte Soratte fino ai Colli Albani passando per i monti  Lucretili e Prenestini, dietro, maestoso ed imbiancato, troneggiava il Monte Terminillo. 

 

Le 16 erano passate già da un po’ e per ingannare l’attesa ed un crescente stato d’ansia, Maurizio corse in aiuto di una coppia di turisti americani che faticavano ad identificare i tanti monumenti che la favolosa vista panoramica del Gianicolo offriva loro:  “The big building with the Italianflagis the Quirinale Palace, home to the ItalianPresident, Mr  Giorgio Napolitano”. E mentre la signora americana faceva uso e consumo di superlativi per accompagnare le indicazioni di Maurizio, tra un “wonderful” ed un “amazing”, Arianna finalmente apparve da dietro l’Accademia di Spagna. Maurizio si congedò dalla coppia di americani per andarle incontro. Quando arrivarono a distanza ravvicinata, Arianna allungo le mani verso Maurizio che le accolse con le sue. Dopo quasi 20 anni erano di nuovo uno davanti all’altra. Si guardarono negli occhi a lungo senza dire nulla. Poi fu lui a rompere il ghiaccio “Scusa il ritardo” – “Perdonato” rispose lei.

 

Domenico, 28.04.2013

 

(Leggi Tutto)

Share on Twitter! Digg this story! Del.icio.us Share on Facebook! Technorati Reddit StumbleUpon

06 Apr 2013 - Genesi MMXII

59508526

Genesi MMXII

Tutto gli sembrava surreale. Era impossibile che così, all’improvviso e praticamente dall’oggi al domani si fosse ritrovato in una situazione precaria. Certo, c’era stata una crisi senza precedenti ma…ora….ora aveva perso il posto e tutti i relativi benefit.

La sua nuova dimora infatti era modesta e priva di tutte le comodità a cui era stato abituato.  La situazione costituiva un ridimensionamento che proprio non accettava. Per continuare a vivere in modo dignitoso ora doveva darsi da fare molto più di prima, con una rabbia addosso che non riusciva a calmare. Pensava alla sua situazione precedente. Capì che effettivamente prima non gli mancava nulla, al punto di annoiarsi perfino! Il suo Principale aveva pensato a tutto, tempo libero compreso. Era considerato una risorsa preziosa in quella mansione.

Invece un giorno, tutto precipitò. Aveva ricevuto infatti una proposta dalla concorrenza e la  giudicò interessante. Ne era rimasto tentato e ne parlò a casa. I dubbi non gli mancavano. Il suo posto attuale gli piaceva e mai era stato messo in discussione. Il Principale era soddisfatto di lui e tutto funzionava a meraviglia. Ma lei iniziò ad essere insistente. Gli disse di provare, che se non lo avesse fatto ora non lo avrebbe fatto più, che era arrivato il momento di fare nuove esperienze e che se non avesse provato, gli sarebbe rimasto per sempre il rimpianto.

Ora guardava la sua compagna. Avrebbe avuto voglia di dirle: “Vedi? Te l’avevo detto che non dovevo farlo! Sempre a dirmi di cambiare, di provare!”….invece non le disse nulla. Capì che era non era giusto prendersela con lei, era ingiusto attribuirle colpe. In fondo anche lui voleva provare a cambiare. Pensò che era destino che le cose avessero preso quella piega. Come se già fosse tutto scritto.

Invidiava invece la sua reazione. Si sarebbe aspettato infatti che lei condividesse le sue preoccupazioni e che fosse più comprensiva con lui in questa nuova situazione….invece… Invece sembrava che la sua unica preoccupazione fosse quella di indossare vestiti a ripetizione, quasi fosse un’ossessione. “Questo come mi sta? E questo?” continuava infatti a chiedergli in continuazione.

Lui rispondeva con aria assente e un po’ scocciata mentre lei rimaneva li a spogliarsi e rivestirsi. La guardò. Pensò alla prima volta che la vide. La giudicò bellissima, unica! Era impossibile non innamorarsi di lei! Rimpianse quel periodo paradisiaco dove i problemi e i guai quotidiani erano lontanissimi. Sapeva che quel incontro gli avrebbe cambiato la vita, ma non avrebbe mai immaginato di quanto la sua vita sarebbe cambiata. E mentre la guardava alle prese con quelle sue futili preoccupazioni, pensò che era il caso di prendere in considerazione problemi più seri.

“Dove vai?” gli chiese vedendolo alzarsi e prepararsi ad uscire. “Vado a vedere se trovo qualcosa” le disse lui con un tono tutt’altro che allegro. “Fai attenzione, io ti aspetto qui. Ma non stare via troppo, lo sai che non mi piace rimanermene qui da sola”. Lui era quasi all’uscita e le rispose senza voltarsi con un tono piuttosto scocciato: “Si, stai tranquilla Eva…”.

 

Personaggi ed interpreti

Lei: Eva

Lui: Adamo

Il Principale: Dio creatore

La concorrenza: il serpente tentatore.

 

Trama

Adamo ed Eva dopo aver assaggiato il frutto proibito su suggerimento del serpente, si accorgono che sono nudi e vengono cacciati da Dio dal giardino di Eden…(Genesi, 3,1)

 

 

Stefano_D,   6.04.2013

 

(Leggi Tutto)

Share on Twitter! Digg this story! Del.icio.us Share on Facebook! Technorati Reddit StumbleUpon

16 Mar 2013 - Potresti essere tu

caymanisla

POTRESTI ESSERE TU

“…inoltre dovrei consegnarle gli effetti personali che c’erano nell’auto… e definire il passaggio di proprietà della stessa…”

“Sì certo…” rispose Michela “…solo che…non vorrei vedere l’auto... se fosse possibile…”

“Non si preoccupi signora, capisco…sbrigheremo le pratiche qui nel mio ufficio. Ci vediamo nel pomeriggio.”

Michela appoggiò il telefono. Gianni aveva subito un incidente mortale la settimana prima. Un malore mentre era alla guida. La vettura, senza controllo, era uscita di strada schiantandosi contro il muretto di un passaggio carraio. Fosse uscita dieci metri prima o dopo quel passaggio, l’auto sarebbe finita nel fossato con conseguenze meno tragiche. Il destino invece ha voluto che le cose andassero diversamente.

Per Michela ora era arrivato il momento di affrontare tutta una serie di incombenze burocratiche. Le aveva sempre evitate oppure aveva delegato. Ora erano diventate inevitabili e lei era nelle peggiori condizioni per sbrigarle non potendo contare su altre persone.

Nel primo pomeriggio si presentò alla carrozzeria presso la quale era stata depositata l’auto semidistrutta di Gianni. L’impiegato le fece firmare alcuni documenti e la riassicurò che avrebbe pensato a tutto lui. In altre circostanze Michela avrebbe contrattato, ma pur di togliersi da questa situazione, accettò passivamente quanto le veniva riferito. L’ impiegato le consegnò la borsa di cuoio di Gianni, una cartellina con dei documenti che erano sparsi e in un sacchetto di plastica quello che era rimasto del cellulare, ritrovato fuori dall’auto. Infine una valigia. Michela sapeva che Gianni si sarebbe recato una settimana a Francoforte per lavoro. Lui infatti era impiegato presso un famoso Istituto bancario. Aveva fatto carriera occupandosi di transazioni internazionali e alla compravendita di società finanziarie. Nell’ultimo periodo le era parso molto più teso del solito. Non parlava molto del suo lavoro, ma erano evidenti le difficoltà. I viaggi all’estero erano per una routine, ma negli ultimi mesi si erano intensificati. Era assente anche quando era a casa, assorto in pensieri che teneva per se. “Ti chiamo appena ho sistemato alcuni affari”. Queste erano state le ultime parole che gli aveva sentito pronunciare. L’incidente era avvenuto sulla strada per l’aeroporto.

Michela se ne tornò a casa con quel bagaglio. Non aveva voglia di toccare quegli oggetti. Prese la borsa, la valigia e il sacchetto, aprì un baule che era in garage e vi infilò tutto quanto.

Era il suo modo, ingenuo ma necessario, di cercare di cancellare quanto stava subendo.

Prima di entrare in casa controllò la posta. Vi trovò lettere indirizzate a lui. Il tentativo di non pensarci falliva continuamente. Prese le buste e le appoggiò insieme ad altre che erano arrivate nei giorni scorsi.

Si ricordò che lo studio commercialistico al quale di solito si appoggiavano per questioni fiscali le aveva chiesto di consegnare eventuali fatture o quant’altro risultasse utile per la pratica di successione. Pensò quindi che magari nella borsa potevano esserci dei documenti che avrebbe fatto bene a non ignorare.

Scese quindi in garage e ritornò nella sala da pranzo riversando sul tavolo il contenuto. C’era tutta una serie di stampati che lei non sapeva interpretare. Prese un foglio a caso che le sembrò semplice da decifrare. Era la stampa di un mail nella quale si chiedeva conto di alcune operazioni che non risultavano chiare. Su un’ altra a cartellina una serie di corrispondenze con la sede di una banca inglese dislocata nell’America centrale. Non ci capiva nulla e decise che avrebbe portato tutto il contenuto dai commercialisti.  Ma ciò che colpì la sua attenzione fu una busta imbottita già affrancata e non spedita. Lesse due volte quello che c’era scritto a mano. Era indirizzata a lei.

“ e questo cosa significa?” pensò con stupore. L’aprì con le mani tremanti mentre sentiva il battito sulle tempie. Al suo internò trovò una chiave e un biglietto con la scritta: “Leonardo da Vinci 278”.

Si sedette. Le sembrava che ogni cosa facesse fosse come una sorta di porta che si apriva verso un orizzonte ancora più oscuro. “E questo cosa vuol dire? Cosa significa?”

Aveva in mano una chiave e un biglietto con una frase. Con calma cercò di riordinare le idee.

Poi all’improvviso divenne tutto chiaro. Leonardo da Vinci è il nome dell’aeroporto dove Gianni prendeva l’aereo e quella non può che essere la chiave di una cassetta di sicurezza.

Prese l’automobile e partì in direzione Fiumicino. Quel tragitto era la cosa più crudele potesse fare. Avrebbe dovuto percorrere la strada che aveva fatto Gianni, vedere le ultime cose che aveva visto lui. Transitare sul punto in cui lui si era fermato. Si concentrò sulla guida e con un coraggio che non sapeva di avere arrivò sul parcheggio dell’aereoporto. Controllò sullo specchietto i segni del pianto, si rimise gl’occhiali scuri e entrò nella grande hall.

Quando trovò la cassetta, esitò un attimo, poi introdusse la chiave. Si meravigliò che aprisse quello sportello e al suo interno trovò un’altra busta. L’aprì con frenesia. All’interno un biglietto scritto a mano, dove riconobbe la calligrafia di Gianni. Lesse:” Non posso tornare, appena puoi raggiungimi. Gianni”. Nella busta trovò un estratto conto di una banca a lei intestato con un saldo a sei cifre e un biglietto aereo prenotato per un giorno della prossima settimana. Guardò la destinazione: Georgetown, via Miami. Cercò con il telefonino dove fosse Georgetown. Le apparve la descrizione: isola Grand Cayman dell’arcipelago delle Antille,  Mar dei Caraibi a sud del Tropico del Cancro.

 

Stefano_D, 16.03.2013

(Leggi Tutto)

Share on Twitter! Digg this story! Del.icio.us Share on Facebook! Technorati Reddit StumbleUpon

23 Feb 2013 - CHIUSO

gasometrop

CHIUSO

 

Complice un cielo che quella sera prometteva la fine del mondo, il Gazometro della Garbatella, esempio di archeologia post industriale della capitale, mi si mostrò con un fascino insolito quando per l’ennesima volta svoltai sulla Circonvallazione Ostiense. Quella pratica masochista non aveva altro scopo se non quello di mettere in fila pensieri e parole in vista del mio incontro con Roberta. Mentre l’autoradio suonava “Until the end of the world” degli U2 tra me e me avanzava la convinzione che l’apocalisse stava davvero per abbattersi, se non su di noi, sulla nostra storia.  D’altra parte il tono della sua voce al telefono non prometteva nulla di buono, mi era chiaro che avrei dovuto subire per l’ennesima volta lo sfogo di chi sta sul piedistallo e ti vomita addosso tutte le sue frustrazioni. Eppure, anche questa volta, ero disposto a tenere botta pur di salvare un rapporto nel quale avevo investito tanto e nel quale ancora credevo molto.

 

Arrivai sotto casa sua, e parcheggiai lungo una di quelle vie rese famose più dalla serie TV dei Cesaroni che non dalla bellezza architettonica ed importanza storica di questa parte di Roma. Per un attimo mi lasciai anche cullare dall’idea che in realtà stessi aspettando la bellissima Eva (Alessandra Mastronardi, ndr) e non Roberta. Nell’attimo esatto in cui spensi i fari, si aprì il portone e Roberta fece vedere il suo riconoscibilissimo caschetto rosso che metteva in risalto i suoi occhi verdi, la sua pelle chiara e le efelidi sul naso. Tutti elementi che testimoniavano il suo carattere forte, quello al quale troppo volte ho dovuto soccombere, pensando di ripetere il solito copione anche questa volta.

 

Mentre avanzava a passo deciso verso la mia automobile, notavo che il suo viso era una maschera e non tradiva alcun sentimento positivo nei miei confronti. Aveva l’aria di chi aveva già deciso, già giudicato e già emesso le sue sentenze: se nella sua vita le cose non stavano andando come lei voleva la colpa era in gran parte mia! Sapevamo bene entrambi però che in realtà le cose non stavano così e che erano ben altri i conflitti che Roberta portava dentro di sé e con i quali non aveva mai voluto fare i conti fino in fondo.

 

Poi il cielo mantenne le sue promesse ed iniziarono a cedere le prime gocce di pioggia. Mi venne d’istinto alzare i finestrini per evitare che la pioggia potesse bagnare i sedili e per lasciare fuori i primi spifferi di quella fine estate in anticipo. Non mi resi però conto di quanto quel gesto avesse un significato più profondo:  arrivare ad un appuntamento temendo che possa essere l’ultimo per scelta di lei e trovarsi invece a chiudere la storia per propria volontà. Fuori dalla macchina Roberta urlava e si dimenava, allo stesso tempo implorava ed ordinava di aprire, allo stesso tempo lacrime di pioggia cadevano sui vetri della macchina, sul suo viso e sul mio… Rimisi in moto e me ne andai senza dire una parola, la guardavo dallo specchietto retrovisore e mi sentivo morire, al tempo stesso però capivo che chiudere quella storia poteva essere finalmente una occasione di rinascita per me.

 

Domenico, 23.02.2013

(Leggi Tutto)

Share on Twitter! Digg this story! Del.icio.us Share on Facebook! Technorati Reddit StumbleUpon

20 Gen 2013 - FACCIA D'ANGELO

23474653

FACCIA D'ANGELO

Seduto al tavolino Patrick osservava Cristina dietro al banco che preparava con attenzione le bevande.

La guardava riempire velocemente i bicchieri prendendo dosi da almeno tre bottiglie. Poi raccoglieva pezzi di frutta già affettata, la infilzava in spiedi che finivano annegati per metà in liquidi colorati. Quando il vassoio era pieno, iniziava il volo sopra le teste dei clienti per svuotarsi in uno o due tavoli. Lei poi si fermava a scrivere sul block notes sorridendo sempre a tutti.

Decise di alzarsi per uscire dal locale. Aprì la porta ma invece di trovarsi all’aria aperta quello che vide era una grande sala da ballo. Raggiunse, cercando di non urtare le coppie sulla pista, le poltrone di quella stanza e trovato un posto libero, si sedette. Non riusciva a capire bene come era finito li, ma voltandosi notò con stupore che la persona seduta a fianco era Cristiana, vestita elegante come mai l’aveva vista e che gli stava sorridendo. Stava per chiedersi come mai era finito in quella situazione quando sentì una pacca sulla spalla e una voce che gli diceva: “Svegliati! Dobbiamo andare!”.

Aprì gli occhi, la sala da ballo svanì in un secondo e si materializzò la stanza del personale del Pronto Soccorso dove si rifugiava di notte a riposarsi quando il turno non offriva emergenze. Cristina aveva già iniziato ad infilarsi il giubbotto. Patrick si alzò dalla sedia e andò a risciacquarsi il viso con un po’ di acqua fredda. Poi raccolse la sua valigetta personale e si affrettò a raggiungere l’ambulanza. “Cosa abbiamo?” le chiese. “..una persona si è sentita male in una discoteca. È priva di sensi da un po’”. Si mise alla guida dell’ambulanza. Notò che a quell’ora della notte c’erano pochissime automobili in giro. Voleva dire qualcosa a Cristina ma la vide seduta a fianco che armeggiava con il telefonino. “Chissà se la persona alla quale scrive è sveglia a quest’ora…” pensò. Decise quindi di non disturbarla. Gli sarebbe piaciuto parlarle, ma evidentemente lei preferiva starsene nelle sue.  Patrick portò i suoi pensieri altrove, mentre guardava la strada con le scie che lasciavano le auto sull’asfalto bagnato e sulle vetrine buie dove si rifletteva la luce blu del lampeggiante. All’interno della discoteca le luci pulsavano lanciando fasci di tutti i colori.

Un responsabile della sicurezza li condusse verso i servizi. Una persona era stesa a terra. Cristina si precipitò su quel corpo. La girò distendendola con dorso sul pavimento, le prese una mano e provò a parlarle ad alta voce. “Come si chiama?” chiese a Patrick. Lui prese un documento dalla borsetta, lesse il nome: Giulia e si bloccò. Quel corpo non dava reazioni. Cristina continuò ad eseguire la procedura: controllò il respiro, controllò il polso. Niente.

Patrick si ricordò di quand’era ragazzino, di quando aveva visto Giulia per la prima volta. Era estate e lei era venuta ad abitare con la nonna in una casa poco distante dalla sua. Era bellissima, almeno per lui lo era davvero. Poi quando iniziarono a girarle attorno ragazzi più grandi, capì che lo era anche per altri. Iniziò un periodo in cui era sempre più difficile incontrarla senza altri attorno. Giulia sparì e lui smise di aspettarla e cercarla e si rassegnò al fatto che come improvvisamente era arrivata nella sua vita, altrettanto velocemente era sparita. Il ricordo di lei però non svanì mai. Ogni tanto si chiedeva dove fosse finita, chi era diventata. Le risposte le aveva avute poche settimane prima. Era una domenica di dicembre e nella frenesia degli acquisti domenicali l’aveva vista davanti ad una vetrina a chiedere elemosina. Era trasandata e di salute non doveva cavarsela molto bene. L’aveva evitata.  E ora si pentiva di averlo fatto. “Qui siamo di troppo, avvisiamo la Polizia” gli disse la sua collega sentenziando la sorte di quel corpo steso a terra. Patrick  guardò Cristina senza dir nulla. Pensò che nel giro di mezz’ora lo aveva destato già due volte riportandolo alla realtà. Premette il pulsante off del defibrillatore e fissò la spia rossa che si stava spegnendo.

 

20.01.2013, Stefano_D                                                      graphic by Stefano_D

(Leggi Tutto)

Share on Twitter! Digg this story! Del.icio.us Share on Facebook! Technorati Reddit StumbleUpon
Pagine: 1 ... 7 8 [9] 10 11 ... 13
Torna su