Luci e ombre

Luci e ombre

Luci ed ombre

 

 

Franco se ne stava lì davanti allo schermo del suo computer. Stava scorrendo le notifiche su un social network quando si accorse di aver ricevuto una richiesta d’amicizia.

“Emma Bertone…e chi è?” pensò. Entrò nel suo profilo, ma le notizie che offriva erano scarne. Diverse invece erano le foto e l’unica conclusione che ne trasse guardandole fu che la ragazza era senza dubbio carina.

Decise quindi di accettare quella richiesta d’amicizia. Non immaginava che quel semplice gesto gli avrebbe cambiato la vita, ancora una volta.

Avrebbe voluto chiederle il motivo di quella richiesta, ma sapeva che a quella risposta ci sarebbe arrivato in un secondo momento.

Ripiegò su un cordiale  “Ciao! Dove abiti?” che gli sembrò ideale per continuare un minimo di dialogo amichevole a distanza.

Franco attese una decina di minuti la risposta. Ma non arrivò. La giornata d’inizio primavera era invitante anche nel tardo pomeriggio. Decise di spegnere il computer e di non riprendere le dispense di Economia politica. All’appello mancavano dieci giorni e un’ora di relax, prima dell’allenamento con la squadra di pallacanestro,  poteva starci.

Uscì. Quando sentì l’aria fresca che mescolava i profumi dei primi tagli d’erba con lo sfiorire dei calychantus nei giardini, si senti felice. Era da tanto tempo che non gli succedeva di essere di buon umore senza un particolare motivo evidente.

Anche le immagini di Emma venivano mescolate nella sua mente. Gli sarebbe veramente piaciuto conoscerla ma per il momento  l’unica cosa che poteva fare era aspettare. Quando rientrò accese il computer ed iniziò a preparare la borsa per l’allenamento. Nessun messaggio nuovo. Spense il computer con una smorfia di disappunto, prese le sue cose ed uscì.

Quando rientrò a casa per la cena erano quasi le ventidue. Mangiò quello che sua madre gli aveva preparato e se ne andò in camera. Accese fiducioso il computer. Era convinto che avrebbe trovato sicuramente un messaggio. E infatti un messaggio c’era: “Nata e cresciuta a Torino!” “Torino!… vicinissima! …mi poteva andare peggio” pensò Franco sorridendo. D’impeto scrisse:

“Cosa fai di bello nella vita?”  La risposta non tardò ad arrivare. “Lavoro in un negozio d’abbigliamento in un centro commerciale. In questi giorni però sono a casa in convalescenza. Tu?”

Franco fu felice di quella risposta. Dimostrava un certo interesse nei suoi confronti e la cosa gli faceva piacere.

Da quella sera i contatti con Emma si intensificarono fino a diventare quotidiani. Si scrissero moltissimo. Franco non si tratteneva più con i suoi compagni terminato l’allenamento e correva a casa. Non vedeva l’ora di mettersi davanti al computer. Era trascorso un mese ed entrambi conoscevano molte cose uno e dell’altra.

Dopo averci pensato qualche giorno, Franco decise d’incontrarla.

Voleva vederla e parlarle.  Si era stancato di comunicare con lei  tramite una tastiera. Questi e altri propositi aveva in mente quando successe una cosa stranissima.

Una sera rientrando dall’allenamento accese il computer. Non trovò i consueti messaggi. Entrò nel profilo di Emma, o meglio, cercò di farlo ma, il profilo era sparito dal social network! Rimase incredulo  e con una scia di perché senza risposta.

“Calma! Devo stare calmo” pensò.

Solo allora Franco realizzò che non le aveva ancora chiesto il suo numero di telefono!

Si disperò e cercò un modo per venirne a capo. Aveva  capito quale quartiere di Torino abitava in base ad alcune dichiarazioni che lei aveva riferito. Fece una rapida ricerca sugli elenchi telefonici e fortunatamente in quelle vie che aveva preso in considerazione, c’era solo un utente con quel cognome. Franco decise che l’indomani si sarebbe presentato a casa sua. Non poteva sparire così, in quel modo! Sarebbe stata una cosa crudele ed inspiegabile.

L’indomani pomeriggio era di fronte ad un campanello con a fianco la scritta: Bertone.

Suonò. La ragazza che aprì la porta non era quella che corrispondeva al profilo di Emma. Le somigliava tantissimo però, ed aveva all’incirca la stessa età.

“Sono Franco. Scusami se disturbo, ma cerco Emma!”.

A quel punto era pronto a sentirsi rispondere di tutto ma la ragazza gli disse solamente: “Entra!”

Lo fece sedere in soggiorno. “…ora andrà a chiamarla” pensò Franco. Invece si sedette anche lei. Gli disse: “Emma non è qui, non è qui da circa un anno, dal giugno scorso…non può stare qui…”

Franco non capiva. Lei si alzò, andò verso un cassetto del mobile ed estrasse un documento. Glielo porse a Franco dicendogli: “A Emma lo scorso giugno le è successo questo!” . Franco prese il documento. Era un ritaglio de La Stampa, in una pagina della cronaca. Il foglio era conservato in una busta di plastica trasparente. Lesse. Era un articolo che parlava di un grave incidente stradale dove Emma in compagnia del suo ragazzo, era rimasta coinvolta mentre percorrevano la strada verso il mare, l’ultima domenica di giugno.

“Da quel giorno mia sorella è in sala di rianimazione. E’ attaccata ad un macchinario che la fa respirare. Scusami. Mi ero illusa che un giorno potesse ritornare ad una vita normale. Per questo l’ho tenuta viva nella sua pagina sul social network. Scrivevo nelle sua bacheca….chiedevo amicizie. Ma la situazione in questi ultimi giorni è precipitata. I medici non ci danno più speranze. Devi scusarmi. Ti ho coinvolto, è stata una pessima idea. Ti chiedo scusa”.

Franco guardò la ragazza che aveva di fronte.

“Gli incubi non capitano solo quando dormi.” pensò. “Ti capitano anche di giorno e non puoi svegliarti per farli finire”.

Non riusciva a parlare, anche se aveva capito il dolore  di lei e il suo folle progetto. Voleva farle capire che aveva compreso perché si fosse comportata così. Ma era bloccato. Tante, forse troppe le domande che voleva farle, ma rispettò il suo dolore. Gli sembrava che avesse la precedenza su tutto.

Gli usci un “Stai tranquilla, non preoccuparti”. Non era esattamente quello che voleva dirle, ma di meglio, in quel momento, non riuscì a trovare.

Aveva bisogno di uscire da quella stanza, di prendere una boccata d’aria.

Lei lo accompagnò alla porta. Sia quei pochi metri che separavano la poltrona dall’uscita, sia quei pochi secondi che servivano per percorrere quel tragitto, gli sembrarono eterni.

Girò la maniglia, aprì la porta e si voltò per salutarla e incontrò il suo volto triste.

Si scambiarono un “Ciao.”

Lei rimase a guardarlo mentre si allontanava e richiuse la porta solo quando lui sparì dalla sua vista.

Passò qualche giorno. Franco voleva dimenticare quella vicenda, ma allo stesso tempo le mancavano quei lunghi e quotidiani scambi di chat. Si chiedeva com’era stato possibile che lui si fosse aperto così, con una persona sconosciuta e che non era quella che pensava fosse.

Si pentì anche di quella incursione a casa sua, di esserne uscito quasi subito, di non essersi fermato di più a parlare con la sorella. In fondo, era lei che aveva conosciuto.

La sera stessa, quando  accese il computer prima di coricarsi per controllare posta, trovò una richiesta d’amicizia sul social network. Guardò chi fosse.

“Stella Bertone”. Sorrise, portò il cursore sul pulsante “Conferma amicizia”. Ma

 si fermò quasi subito. Esitò per qualche secondo. Poi si decise e su quel pulsante fece click.

Stefano_D 22.03.2012



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