Il Tozzi solidale, aggiustato e corretto.

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Il Tozzi solidale, aggiustato e corretto.

Se si volesse individuare un filo conduttore in alcune delle canzoni prodotte da Umberto Tozzi durante la sua lunghissima carriera, credo si possa affermare, senza temere di essere smentito, di poterlo trovare negli appelli solidaristici che negli anni ha avuto modo di riproporre in più occasioni. Su tutte i più ricorderanno principalmente canzoni come “Si può dare di più” e “Gli altri siamo noi”.  L’invito presente nel primo brano – che parte da una situazione esistenziale di debolezza (“cosa ti manca cosa non hai”) - prosegue nel secondo con un approfondimento della condizione in cui si trovano “gli altri”, i più deboli, che in questo mondo piccolo e globalizzato, per forza di cose, “siamo anche noi”. L’indeterminatezza della prima canzone, in sostanza, trova compimento in quest’ultima attraverso il rilievo di un concetto socio-politico.

Con l’ultimo disco appena uscito (“Yesterday, Today”), il cantante e autore torinese ci ripropone il tema con un pezzo dal titolo particolarmente evocativo e che, per molti aspetti, potrebbe racchiudere concettualmente il significato dell’intero disco dedicato agli inediti: “Esserci”.

Il brano esprime con maggior forza un’istanza angosciata (“bisogno che ho di  abitare più in là di quello spazio che avrò”) che Tozzi sembra combattere contro un tempo che “forse lo tradirà”, aggiungiamo noi, se non realizzerà gli intenti che si propone.

L’urgenza, la corsa contro il tempo è dovuta alla realizzazione di un progetto che superi la condizione esistenziale dell’ esistere come semplice presenza, l’affermazione della possibilità di stare in una situazione di cambiamento che, forse, non risolverà il suo personale problema (“per la coscienza non so”), ma lo proietterà verso una condizione che potrà dare senso all’essere, senza però interrogarsi o risolvere l’eterno problema metafisico di “cos’è l’essere”. Il desiderio espresso in “Esserci” riguarda il prendersi cura degli altri, che Tozzi identifica come deboli, al fine di mutare un destino e, così, ricostruirlo.

Nel tentativo di superare un malessere esistenziale personale, nel corso degli anni Umberto Tozzi sembra passare, quindi, da un’azione istintuale non troppo meditata e, per certi aspetti, inautentica, in quanto fondata su un senso di colpa (“Si può dare di più”), all’impegno sociale consapevole anch’esso viziato dalla percezione di un privilegio (i “comodi deserti” de “Gli altri siamo noi”), per approdare, infine, ad una filosofia di vita, corretta e sistematizzata alla sua parte più genuina.

Dopo Vasco Rossi con Nietzsche, non è che Tozzi abbia cominciato a documentarsi su Heidegger?

                                                                                                   Lorenzo, 7.06.2012    graphic by Stefano_D



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