FACCIA D'ANGELO

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FACCIA D'ANGELO

Seduto al tavolino Patrick osservava Cristina dietro al banco che preparava con attenzione le bevande.

La guardava riempire velocemente i bicchieri prendendo dosi da almeno tre bottiglie. Poi raccoglieva pezzi di frutta già affettata, la infilzava in spiedi che finivano annegati per metà in liquidi colorati. Quando il vassoio era pieno, iniziava il volo sopra le teste dei clienti per svuotarsi in uno o due tavoli. Lei poi si fermava a scrivere sul block notes sorridendo sempre a tutti.

Decise di alzarsi per uscire dal locale. Aprì la porta ma invece di trovarsi all’aria aperta quello che vide era una grande sala da ballo. Raggiunse, cercando di non urtare le coppie sulla pista, le poltrone di quella stanza e trovato un posto libero, si sedette. Non riusciva a capire bene come era finito li, ma voltandosi notò con stupore che la persona seduta a fianco era Cristiana, vestita elegante come mai l’aveva vista e che gli stava sorridendo. Stava per chiedersi come mai era finito in quella situazione quando sentì una pacca sulla spalla e una voce che gli diceva: “Svegliati! Dobbiamo andare!”.

Aprì gli occhi, la sala da ballo svanì in un secondo e si materializzò la stanza del personale del Pronto Soccorso dove si rifugiava di notte a riposarsi quando il turno non offriva emergenze. Cristina aveva già iniziato ad infilarsi il giubbotto. Patrick si alzò dalla sedia e andò a risciacquarsi il viso con un po’ di acqua fredda. Poi raccolse la sua valigetta personale e si affrettò a raggiungere l’ambulanza. “Cosa abbiamo?” le chiese. “..una persona si è sentita male in una discoteca. È priva di sensi da un po’”. Si mise alla guida dell’ambulanza. Notò che a quell’ora della notte c’erano pochissime automobili in giro. Voleva dire qualcosa a Cristina ma la vide seduta a fianco che armeggiava con il telefonino. “Chissà se la persona alla quale scrive è sveglia a quest’ora…” pensò. Decise quindi di non disturbarla. Gli sarebbe piaciuto parlarle, ma evidentemente lei preferiva starsene nelle sue.  Patrick portò i suoi pensieri altrove, mentre guardava la strada con le scie che lasciavano le auto sull’asfalto bagnato e sulle vetrine buie dove si rifletteva la luce blu del lampeggiante. All’interno della discoteca le luci pulsavano lanciando fasci di tutti i colori.

Un responsabile della sicurezza li condusse verso i servizi. Una persona era stesa a terra. Cristina si precipitò su quel corpo. La girò distendendola con dorso sul pavimento, le prese una mano e provò a parlarle ad alta voce. “Come si chiama?” chiese a Patrick. Lui prese un documento dalla borsetta, lesse il nome: Giulia e si bloccò. Quel corpo non dava reazioni. Cristina continuò ad eseguire la procedura: controllò il respiro, controllò il polso. Niente.

Patrick si ricordò di quand’era ragazzino, di quando aveva visto Giulia per la prima volta. Era estate e lei era venuta ad abitare con la nonna in una casa poco distante dalla sua. Era bellissima, almeno per lui lo era davvero. Poi quando iniziarono a girarle attorno ragazzi più grandi, capì che lo era anche per altri. Iniziò un periodo in cui era sempre più difficile incontrarla senza altri attorno. Giulia sparì e lui smise di aspettarla e cercarla e si rassegnò al fatto che come improvvisamente era arrivata nella sua vita, altrettanto velocemente era sparita. Il ricordo di lei però non svanì mai. Ogni tanto si chiedeva dove fosse finita, chi era diventata. Le risposte le aveva avute poche settimane prima. Era una domenica di dicembre e nella frenesia degli acquisti domenicali l’aveva vista davanti ad una vetrina a chiedere elemosina. Era trasandata e di salute non doveva cavarsela molto bene. L’aveva evitata.  E ora si pentiva di averlo fatto. “Qui siamo di troppo, avvisiamo la Polizia” gli disse la sua collega sentenziando la sorte di quel corpo steso a terra. Patrick  guardò Cristina senza dir nulla. Pensò che nel giro di mezz’ora lo aveva destato già due volte riportandolo alla realtà. Premette il pulsante off del defibrillatore e fissò la spia rossa che si stava spegnendo.

 

20.01.2013 Stefano_D                                                                   graphic by Stefano_D



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