CHIUSO

gasometrop

CHIUSO

 

Complice un cielo che quella sera prometteva la fine del mondo, il Gazometro della Garbatella, esempio di archeologia post industriale della capitale, mi si mostrò con un fascino insolito quando per l’ennesima volta svoltai sulla Circonvallazione Ostiense. Quella pratica masochista non aveva altro scopo se non quello di mettere in fila pensieri e parole in vista del mio incontro con Roberta. Mentre l’autoradio suonava “Until the end of the world” degli U2 tra me e me avanzava la convinzione che l’apocalisse stava davvero per abbattersi, se non su di noi, sulla nostra storia.  D’altra parte il tono della sua voce al telefono non prometteva nulla di buono, mi era chiaro che avrei dovuto subire per l’ennesima volta lo sfogo di chi sta sul piedistallo e ti vomita addosso tutte le sue frustrazioni. Eppure, anche questa volta, ero disposto a tenere botta pur di salvare un rapporto nel quale avevo investito tanto e nel quale ancora credevo molto.

 

Arrivai sotto casa sua, e parcheggiai lungo una di quelle vie rese famose più dalla serie TV dei Cesaroni che non dalla bellezza architettonica ed importanza storica di questa parte di Roma. Per un attimo mi lasciai anche cullare dall’idea che in realtà stessi aspettando la bellissima Eva (Alessandra Mastronardi, ndr) e non Roberta. Nell’attimo esatto in cui spensi i fari, si aprì il portone e Roberta fece vedere il suo riconoscibilissimo caschetto rosso che metteva in risalto i suoi occhi verdi, la sua pelle chiara e le efelidi sul naso. Tutti elementi che testimoniavano il suo carattere forte, quello al quale troppo volte ho dovuto soccombere, pensando di ripetere il solito copione anche questa volta.

 

Mentre avanzava a passo deciso verso la mia automobile, notavo che il suo viso era una maschera e non tradiva alcun sentimento positivo nei miei confronti. Aveva l’aria di chi aveva già deciso, già giudicato e già emesso le sue sentenze: se nella sua vita le cose non stavano andando come lei voleva la colpa era in gran parte mia! Sapevamo bene entrambi però che in realtà le cose non stavano così e che erano ben altri i conflitti che Roberta portava dentro di sé e con i quali non aveva mai voluto fare i conti fino in fondo.

 

Poi il cielo mantenne le sue promesse ed iniziarono a cedere le prime gocce di pioggia. Mi venne d’istinto alzare i finestrini per evitare che la pioggia potesse bagnare i sedili e per lasciare fuori i primi spifferi di quella fine estate in anticipo. Non mi resi però conto di quanto quel gesto avesse un significato più profondo:  arrivare ad un appuntamento temendo che possa essere l’ultimo per scelta di lei e trovarsi invece a chiudere la storia per propria volontà. Fuori dalla macchina Roberta urlava e si dimenava, allo stesso tempo implorava ed ordinava di aprire, allo stesso tempo lacrime di pioggia cadevano sui vetri della macchina, sul suo viso e sul mio… Rimisi in moto e me ne andai senza dire una parola, la guardavo dallo specchietto retrovisore e mi sentivo morire, al tempo stesso però capivo che chiudere quella storia poteva essere finalmente una occasione di rinascita per me.

 

Domenico, 23.03.2013



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