Potresti essere tu

caymanisla

POTRESTI ESSERE TU

“…inoltre dovrei consegnarle gli effetti personali che c’erano nell’auto… e definire il passaggio di proprietà della stessa…”

“Sì certo…” rispose Michela “…solo che…non vorrei vedere l’auto... se fosse possibile…”

“Non si preoccupi signora, capisco…sbrigheremo le pratiche qui nel mio ufficio. Ci vediamo nel pomeriggio.”

Michela appoggiò il telefono. Gianni aveva subito un incidente mortale la settimana prima. Un malore mentre era alla guida. La vettura, senza controllo, era uscita di strada schiantandosi contro il muretto di un passaggio carraio. Fosse uscita dieci metri prima o dopo quel passaggio, l’auto sarebbe finita nel fossato con conseguenze meno tragiche. Il destino invece ha voluto che le cose andassero diversamente.

Per Michela ora era arrivato il momento di affrontare tutta una serie di incombenze burocratiche. Le aveva sempre evitate oppure aveva delegato. Ora erano diventate inevitabili e lei era nelle peggiori condizioni per sbrigarle non potendo contare su altre persone.

Nel primo pomeriggio si presentò alla carrozzeria presso la quale era stata depositata l’auto semidistrutta di Gianni. L’impiegato le fece firmare alcuni documenti e la riassicurò che avrebbe pensato a tutto lui. In altre circostanze Michela avrebbe contrattato, ma pur di togliersi da questa situazione, accettò passivamente quanto le veniva riferito. L’ impiegato le consegnò la borsa di cuoio di Gianni, una cartellina con dei documenti che erano sparsi e in un sacchetto di plastica quello che era rimasto del cellulare, ritrovato fuori dall’auto. Infine una valigia. Michela sapeva che Gianni si sarebbe recato una settimana a Francoforte per lavoro. Lui infatti era impiegato presso un famoso Istituto bancario. Aveva fatto carriera occupandosi di transazioni internazionali e alla compravendita di società finanziarie. Nell’ultimo periodo le era parso molto più teso del solito. Non parlava molto del suo lavoro, ma erano evidenti le difficoltà. I viaggi all’estero erano per una routine, ma negli ultimi mesi si erano intensificati. Era assente anche quando era a casa, assorto in pensieri che teneva per se. “Ti chiamo appena ho sistemato alcuni affari”. Queste erano state le ultime parole che gli aveva sentito pronunciare. L’incidente era avvenuto sulla strada per l’aeroporto.

Michela se ne tornò a casa con quel bagaglio. Non aveva voglia di toccare quegli oggetti. Prese la borsa, la valigia e il sacchetto, aprì un baule che era in garage e vi infilò tutto quanto.

Era il suo modo, ingenuo ma necessario, di cercare di cancellare quanto stava subendo.

Prima di entrare in casa controllò la posta. Vi trovò lettere indirizzate a lui. Il tentativo di non pensarci falliva continuamente. Prese le buste e le appoggiò insieme ad altre che erano arrivate nei giorni scorsi.

Si ricordò che lo studio commercialistico al quale di solito si appoggiavano per questioni fiscali le aveva chiesto di consegnare eventuali fatture o quant’altro risultasse utile per la pratica di successione. Pensò quindi che magari nella borsa potevano esserci dei documenti che avrebbe fatto bene a non ignorare.

Scese quindi in garage e ritornò nella sala da pranzo riversando sul tavolo il contenuto. C’era tutta una serie di stampati che lei non sapeva interpretare. Prese un foglio a caso che le sembrò semplice da decifrare. Era la stampa di un mail nella quale si chiedeva conto di alcune operazioni che non risultavano chiare. Su un’ altra a cartellina una serie di corrispondenze con la sede di una banca inglese dislocata nell’America centrale. Non ci capiva nulla e decise che avrebbe portato tutto il contenuto dai commercialisti.  Ma ciò che colpì la sua attenzione fu una busta imbottita già affrancata e non spedita. Lesse due volte quello che c’era scritto a mano. Era indirizzata a lei.

“ e questo cosa significa?” pensò con stupore. L’aprì con le mani tremanti mentre sentiva il battito sulle tempie. Al suo internò trovò una chiave e un biglietto con la scritta: “Leonardo da Vinci 278”.

Si sedette. Le sembrava che ogni cosa facesse fosse come una sorta di porta che si apriva verso un orizzonte ancora più oscuro. “E questo cosa vuol dire? Cosa significa?”

Aveva in mano una chiave e un biglietto con una frase. Con calma cercò di riordinare le idee.

Poi all’improvviso divenne tutto chiaro. Leonardo da Vinci è il nome dell’aeroporto dove Gianni prendeva l’aereo e quella non può che essere la chiave di una cassetta di sicurezza.

Prese l’automobile e partì in direzione Fiumicino. Quel tragitto era la cosa più crudele potesse fare. Avrebbe dovuto percorrere la strada che aveva fatto Gianni, vedere le ultime cose che aveva visto lui. Transitare sul punto in cui lui si era fermato. Si concentrò sulla guida e con un coraggio che non sapeva di avere arrivò sul parcheggio dell’aereoporto. Controllò sullo specchietto i segni del pianto, si rimise gl’occhiali scuri e entrò nella grande hall.

Quando trovò la cassetta, esitò un attimo, poi introdusse la chiave. Si meravigliò che aprisse quello sportello e al suo interno trovò un’altra busta. L’aprì con frenesia. All’interno un biglietto scritto a mano, dove riconobbe la calligrafia di Gianni. Lesse:” Non posso tornare, appena puoi raggiungimi. Gianni”. Nella busta trovò un estratto conto di una banca a lei intestato con un saldo a sei cifre e un biglietto aereo prenotato per un giorno della prossima settimana. Guardò la destinazione: Georgetown, via Miami. Cercò con il telefonino dove fosse Georgetown. Le apparve la descrizione: isola Grand Cayman dell’arcipelago delle Antille,  Mar dei Caraibi a sud del Tropico del Cancro.

 

Stefano_D, 16.03.2013 

 



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