Nell'aria c'è

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NELL'ARIA C'E'...

Nell’estate del 1983 Giancarlo Bigazzi ed Umberto Tozzi si presentano puntuali con un loro nuovo lavoro: Umberto scrive la musica, mentre Bigazzi si limita al testo dandogli il titolo “Nell’aria c’è”. A differenza degli anni precedenti però, il singolo non costituisce il brano di punta di un Lp, ma rimarrà l’unica produzione targata B&T del 1983. Il 33 giri, dapprima annunciato per settembre, poi entro febbraio dell’84 (scadenza contrattuale di Umberto con la CGD), non vedrà la luce alle scadenze programmate. Con il senno di poi anche se l’lp era atteso, possiamo dire che il fatto sorprendente sono stati i setti album sfornati in sette anni e tutti di livello altissimo che hanno permesso al nostro di affermarsi definitivamente nel panorama nazionale ed internazionale. Il 1983 rappresenta così per Umberto l’inizio di una rivalutazione di successi consumati troppo in fretta. I suoi lavori precedenti infatti, frettolosamente archiviati come brani estivi, dimostreranno un potenziale sul lungo periodo, costituendo e condizionando nel bene e nel male le produzioni da un certo punto della carriera in poi. Nell’estate del 1983 Umberto si gode il recente successo del brano Gloria arrivato al primo posto nelle classifiche statunitensi nonché dell’interesse dei produttori americani che hanno messo gl’occhi sua produzione. In Italia però la sua considerazione rimane legata a quella di un cantante estivo e di conseguenza gli sembra normale accettare di fare l’artista di punta all’interno di uno show itinerante quale il GiroMike; le folle dei grandi stadi sono ancora appannaggio di altre star . Con “Nell’aria c’è” la coppia B&T sembra abbandonare ogni pretesa evolutiva che si era vista nei lavori precedenti (dall’impronta sinfonica a quella rock, passando poi da un pop melodico con suoni elaborati e da finezze virtuosistiche con ad esempio gli ‘anelli di voce’ trovati nell’Lp “Notte rosa”, arrivando ad argomenti sociali nella produzione dell’anno precedente). Il brano non ha infatti particolari pretese, ma riuscirà comunque a rilegarsi uno spazio nelpanorama musicale di quell’estate dove curiosamente anche Marcella Bella è presente con un titolo simile: “Nell’aria”.”Fortuna che abbiamo messo quel ‘c’è’ “ dirà Umberto scherzando ‘” …anche perché con Mogol ci vediamo spesso nella Nazionale cantanti e quindi ne potevamo parlare”. Il retro del brano “Come un carillon” rimarrà un brano da “lato B” perduto per sempre (almeno fino ad oggi) nel senso che verrà dimenticato da Umberto nelle rivisitazioni dei suoi vecchi lavori. “Quando lo abbiamo fatto ci piaceva moltissimo e lo abbiamo inserito come latoB, ma già oggi non mi piace più.” disse Umberto nel luglio di quell’anno, confermando la “freschezza” della produzione del 1983, senza attingere cioè a brani nel cassetto. In quel periodo Umberto e Bigazzi provinano le loro creazioni ma sembra che alcuni brani non abbiano il giusto taglio per essere inseriti nel marchio Tozzi e prenderanno così successivamente altre strade (si pensi ad esempio a ‘Un amore grande’ che verrà editato per Sanremo nel febbraio dell’84). Possiamo quindi dire che il 1983 rappresenti l’inizio di un periodo di stasi artistica più che giustificato per Umberto, mentre Bigazzi cerca stimoli allargando la sua collaborazione ad artisti affermati come Claudia Mori ma soprattutto cercando com’era solito fare, nuovi personaggi da valorizzare.Nel 1983 a Settignano sulle colline di Firenze inizia a frequentare casa Bigazzi un giovane che si chiama Raffaele Riefoli e che entrerà nella squadra e  che lo vedremo un giorno collaborare a stretto contatto con Umberto. Ma questa è già un’altra storia.

 

Stefano_D, 18.06.2013                                                                                   graphic by Stefano_D



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