Tempo d'inverno

greg_white_black_20120202_1714319928…Tempo d’inverno…

Non avevo nessuna voglia di uscire, ma in quella casa che avevamo affittato in montagna non c’erano fiammiferi, o meglio, ne erano rimasti un paio che non ci avrebbero garantito l’accensione del caminetto la mattina seguente. Succede, ma non si può pensare a tutto quando si è fuori dalla propria casa. M’infilai il giubbotto presi il berretto e m’incamminai verso il centro del paese che distava circa mezzo chilometro. Il buio e la neve che aveva iniziato a cadere lieve, rendevano il paesaggio ancor più diverso da quello che avevo memorizzato un paio d’ore prima. La mia sensazione di disorientamento aumentava senza destare preoccupazioni. Mi diressi verso l’unico locale aperto: una locanda dove sicuramente avrei trovato tutte quelle persone che mi sarei aspettato di incontrare per strada. Entrai dopo aver scosso un po’ di neve che avevo addosso e fu con sorpresa che mi accorsi di quanto vuoto fosse il locale. Eppure dietro il bancone la barista era tutta indaffarata ad asciugare bicchieri e a riporli ordinatamente sul ripiano, come se numerose persone fossero appena uscite o dovessero entrare da un minuto o l’altro.

Chiesi un punch all’arancio e decisi che al momento di pagarlo avrei chiesto anche una scatola di fiammiferi. Mi metteva a disagio distogliere quella signora dal suo lavoro solo per una banalissima scatoletta che però mi sarebbe stata preziosa. Presi la mia tazza e iniziai a sorseggiare con cautela quando sentii in lontananza il suono di un pianoforte che proveniva da un angolo del locale. La musica mi affascinava: mi provocava delle sensazioni stranissime perché era nuova ma allo stesso tempo mi sembrava familiare. Quando ho queste sensazioni mi vengono in mente flash del passato…siamo alla festa dell’ultimo dell’anno in una sala con tutti i miei amici di allora. Ho vent’anni…c’e un ballo lento e tutti se ne stanno abbracciati in sala…beh, non tutti. Io me ne sto alla vetrata a guardare gli ultimi fuochi d’artificio nel cielo con un bicchiere di plastica in mano…in realtà sto guardando al futuro, ma mi appare chiaro come quella notte stellata…si avvicina Chiara e si mette a guardare nella stessa direzione. Poi mi dice:”se il prossimo anno saremmo ancora soli, mi prometti che verremmo alla festa da fidanzati?” …non ho mai più dimenticato quella frase e quella musica in sottofondo….Sorseggio quello che era rimasto sul fondo della tazza e mi alzo. Istintivamente mi dirigo verso il pianoforte e intravedo tra il coperchio sollevato un signore con barba e capelli lunghi bianchi che con notevole maestria fa volare le sue dita sulla tastiera producendo una melodia fantastica. L’incredulità per quello che sento è acutizzata dal fatto che a sentire quella musica sono solo io e una barista distratta. Un tipo così farebbe accorrere centinaia di persone in un locale. Mi volto verso la barista e le dico: “avete musicisti fantastici in questo posto!”. Lei senza distogliere l’attenzione dal suo lavoro mi risponde: “…non è da qui. Lui viene dalla California. Dice che deve “vestire” una musica italiana e per riuscirci bene ha voluto allontanarsi dalle sue spiagge. Questo è quello che ha detto a mio figlio…io non parlo l’americano…so solo che si chiama Greg…è qui da una settimana, dorme di sopra…” “No, non è possibile!” rispondo io. “Cos’è che non è possibile?” mi dice mia moglie a colazione. “Non capisco, spiegati” le rispondo mentre aggiungo del caffè sulla tazza. “Stanotte hai detto: No, non è possibile!…cos’hai sognato?”

“Niente, lascia stare” le rispondo sorridendo. “Siamo rimasti senza fiammiferi, hai visto?” mi dice mentre toglie dal tavolo le tazze della colazione. “Faccio un salto giù in paese”. Mi metto il giubbotto ed esco. Alzo gli occhi verso l’alto: nevica.

2.02.2012 Immagine e testo by Stefano_D



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