PEZZI DI ALTRI NOI

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Pezzi di altri noi

E’ una di quelle mattine che solo certe giornate d’inverno ti sanno regalare. L’aria è tersa, fredda, ma il cielo è azzurro, limpido, c’è il sole ed una luce bellissima. Il blu del cielo e del mare si abbracciano in una sottile linea d’orizzonte che oggi si riesce solo ad immaginare. E’ una di quelle giornate in cui ringrazio il destino per avermi fatto arrivare in questo angolo d’Italia. Ad aiutarmi nel trovare il confine tra cielo e mare ecco spuntare all’orizzonte la sagoma del traghetto della Superfast Ferries in arrivo dalla Grecia.

Sorrido… sorrido pensando al  disappunto con il quale avevo accettato il trasferimento da Trieste a Bari.

Già lasciare la mia Roma per andare al Nord-Est fu tutt’altro che facile e mi trasferii già allora con un misto di tristezza e paure nel cuore. Si paura di non ritrovarmi in un'altra città, in mezzo a gente diversa da me. Ed invece Trieste fu una piacevole sorpresa. Con l’eleganza delle sue piazze, con i suoi caffè storici del centro, Trieste ha un atmosfera mitteleuropea  che mi ha conquistato. Ma non solo, a Trieste si respira forte aria di Est, dove questo termine evoca la storia. Terra di confine, crocevia di popoli che si mescolano, e trovi testimonianza di questo nella vita quotidiana. Nella cucina ad esempio, dove piatti della tradizione italiana si mischiano a piatti di origine austriaca o slava. D’altra parte i balcani e le musiche gitane alla Goran Bregovich sono dietro l’angolo, le avverti più vicine degli Appennini e delle melodie nostrane.

Adesso sono a Bari. Gli stessi pregiudizi che mi ero portato in valigia trasferendomi al settentrione me le sono portate in questo viaggio nel meridione. Ma così come Trieste anche Bari è stata una piacevole scoperta, smontando tutti i luoghi comuni che mi portavo dietro. “Bari ti accoglie” recitavano i manifesti dell’ufficio turistico locale quando arrivai in aeroporto, ed effettivamente così è stato. E mi sono trovato bene anche a Bari, come a Trieste. Anche questa terra di confine, terra di passaggio, ce lo racconta la storia. E’ vero che qui il confine naturale è il mare, però  anche qui si guarda ad Est anche se non ti vengono in mente guerra fredda e blocchi contrapposti, gitani, Likrofi e Gulasch.  Dalla Puglia, guardare al mare e pensare cosa c’è oltre ti fa venire soprattutto in mente l’Oriente. Terre lontane, mercanti di spezie, gente dalla pelle scura, olivastra.   

Il traghetto è ormai entrato in porto. Teresa, la mia collega degli uffici portuali mi porta con altrettanta puntualità il caffè e me lo porge sorridendo. Adesso insieme assisteremo al solito spettacolo del traghetto che si svuota la pancia piena di vetture ma soprattutto pullman turistici e camion. E sappiamo bene, io e Teresa, quanto questi traghetti sono “vettori” di disperati che nascondendosi sotto i grandi mezzi, provano ad arrivare nel nostro paese. Molti provano a scappare via appena il pullman o il camion ha lasciato la nave, rischiando di essere scoperti dalla vigilanza del porto, altri aspettano che i mezzi siano definitivamente fuori in strada. Sono per lo più asiatici, in gran parte provenienti dall’Afghanistan o dal Pakistan. La loro storia è quella ben raccontata nel libro “Nel mare ci sono i coccodrilli” di Fabio Geda. Ognuno di loro infatti potrebbe essere Enaiatollah, il protagonista. Viaggi lunghi ed interminabili, oltre che costosissimi e soprattutto molto pericolosi,  attraverso l’Iran, la Turchia e la Grecia, rischiando più volte di non poter proseguire. E poi, per chi ci riesce, il sognato sbarco nella Europa occidentale, per arrivare in Italia o molto più spesso per proseguire oltre e raggiungere parenti o amici in altri paesi del Nord Europa.

Bevo il caffè e guardo Teresa. Lei non è come me. Lei è del posto, di “Bari vecchia” come orgogliosamente tiene a sottolineare, vantandosi di aver giocato a calcio con Antonio Cassano nei prati che circondano il castello normanno-svevo quando erano entrambi bambini. Tuttavia il suo volto è una sintesi di questo posto e con i suoi lineamenti  è indubbiamente figlia di questa terra, dalla quale sono passati in molti e lei potrebbe benissimo avere antenati spagnoli o discendente di qualche mercante di spezie venuto dal lontano oriente. Il caffè è finito, torno al lavoro.


Domenico, 15/02/2015                                                                graphic by Stefano_D 



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