Il Grido: ricordi di vent'anni fa. (Filippo)

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IL GRIDO ...VENT'ANNI DOPO



Era la solita mattina di primavera di metà aprile 1996. Arrivo nel mio ufficio alle 9 (all’epoca lavoravo in una nota ditta di abbigliamento) e mi accingo a svolgere le consuete mansioni quando improvvisamente dalla radio (sintonizzata sulle frequenze di rtl102.5) sento un jingle con un coro di bambini che mi fa sobbalzare, c’era qualcosa di familiare in quel coretto inquietante. Alla fine del coro la coda del jingle informava che la settimana successiva sarebbe uscito il nuovo singolo di Umberto Tozzi. Wow, non stavo nella pelle, addirittura un promo per pubblicizzare l’uscita del singolo che avrebbe anticipato l’album. Bene, dissi, in un epoca in cui internet non esisteva e le notizie musicali le raccoglievi si e no in qualche “Sorrisi e canzoni”, questa per me era una notizia bomba. La settimana seguente aspettai di ascoltare il lancio del singolo e quando la radio lo programmò con tanto di presentazione rimasi estasiato: questo era il sound che volevo, questa era la grinta rock che mi aspettavo dal Nostro ma, soprattutto, restai colpito dal testo di una potenza e di una rabbia devastante. Divenne un’immediata hit radiofonica e per quasi un mese restò il brano più programmato dei principali network. Ricordo un aneddoto: un giorno di li a poco ricevetti in ufficio un noto cantante che all’epoca aveva appena pubblicato il suo secondo album e il singolo era “Non è mai stato subito”, avete capito bene di chi si tratta…, beh mentre si discuteva del più e del meno, la radio partì con “Il Grido”, è gli dissi “vedi Biagio, questo è un pezzo che mi piace!” Lui mi rispose, sorpreso che mi piacesse Tozzi, che sì in effetti era un pezzo tosto.  Il giorno dell’uscita del cd naturalmente corsi al mio negozio di fiducia e ne acquistai una copia. Rimasi colpito dalla copertina: bella, ma il Tozzi rockettaro lo proferisco con i capelli lunghi e, quel look mi spiazzò un attimino. A casa quella sera però, prima di mettere il cd sul lettore, ricordo che ascoltai l’intervista di presentazione a Radio Italia, intervista durante la quale suonarono quasi tutto l’album e dove il nostro si mostro soddisfatto del prodotto e, soprattutto, (strano a posteriori) della promozione e del supporto che la casa discografica gli stava dando; non era mai stato così soddisfatto disse. Finita l’intervista mi misi concentrato all’ascolto dell’album. Il Grido, pezzo già sentito in radio più volte, nella versione cd era un tantino più lungo e con un suono leggermente più morbido, un pezzo in puro AOR (Adult Oriented rock di stampo americano) di una potenza incredibile, con una performance vocale perfetta e graffiante e con un assolo di chitarra di Michael Thompson da brividi, forse il miglior assolo in assoluto in tutti gli album di Umberto. Poi il testo, un testo di denuncia che forse all’epoca sembrava un attimo azzardatpo ma, senz’altro premonitore è oggi attuale più che mai. Quando iniziò la traccia due, “Da che parte stai”, con quel riff hard rock e quel ritmo incalzante, pensai che Tozzi fosse impazzito; maccome due bombe così subito ad inizio cd?! E soprattutto ascoltandone il testo non riuscivo ad intuire con chi realmente ce l’avesse, tant’è che confusi il destinatario di quel testo (cosa oggi risaputa) con un esponente politico dell’epoca (Rutelli). La terza traccia “No keys no doors” è una bellissima ballata rock, anche questa in puro stile AOR, che a tutt’oggi reputo come una delle perle migliori di questo lavoro e che avrei sicuramente scelto come secondo singolo al posto di E Ti voglio, traccia nr. 4, ballata blues rock ma che ricorda fin troppo “Attimi” dall’album “Hurràh!”. La cosa migliore del pezzo è decisamente l’assolo finale di chitarra sempre di Michael Thompson. Si passa poi al rocker ritmato di “Ridammi la tua bocca”, tipico pezzo tozziano molto coinvolgente.  Con “Monotonia Rap” sono andato completamente in estasi, un altro pezzo rock ottimamente confezionato con un testo che potrebbe essere un inno al rock e rappresenta appieno la mia idea di musica (quella vera) e il mio totale rifiuto del rap e tutto quello che rappresenta. La successiva “Rosanna” è un vero e proprio omaggio (non cover) ai Toto e alla loro Rosanna, omaggio riuscitissimo, quasi a voler testimoniare che l’ispirazione e il sound di tutto l’album sia proprio la band californiana. Segue “Miracolo d’amore, bellissima e struggente ballata, giustamente poi scelta come terzo singolo. “Arriverà per sempre carnevale”, altra stupenda ballata rock, parte con un assolo di chitarra inconfondibile. Bellissimi testi e musica, siamo di fronte ad un'altra perla che, ahimè questa è l’Italia, fosse stata cantata da un Ligabue, la si sentirebbe ancora in qualunque radio nazionale. “Angeli” e “No Bandiere” chiudono questo capolavoro, la prima è una ballata rock davvero raffinata, siamo sempre a livelli di qualità altissimi, mente con “No Bandiere” Tozzi ritorna alle tematiche sociali con un pezzo molto intimo e indovinato contro ogni forma di guerra. Alla fine dell’ascolto mi dissi: questo è il disco che ho sempre sognato da Umberto, non avrei mai immaginato che dopo lo stupendo “Equivocando” il nostro potesse superarsi con un prodotto simile. Ci era davvero riuscito, grazie ad una produzione e ad un team di lavoro (Greg e la sua band) che insieme al nostro sono sempre stati sinonimo di qualità. L’album vendette subito moltissimo, entrò dritto al 3^ posto nella classifica degli album, e raggiunse le 150mila copie in breve tempo. Ma dopo l'enorme promozione iniziale (moltissime furono le interviste e i passaggi radio e televisivi, Festivalbar, etc), si cominciò a notare una certa freddezza già con il secondo singolo (che, ripeto a parer mio comunque fu una scelta errata) che ebbe un responso radio tiepido. Ascoltare 4/5 volte al giorno “Bumbum” di Irene Grandi, o 10 volte al giorno “Hai un momento Dio” del Liga e si e no beccare due passaggi di “E ti voglio” ti fa capire la proporzione di investimento dedicato al secondo estratto da questo album rispetto ai diretti concorrenti dell'epoca. Davvero peccato, perché ritengo che se si fosse creduto (tutti: casa discografica e Umberto compreso) di più in quel progetto e soprattutto in quella direzione musicale, la carriera di Umberto avrebbe, a mio avviso, avuto un andamento assai diverso da lì ad oggi.


Filippo, 23 settembre 2016                                       Graphic by, Stefano_D







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