Dabadan bam bam (Stefano_D)

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Dabadan bam bam

Relegata al ruolo di Cenerentola all’interno delle “magnifiche 3”, in primis dal suo interprete ( si sono celebrati gli anniversari di Ti amo e così sarà anche per Gloria), la canzone che esordì nell’estate di 40 anni fa aveva l’arduo compito di dimostrare che la costituita coppia di autori Bigazzi&Tozzi era di un potenziale enorme e che il successo, enorme quanto inaspettato dell’anno precedente, non fosse stato una meteora ma il primo tassello di una rispettabile discografia di livello internazionale.

La parola “TU” nella intrapresa strada della coesistenza del suono generato dalla parola che andava sovrapposto al suono della musica, non risultò particolarmente impegnativo da adottare. Grazie alla brevità, al concetto espresso in una  sola consonante e vocale e andando ad occupare uno spazio facilmente intercambiabile con l’analogo significato in altre lingue, gli autori sfornarono un altro successo che fu sia internazionale sia, data la bontà del progetto, anche intergenerazionale sfidando il tempo breve di una estate.

Il brano Tu si presentò in modo subito coinvolgente ma soprattutto gioioso con quel richiamo atavico al suono delle campane e al loro significato di festa, inchiodando nella memoria quell’incipit  fatto di Dabadan ban ban che rilegò immediatamente il Nostro nel “reparto commerciale” da parte di quei critici musicali impregnati di cantautorato d’impegno. Questi  andarono subito in tilt nel decifrare la volontà bipolare espressa nel testo consistente  nel volere allo stesso tempo un cielo sempre più sereno e  una pioggia continua e incessante e all’ubiquità tipo “caccia ai Pokemon” fatta di imprecisate posizioni non meglio definite se non con stiamo qui e stiamo là.

La firma degli autori sull’impiego onomatopeico o quasi delle parole si può notare anche nel brano Zingaro, traccia in apertura nel lato B del 33 giri (una canzone inspiegabilmente lasciata negli archivi anche nell’occasione dell’album Superstar).

Il long playing venne impaginato nei primi tre brani alla maniera di concept album dove il concetto di Tu veniva esteso dalla persona oggetto di attenzioni , in qualcosa di più grande e laico (Hey sole!) per arrivare anche  a coinvolgere un’entità  superiore dando un connotato senza dubbio più spirituale sotto forma di preghiera (Tu, domani).

L’album rappresenterà anche l’ultimo tentativo di affidare il proprio lavoro a dei strumentisti e arrangiatore “trovati in casa”. Il risultato di autocritica di Umberto nel cercare un sound più affine a quello che aveva in mente e la maturata convinzione di Bigazzi di entrare con abiti adeguati in un mercato internazionale convinse  infine quest’ultimo, che era anche produttore, di effettuare un salto di qualità con un conseguente esborso finanziario più impegnativo da affrontare in futuro. I risultati, prendendo in considerazione il brano che era il retro del singolo, “Perdendo Anna” ,rimangono tutt’ora evidenti. Pur essendo distanti solo 2 anni, la versione live inserita nel doppio “in concerto” del 1980 è incontestabilmente migliore della versione studio grazie all’apporto di Greg Mathienson. Il tutto può forse aprire scenari fantastici (nel senso di fantasiosi) su come sarebbe stato l’album Tu se il materiale della coppia Bigazzi&Tozzi avesse incontrato “gli americani” un anno prima.

Una nota di merito riguarda  la copertina, bellissima, che  illustra il significato del titolo con quella assenza  che è la vera protagonista della foto e con una aderenza tra titolo e immagine che non sarà sempre scontata nella produzione del Nostro (da notare che anche l’immagine in quarta di copertina ha in posizione centrale l’ombra quasi a confermare l’immaterialità dell’assenza).

Non a distanza di tempo ma quasi subito, grazie al notevole successo, si potè considerare questo lavoro come una scommessa vinta. Voluti con determinazione  in questo album, i risultati che ne ricavarono resero gli autori ancor più motivati ( e lo furono davvero per diversi anni) . In un’intervista dell’epoca (settembre 1978) Umberto così si espresse: “L’ambiente musicale è fatto anche di persone che aspettano un tuo passo falso per annientarti. Ma io farò di tutto per deluderli” (non ricordo le parole esatte ma il concetto. NdA). Era con queste premesse e con il loro talento che Umberto e il maestro Bigazzi affrontarono l’autunno del 1978. Ma a quel punto l’estate era già finita e un’altra storia stava per iniziare.

4/06/2018 Stefano _D                                                            graphic by Stefano_D 




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