Lascia che sia (Stefano Dalto 1.11.2021)

abbey-road

LASCIA CHE SIA

Ogni calciatore sa che nelle partite c’è un muro invisibile chiamato fuorigioco, oltre il quale ogni azione perde la sua validità. Il muro invisibile per Bigazzi&Tozzi era noto: scavalcare quella barriera voleva dire entrare in un settore di appannaggio del cantautorato, una sorta di casta di calciatori che ben si guardavano dallo scendere in campo in tornei quali Sanremo, Festivalbar nonché certi spettacoli destinati ad un pubblico di massa, quasi fosse un girone Interregionale, loro che giocavano in Serie A e nelle coppe europee.

Va da sé che la produzione di Bigazzi&Tozzi ha spesso trattato tematiche sociali, ma avendo avuto successo con brani che non trattavano questi argomenti, la credibilità rimase compromessa. I marchi, nei prodotti, hanno determinato rigide barriere, invisibili ma altrettanto concrete: Tavernello potrebbe produrre il miglior spumante in bottiglia ma venderlo con quel marchio sarebbe un suicidio commerciale.

Bigazzi&Tozzi hanno provato nel 1987, a Sanremo (finora snobbato da Umberto), a proporre qualcosa che andasse oltre il “cuore/amore” nei testi, raggiungendo un successo solido, benchè condito da una partecipazione corale con Morandi e Ruggeri che, ripartendo la responsabilità individuale ad un terzo ciascuno, rendeva il tutto plausibile e costituiva una protezione da eventuali critiche individuali. In fondo erano gli anni di Do they Know it’s Chrismas? (Band Aid -1984) e We are the world (USA for Africa - 1985): il solco sulla neve era stato tracciato e la direzione nota e sicura.

Ma quando Umberto si presentò da solo (Gli altri siamo noi – CGD East West 1991), l’attacco da parte di alcuni critici fu spietato. “A quarant’anni Tozzi scopre gli altri” fu il fischio con cartellino rosso dalle pagine de La Repubblica da parte di Gino Castaldo nelle vesti di un arbitro “con un bidone di immondizia al posto del cuore”. Tuttavia Umberto uscì a testa alta da quella edizione: considerato il vincitore morale  della rassegna, si portò a casa il premio Recanati (in fondo Leopardi né Le Ricordanze quando scrive: “Della rana rimota alla campagna… usa l’allitterazione per dare un suono alle parole, cifra stilistica costante di Bigazzi&Tozzi accentuata nel periodo 79/80: basti pensare ai soli titoli, da Qualcosa qualcuno a Stella Stai, da Mamma Maremma a Dimmi di no), per la frase: “i muri vanno giù al soffio di un’idea, Allah come Gesù in Chiesa o dentro una Moschea”. Sono passati 40 anni da quell’album, da quel brano e da quel monito offerto come metafora. Allora fu facile assoggettare le immagini di due anni prima quando il muro di Berlino venne rimosso e la folla di tedeschi festanti e di nuovo uniti divenne la notizia dell’anno. Oggi purtroppo, perché si tratta di costruzione e non demolizione, altre immagini andranno ad innestarsi a quelle ormai d’archivio: la Polonia costruirà un muro di oltre 100 chilometri sul confine con la Bielorussia per respingere gli altri, così come fece l’Ungheria sul confine con la Serbia nel 2015.

L’album, che vendette in Italia quasi 200mila copie, fu un successo anche in Francia e pose le basi per un tour europeo ricco di presenze e consensi. Tuttavia, c’è una parte di fans che guarda a questo album con lo stesso sentimento che poco più vent’anni prima, i fans dei Beatles accolsero Leti t be.  L’album dei Fab Four uscì postumo in quanto un mese dell’uscita, venne ufficializzato lo scioglimento del gruppo. Se la coppia Bigazzi&Tozzi avevano spesso guardato ai lavori dei Beatles per ispirarsi (il Nostro dichiarò spesso di essere un fan di McCartney arrivando anche a fare ipotetici parallelismi spazio-temporali che portavano a 5 membri la composizione del gruppo di Liverpool), ora sono i fans di Umberto, con la copertina de “Gli altri siamo noi” in mano che guardano a Leti t be. Il motivo è presto spiegato: l’album uscì postumo. Anche se l’ufficializzazione della rottura tra Bigazzi e Tozzi avvenne tempo dopo, la rottura venne mentre l’album era in preparazione. La vicenda che determinò la rottura è nota e portò quasi immediatamente alla cessazione della collaborazione dopo 16 anni. Alla presentazione dell’album Umberto dichiarò che alcuni brani (messi in coda nella scaletta del disco) erano una specie di regalo ai fans storici. In realtà, i brani non avevano trovato posto negli album Gloria e Poste ’80 e in quelli successivi in quanto vennero giudicati “al di fuori della linea editoriale” e, rimasti nel cassetto, ora costituivano l’adeguato compromesso per chiudere l’album. “Gli altri siamo noi” nel tempo ha assunto questa sfumatura ibrida, un termine di per sé positivo nel mondo anglosassone in quanto espressione di qualcosa di superiore al normale ma, trovarci delle positività è francamente difficile. Verrebbe voglia di tornare indietro e convincerli a riprendersi, a gridare loro “Get Back”. Ma la Storia è andata diversamente e noi fans di B&T abbiamo dovuto accettare quanto accaduto: un sentimento adagiato sulle note di “Let it be”.


Stefano_D 1.11.2021



Attimi © 2006-2016
A tribute to Umberto Tozzi
SMF 2.0.13 | SMF © 2011, Simple Machines
Enotify by CreateAForum.com
TinyPortal © 2005-2012

Indietro all'articolo