Una serata di provincia (Stefano Dalto 31.12.2023)

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Una serata di provincia

Nelle serate di fine autunno il sole tramonta presto e il richiamo delle luci di un locale diventa più attraente. Io, Franco, e Mario, decidemmo che dopo nove ore potevamo abbandonare le quattro pareti dell'ufficio per delle birre e quattro chiacchiere e sciogliere così le tensioni della giornata lavorativa.

Entrammo nel locale discretamente affollato; la luce soffusa creava un'atmosfera perfetta per rilassarsi. Le conversazioni presero vita e, molto probabilmente a causa di una canzone di una cantante che in quel momento andava per la maggiore e che era diffusa in sottofondo nel locale, si finì a parlare di musica.

Franco immergeva i bocconi del suo toast nel piattino di salsa rosa la quale generava un profumo di senape e arancia che si intrecciava con le nostre voci. La conversazione aveva rapidamente abbandonato le considerazioni di carattere generale per approdare sui 'dischi bianchi' di Battisti. Franco e Mario, complici nel culto di quegli album, li possedevano tutti, vinili, ristampe su vinile e su CD compresi e addirittura Franco disse che le riproduzioni su cassetta avevano una qualità incredibile. Io facevo capolino, se così si può dire, in questo universo con l’acquisto di 'Eh già', appena uscì.  Lo misi sul giradischi solo un paio di volte, del tutto incompetente a poter dire qualcosa di interessante.

Mario, con la sua calma contagiosa, iniziò a tessere le lodi di quei capolavori, ribattezzati da lui stessi 'composizioni' anziché semplici canzoni. I testi di Pasquale Panella, incisi nei cosiddetti “dischi bianchi”, erano per lui un'esperienza trascendentale. "Non sono composizioni per tutti", affermava con occhi brillanti, "solo chi ama Lucio profondamente può veramente coglierne l'essenza. Per gli altri, quelli che hanno l’associazione di Battisti con le 'bionde trecce, gli occhi azzurri e poi', quei testi sono una lingua sconosciuta, incomprensibile. Bisogna ascoltarli senza pregiudizi, dimenticando tutto ciò che è venuto prima, solo così potrai assaporarli senza confronti inutili."

La faceva facile. Volevo dirgli che insomma, io compro un disco perché mi regala emozioni, non perché queste me le devo cercare per forza e magari con delle basi di filosofia.

Continuai a rimanere in silenzio. Pur non essendo battistiano, ne riconoscevo l'indiscutibile grandezza. Tuttavia, non amando Lucio in modo diciamo “completo”, mi sentivo estraneo a quel mondo di "incredibile bellezza", come lo definiva Mario. Con la seconda birra, Franco espose la sua teoria sulla fine della partnership Mogol-Battisti, un argomento che, sorprendentemente, resisteva al trascorrere dei decenni.

"La storia di Lucio Battisti giungeva al termine, e il motivo principale era la sua voglia di cambiare. Non si sentiva più appagato dal fatto di dover arrivare ai primi posti in classifica, desiderava nuove sfide, un'evoluzione artistica senz’altro condivisibile”. Le parole di Franco erano accompagnate dal gesto della mano che intingeva toast in quella nella salsa rosa, e poi, dopo un morso, portava a spasso il boccone davanti a me con grandi gesta quasi a dipingere un’invisibile quadro che descriveva la nuova era battistiana.

"Lucio voleva respirare novità. La collaborazione con Mogol era al termine perché cercava quella innovazione, oltre che nella musica, anche nei testi, innovazione che il paroliere non poteva assecondare. Guardate che, Luberti e altri parolieri li avevo scoperti solo leggendo le note di copertina. 'A mano a mano', la canzone di Cocciante, ripresa poi anche da Rino Gaetano, il testo è di Luberti, così come 'Margherita', 'L'alba', 'Quando finisce un amore' e tante altre perle. Notare che Riccardo Cocciante non è etichettato con il marchio Luberti. Lucio, invece, era come se portasse tatuato il marchio Mogol. Mango, nonostante scrivesse canzoni con Mogol e Panella, non aveva il marchio Mogol, e lo stesso valeva per Cocciante, Zucchero e tanti altri che sfuggono a questa etichetta. L'unico a sperimentare questo, chiamiamolo 'problema del doppio cognome' è stato Lucio Battisti; degli altri, sinceramente, non mi viene in mente nessuno. Pensate anche alla coppia Bigazzi-Bella, nessun marchio!"

Da buon tozziano mi sembrava questo il momento per intervenire, se non altro per rimarcare che un marchio di fabbrica pari a Mogol/Battisti era senz’altro il Bigazzi/Tozzi rispetto a Bigazzi/Bella ma persi il momento, come un portiere che in uscita disperata viene facilmente dribblato e guarda il pallone entrare a rete senza poter fare più nulla.

Mario si inserì: "Lucio si era stancato sia artisticamente ma anche sul piano umano. E, soprattutto, aveva questa palla al piede, come l'aveva definita sua moglie in una lettera. Parlo di quelle relazioni che si attaccano come cozze sugli scogli e che è difficile separare”

Franco ripartì, gesticolando ovviamente come un perfetto italiano: 'E le denunce per i confini di casa e tutto il resto, la liquidazione della società... sempre per denaro. E’ stata una forma di vendetta di Mogol, scaricato da Battisti. Lucio voleva essere libero di creare, di cercare nuovi aspetti musicali'. Guardavo i miei colleghi mentre discorrevano animatamente. Le loro voci si fondevano come rombo di una moto che si allontanava veloce lasciandomi solo nel silenzio dei miei pensieri.

Eppure, anche Bigazzi e Tozzi avevano scritto pagine di storia della musica, e anch'essi, a un certo punto, si erano separati e costretti ad inseguire nuovi traguardi professionali in altro modo. Tozzi si era trovato a scrivere e comporre i nuovi album, senza collaborazioni di firma. Aveva chiesto l'aiuto di Mathienson per arrangiamenti e produzione, ma questo non lo aveva favorito nell'esplorare territori musicali inediti. Avevo visto nell’ingaggio del musicista californiano, una scelta prudente; anziché un salto nel vuoto, aveva preferito un "usato sicuro". Erano nati album interessanti come 'Equivocando' e 'Il grido', ma il nuovo percorso non mostrava un "dopo Bigazzi" in maniera netta, lo stacco era stato per me inavvertibile.

Con 'Aria e Cielo', Tozzi aveva cercato una svolta, più che altro per necessità non riuscendo a scrivere testi che lo soddisfacevano per le sue musiche, Chiamò Mogol. Un Mogol che ora mi sembrava, ascoltando i miei colleghi, uno “scarto di Battisti”. Avrebbe potuto creare un filone importante come quello che aveva dato vita con Cocciante? Avrebbe potuto generare brani come 'Cervo a primavera', 'Il mio amico carissimo', 'Celeste nostalgia', 'Passeggiando in bicicletta'? Poteva fare un exploit come “Vita” per Dalla/Morandi?  La risposta era nell’evidenza dei fatti.

Questa conclusione mi arrivò quando accesi la luce e appoggiai le chiavi vicino all’attaccapanni.

Quello che continuava a frullarmi in testa era immaginare come sarebbe stata la carriera di Tozzi se il connubio con Bigazzi non si fosse mai interrotto. E riguardo a "Aria&Cielo"... se a stendere le parole ci fosse stato ancora una volta Bigazzi, che testo sarebbe uscito?

A darmi cattive idee fu senz’altro un eccesso di luppolo, perché mi dissi che una risposta poteva arrivarmi dall’intelligenza artificiale. Se era possibile ascoltare un brano inedito dei Beatles con la voce di Lennon nel 2023, si poteva creare un testo inedito “alla Bigazzi”?  Era possibile sfidare il destino e fargli prendere un’altra strada? Si poteva deviare quelle pallottole che avevano fermato artisti come Van Gogh e John Lennon? In altre parole, si poteva far scorrere il tempo all’indietro, come un nastro registrato, fino al punto che più interessava?

Aprii il notebook, che stava sul ripiano insieme ad un libro di Kawabata, Bellezza e tristezza, che avevo iniziato a leggere e un pacchetto di sigarette. Ne accesi una e entrai nel portale dell’Intelligenza Artificiale. Posi la domanda:

Puoi cambiare un testo di una canzone?

Intelligenza Artificiale: - Certamente, posso aiutarti a riscrivere il testo di una canzone. Tuttavia, hai un testo specifico in mente o desideri creare uno completamente nuovo? Fammi sapere quale sia la tua preferenza o se hai già alcune idee su argomenti o temi che vorresti includere nel testo rielaborato-

Risposi: Questo è un testo scritto da Mogol. Puoi riscriverlo come se fosse scritto da Bigazzi mettendolo in rima e mantenendo il titolo di “Aria e Cielo”?

Intelligenza Artificiale: -Certamente, ecco una possibile rielaborazione del testo della canzone con uno stile immaginario ispirato a Giancarlo Bigazzi, mantenendo il titolo "Aria e Cielo" (tra parentesi il testo originale):

 

Aria e cielo, sì che ci scivolo, (Io ci sto sì che ci sto)

nel respiro profondo, tra l'azzurro un volo. (dentro mi butto sia bello o brutto il mare)

Cielo a trame vapore in fili di lana, (Io ci sto non so dire di no)

sospesi da una nota lontana. (a costo di affogare)

Io respiro questa blu brillante, (io mi do a volte mi do)

un frutto la vita una danza vibrante. (ho questo vizio la libertà mi accende)

Non nego l'orizzonte e mi abbandono, (io lo sò che pago tanto lo so)

Nel vuoto a perdere e ritrovare un suono. (l’aria mi prende mi porta in alto)

Aria -nel blu di una leggera melodia (Cielo – Azzurro grande trasparente il cielo)

nuvole terse in righe come poesia. (come l’anima grande del mondo)

 Cielo – azzurro, infinito respiro il cielo (Aria – Pulita e tersa mi attraversa l’aria)

Foglie volano nell’aria è come vento il pensiero. (la sostanza vitale che nutre il mio amore per te)

Sì, per te, sì di più, di più,

Lascio che il vento porti via l'addio. (Eh sì mi và si che mi và)

Rinasco in profumo saprai che sarò io. (la vita è un frutto e io ci stò mi butto)

Cielo azzurro, come l'anima serena, il cuore batte al ritmo di un motore. (si che ci sto non so dire di no anche a costo di pentirmi)

In questo viaggio senza paure, (non so arrestarmi né limitarmi)

senza zavorra, la firma in colore, la mano dell'autore. (forse è sbagliato ma sono sparpagliato)

Aria e cielo, mi sorvolano, (si lo so che pago tanto lo so)

note d'amore nell'aria si accendono (l’aria mi prende mi porta in alto)

Sì, per te, sì di più, di più.

Intelligenza Artificiale: Spero il testo rispecchi lo stile caratteristico di Giancarlo Bigazzi. Fammi sapere se c'è altro con cui posso aiutarti! L’Intelligenza Artificiale può commettere errori. Considera di verificare le informazioni importanti.

 

Chiusi il notebook. Ero sorpreso e allo stesso tempo pentito, quasi come Psiche quando aprì il vaso di Prosperina e si rese conto di aver disobbedito agli dei.

Questa serata poteva spegnersi così come la luce azzurra del computer in arresto che illuminava le lenti dei miei occhiali, come la luce della mia stanza.

Il passato era qualcosa non si poteva cambiare. Era solo possibile fare suggestive ipotesi, iconici film come Ritorno al futuro, realtà ipotetiche con l’aiuto dell’intelligenza artificiale aggiungendo due birre medie, forse tre. Brandelli di mozziconi nel portacenere tra la nebbia del soggiorno. Entrato nella doccia guardai ai miei piedi l’acqua mista a schiuma che, dopo avermi investito con il suo tepore rilassante, lentamente spariva nello scarico. Come scrisse Kawabata: sia l’acqua che il tempo non fluiscono mai all’indietro.


31.12.2023 Stefano_Dalto




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