Biografia di Umberto Tozzi

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          MA CHE SPETTACOLO … L’album che (non) aspettavi!

A distanza di due anni e mezzo Umberto Tozzi è tornato con un nuovo album. Il fan, si sa, ha sempre sete di nuove canzoni dal proprio idolo, quindi in cuor nostro tutti speravamo in un nuovo lavoro prima o poi. Forse non lo aspettavamo adesso, o meglio, lo aspettavamo in una forma diversa. “Ma che spettacolo” invece è non solo un ritorno non previsto, ma soprattutto molto gradito. Gradito perché il nuovo album ci porta un Umberto Tozzi particolarmente ispirato e non solo nella veste di compositore, ma anche nella veste di validissimo arrangiatore e musicista. Il nuovo disco di Umberto risulta tale nel vero significato dell’aggettivo. Innegabile che il nuovo album sembri figlio di un momento di maggior vivacità creativa rispetto a quello che ha dato vita agli inediti di “Yesterday, Today”. Lo si nota nella sostanza (testi e musiche) ma anche nella forma (arrangiamenti). Non ce ne voglia il buon Greg Mathieson, al quale il tozzimondo sarà sempre legato, ma c’era tanta voglia di ascoltare qualcosa di nuovo e di diverso. Ed il nuovo è arrivato per merito dello stesso Umberto, che si è rimesso in gioco ed  ha curato gli arrangiamenti di tutte le canzoni (non succedeva forse dai tempi di “Eva ed Hurrah”) ed ha suonato le tastiere nella maggior parte dei brani. Arrangiamenti moderni e curati, dove Umberto ha messo dentro però anche molto della sua esperienza ultradecennale, passando da richiami synth vagamente anni ’80 ad alcuni momenti che riportano a sonorità ascoltate in “Tozzi/Masini” ed anche sperimentali (il riferimento è ad “Heterogene”). Il disco si fa apprezzare anche per la qualità del suono: mixaggio e masterizzazione risultano molto più riuscite rispetto ad alcune delle più  recenti produzioni, e di questo il merito va condiviso con tutto il team che ha lavorato a questa produzione, con una citazione speciale per Raul Girotti, l’Over Studio ed i musicisti.  

 

Che cosa era lecito attendersi da un nuovo disco di Umberto Tozzi? Da uno che forse ha già scritto le pagine più belle della sua carriera e, che per sua stessa ammissione, difficilmente ripeterà certi capolavori del passato?  Belle ed ispirate canzoni d’amore e quelle ci sono, con interpretazioni molto sentite e coinvolgenti. Qualche riflessione con disincanto sui mali del mondo, alla Tozzi, senza grandi pretese ma valide, e ci sono anche quelle se pensiamo alla title track ed a “Hammamet”.  Il disco include in tutto 13 canzoni. Le novità, per il pubblico più affezionato, in realtà sono 10 visto che tre canzoni erano già state proposte nei live degli ultimi due anni. Tra queste spiccano, oltre alle già citate, “Nel dire si nel dire no”, “Eternel”, “Quell’inutile addio”, “Intorno a me”, “Che amore sia” e “Sarà per sempre”. Cosa fa di un disco un bel disco se non la presenza di belle canzoni? In questo album almeno 10 canzoni su 13 passano l’esame a pieni voti, per cui non temiamo di essere smentiti nel dire che “Ma che spettacolo” è un bel disco, senza voler stare a fare inutili paragoni con produzioni passate o con il periodo legato a Giancarlo Bigazzi. Questo è probabilmente il meglio che il Tozzi di oggi può dare al proprio pubblico e sinceramente non ci sembra poco.


Domenico, 31/10/2015

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AUTUNNO ROSSO… Ma che Spettacolo!

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Come anticipato con il precedente editoriale, Umberto Tozzi sta per tornare con un nuovo lavoro. Adesso ne sappiamo qualcosa in più ed abbiamo il piacere di annunciare l’uscita di un nuovo album di inediti, il 17esimo della sua lunga carriera (esclusi dischi live e raccolte più o meno ufficiali), dal titolo Ma che spettacolo. 

Sapevamo già da tempo che Umberto Tozzi stava lavorando ad un nuovo progetto. Tuttavia, dalle poche notizie che circolavano, eravamo orientati a pensare che il lavoro in questione riguardava la pubblicazione in cd e dvd del concerto evento tenuto a Padova nel Dicembre 2012. Da allora Tozzi ha continuato a suonare live, nei teatri e nelle piazze, ed in questi anni ha presentato tre nuove canzoni che dovevano essere gli inediti da accompagnare alle hits registrate live a Padova. Invece, con grande e piacevole sorpresa, veniamo a sapere che oltre ai noti tre titoli, Sei tu l’immenso amore mio, Meravigliosa e Andrea’s song, c’è dell’altro. Molto altro. Talmente tanto altro materiale da consentire ad Umberto di pubblicare un nuovo album vero e proprio e non limitarsi alla pubblicazione di un live con alcuni inediti.

 

La serata di Padova tuttavia non è finita definitivamente nel dimenticatoio, anzi, le registrazioni video troveranno finalmente la loro collocazione nel DVD che affiancherà il nuovo disco nella versione Deluxe. Ancora non abbiamo notizie certe riguardo la presenza di un terzo disco con il concerto in formato audio.

 

L’uscita del disco è prevista per fine Ottobre, nelle prossime settimane scopriremo pian piano ulteriori dettagli e ne sapremo di più. Quel che è certo fin da ora e che Umberto Tozzi sta per tornare con un nuovo lavoro, a detta sua e di alcuni collaboratori (tra i quali il “nostro” Raul Girotti) molto ispirato. Un nuovo lavoro che esce in un periodo dell’anno atipico per Tozzi, considerato da molti il cantante estivo per eccellenza. Ma arriva giusto in tempo per scaldare i cuori tozziani durante i mesi invernali che ci attendono.

 

E se poi arriva anche il vinile …

 

Domenico, 4/10/2015

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Estate 2015, Work in Progress…

Estate 2015, i fan di Tozzi sono orfani di una hit estiva del loro beniamino. A dire il vero mancano latitano anche tappe del consueto tour estivo al quale Umberto ci ha abituato da diversi anni ormai. Eppure non dobbiamo disperare. Alla mancanza di nuove canzoni si sta lavorando e i lavori in corso giustificano il minor numero di concerti estivi. Eh già, perché proprio nei giorni di questa calda estate, ci arriva la notizia che vuole Umberto al lavoro su un nuovo progetto discografico, con tanto di foto che vedono Tozzi impegnato in sessioni di mixaggio anche notturne. Ma a cosa sta lavorando Umberto? La risposta più logica e verosimile è che finalmente verrà completato il lavoro da tempo anticipato e che quindi si vada verso la pubblicazione del cd/dvd del concerto tenuto a Padova nel Dicembre 2012. Sappiamo già da tempo che Umberto ha da parte tre inediti, proposti più volte live, e speriamo che ad arricchire il lavoro ci sia qualche ulteriore chicca.

Per il momento non sappiamo molto. Ci limitiamo quindi alle poche informazioni che abbiamo, soprattutto fotografiche. E quindi abbiamo visto che i musicisti coinvolti sono gli stessi della band che da più di 10 anni accompagna Umberto Tozzi nei suoi live. Le altre informazioni che abbiamo è che Umberto sta registrando e mixando il nuovo lavoro presso l’Overstudio di Cento, in provincia di Ferrara. E’ uno studio di registrazione che negli anni è stato utilizzato da molti big della musica italiana, da Branduardi alla Pausini, dagli Stadio a Biagio Antonacci, da Ornella Vanoni a Samuele Bersani fino ad arrivare a Vasco Rossi. Ed in questi giorni il nostro forum vanta anche la presenza dello Studio Manager Raul Girotti in qualità di utente. 

Mentre scriviamo non abbiamo idea sui tempi di pubblicazione. Ovviamente ci auguriamo che il lavoro sia pronto al più presto è che venga pubblicato già a fine estate o al più tardi in autunno. Sappiamo però che spesso la pubblicazione di un disco ha un percorso da seguire, fatto anche di scelte strategiche, e la sua ultimazione non coincide necessariamente con la sua pubblicazione.  Quello che è importante al momento è sapere che Umberto è al lavoro e che ha ancora voglia di regalare emozioni ai propri fan, e già questo è sufficiente. Sappiamo che presto la già lunga e gloriosa carriera di Umberto Tozzi si arricchirà di un nuovo esaltante capitolo. E noi qui, come sempre, in fiduciosa attesa.


27.07.2015, Domenico


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Quello che segue è  un altro racconto preso dal sito di Guido Guglielminetti. Anche questa testimonianza, come la precedente, riporta aneddoti interessanti e spassosi che avremo modo di leggere in un libro di prossima pubblicazione di Guido stesso che uscirà entro la fine dell'anno.



Della stessa.... PARROCCHIA


Abitavo a Torino in corso Peschiera al 309, stiamo parlando più o meno del 1965/66.

Non era da molto tempo che ci eravamo trasferiti: mia madre, mia nonna ed io, e ancora non conoscevo nessuno, quindi mi stavo guardando intorno. Appena dietro casa c’era una parrocchia molto attiva, gestita evidentemente da un parroco intelligente e molto dinamico, infatti c’era al suo interno un bel giro di gruppi o meglio “complessi” come si diceva allora!

Ho incominciato a frequentare la parrocchia di Pozzo Strada, così si chiama il quartiere, perché a breve ci sarebbe stata una gara di “complessi”, quindi al pomeriggio andavo a spiare le prove.

Entrando nel cortile, sulla destra, c’era una stanza che il parroco aveva adibito a sala prove. Dalla finestra di questa stanza, cercando di non farmi vedere, spiavo i musicisti che provavano. Quando tornavo a casa, mettevo un disco nel giradischi che mia madre aveva comprato con “Selezione dal Reader’s Digest” e fingevo di suonare la chitarra, sognando di essere su un palco. Non lo sapevo ancora ma praticamente avevo inventato il playback, come tanti miei coetanei!

Io andavo lì ogni giorno sperando provassero e aspettavo. Chiaramente non provavano tutti i giorni, ma io aspettavo ugualmente. Poi li vedevo arrivare! Anzi per la verità prima li sentivo. Era tutto un ridere e scherzare e spingersi fra di loro, si vedeva che erano affiatati, che si divertivano. Avevano sempre due o tre ragazze al seguito il cui unico compito era guardarli con aria sognante quando suonavano, prendevano molto seriamente quel ruolo di groupies e guardavano con aria sognante i loro idoli anche quando non suonavano.

Il leader del gruppo, cantante e chitarrista, si chiamava Umberto “Roddy”: capelli lunghi, rossi, magrissimo, maglietta attillata e jeans sopra la caviglia con calzino rigorosamente bianco (Michael Jackson non ha inventato niente!!). Molto sicuro di sè e consapevole del proprio fascino un po’ effemminato, come usava allora, si muoveva proprio come una rockstar. Alla batteria c’era Sandro “Davy”: caschetto nero e sguardo tenebroso, il massimo del suo sorriso era un leggero quanto impercettibile sollevamento del lato sinistro del labbro superiore, quando proprio si stava sganasciando dalle risate! Magrissimo anche lui e naturalmente sempre con le bacchette in mano. Questi due erano i personaggi intorno ai quali ruotava tutto, poi si aggiungevano a volte altri, ma non erano certo del loro calibro! Perchè nel rock conta anche l’aspetto fisico, e loro due sembravano fatti apposta per stare su un palco!

Io naturalmente li emulavo in tutto: capelli lunghi, biondi, magrissimo, magliete attillate, jeans corti e calzino bianco, che a scuola fra l’altro mi aveva fatto guadagnare l’appellativo di: “Finocchio”. Per chiudere la cerniera dei jeans mi dovevo sdraiare sul letto, tanto erano attillati.

Un giorno mentre stavano suonando solamente loro due, perchè avevano cambiato l’ennesimo chitarrista, Umberto mi vide che stavo sbirciando dalla finestra e mi fece cenno di entrare. Volevo sprofondare! Primo perchè mi ero fatto beccare che stavo spiando, secondo perchè erano i miei idoli. In quel momento sarei scappato, ma il mio animo che comunque era da rocker me lo impedì, quindi entrai. Le groupies mi guardavano incuriosite come se fossi un essere alieno ammesso alla corte dei loro idoli, Umberto e Sandro invece erano simpaticissimi e mi sentii subito a mio agio. Umberto mi chiese se suonavo e io con la faccia tosta che mi ha sempre contraddistinto gli dissi che suonavo la chitarra. In realtà stavo imparando a suonare con una chitarra acustica che avevo trovato nel retro del negozio di mobili che aveva mio padre, da cui andavo a lavare le vetrine.

Umberto mi disse che ne avevano già parlato tra di loro, perchè mi avevano già notato, e che secondo loro io potevo essere l’elemento che stavano cercando. Non stavo più nella pelle, per me era come se si stesse realizzando un sogno, quella sera raccontai tutto a mia madre, che ne fu molto contenta perchè mi era complice in tutto, al contrario di mio padre che pensava fossi solo un perdigiorno, capellone, buono a nulla. Tanto io vivevo con mia madre!

L’indomani mattina mia madre mi portò in un negozio di strumenti musicali e mi comprò la mia prima chitarra elettrica: 49.000 Lire, me lo ricordo ancora e non lo dimenticherò mai, perchè per lei, separata e quindi unica fonte di reddito della nostra famiglia, fu un grande sacrificio! Sono contento comunque di aver messo a frutto i suoi sacrifici!

Incominciammo quindi le prove. Prevalentemente suonavamo pezzi dei Beatles e dei Rolling Stones. Eravamo sempre insieme come si confà ad un vero gruppo, quando non facevamo le prove in Parrocchia, andavamo ai giardinetti con due chitarre acustiche. Per l’occasione Sandro suonava la panchina e le groupies sognavano con la voce di Umberto.

Qualche concorso lo vincemmo anche, ma non è che dessimo eccessiva importanza alla cosa, eravamo gli idoli del nostro quartiere e questo già ci piaceva.

Ma a volte nei Concorsi si incontrano strani personaggi……..


Racconto di Guido Guglielminetti                 http://www.guidoguglielminetti.com/

Per chi volesse commentare l'articolo nel forum, dopo essersi iscritto, deve seguire il seguente percorso: Attimi>>Forum>>Umberto Tozzi>>A proposito di Umby>>I ricordi di Guido Guglielminetti

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15 Feb 2015 - PEZZI DI ALTRI NOI

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Pezzi di altri noi

E’ una di quelle mattine che solo certe giornate d’inverno ti sanno regalare. L’aria è tersa, fredda, ma il cielo è azzurro, limpido, c’è il sole ed una luce bellissima. Il blu del cielo e del mare si abbracciano in una sottile linea d’orizzonte che oggi si riesce solo ad immaginare. E’ una di quelle giornate in cui ringrazio il destino per avermi fatto arrivare in questo angolo d’Italia. Ad aiutarmi nel trovare il confine tra cielo e mare ecco spuntare all’orizzonte la sagoma del traghetto della Superfast Ferries in arrivo dalla Grecia.

Sorrido… sorrido pensando al  disappunto con il quale avevo accettato il trasferimento da Trieste a Bari.

Già lasciare la mia Roma per andare al Nord-Est fu tutt’altro che facile e mi trasferii già allora con un misto di tristezza e paure nel cuore. Si paura di non ritrovarmi in un'altra città, in mezzo a gente diversa da me. Ed invece Trieste fu una piacevole sorpresa. Con l’eleganza delle sue piazze, con i suoi caffè storici del centro, Trieste ha un atmosfera mitteleuropea  che mi ha conquistato. Ma non solo, a Trieste si respira forte aria di Est, dove questo termine evoca la storia. Terra di confine, crocevia di popoli che si mescolano, e trovi testimonianza di questo nella vita quotidiana. Nella cucina ad esempio, dove piatti della tradizione italiana si mischiano a piatti di origine austriaca o slava. D’altra parte i balcani e le musiche gitane alla Goran Bregovich sono dietro l’angolo, le avverti più vicine degli Appennini e delle melodie nostrane.

 

Adesso sono a Bari. Gli stessi pregiudizi che mi ero portato in valigia trasferendomi al settentrione me le sono portate in questo viaggio nel meridione. Ma così come Trieste anche Bari è stata una piacevole scoperta, smontando tutti i luoghi comuni che mi portavo dietro. “Bari ti accoglie” recitavano i manifesti dell’ufficio turistico locale quando arrivai in aeroporto, ed effettivamente così è stato. E mi sono trovato bene anche a Bari, come a Trieste. Anche questa terra di confine, terra di passaggio, ce lo racconta la storia. E’ vero che qui il confine naturale è il mare, però  anche qui si guarda ad Est anche se non ti vengono in mente guerra fredda e blocchi contrapposti, gitani, Likrofi e Gulasch.  Dalla Puglia, guardare al mare e pensare cosa c’è oltre ti fa venire soprattutto in mente l’Oriente. Terre lontane, mercanti di spezie, gente dalla pelle scura, olivastra.   

 

Il traghetto è ormai entrato in porto. Teresa, la mia collega degli uffici portuali mi porta con altrettanta puntualità il caffè e me lo porge sorridendo. Adesso insieme assisteremo al solito spettacolo del traghetto che si svuota la pancia piena di vetture ma soprattutto pullman turistici e camion. E sappiamo bene, io e Teresa, quanto questi traghetti sono “vettori” di disperati che nascondendosi sotto i grandi mezzi, provano ad arrivare nel nostro paese. Molti provano a scappare via appena il pullman o il camion ha lasciato la nave, rischiando di essere scoperti dalla vigilanza del porto, altri aspettano che i mezzi siano definitivamente fuori in strada. Sono per lo più asiatici, in gran parte provenienti dall’Afghanistan o dal Pakistan. La loro storia è quella ben raccontata nel libro “Nel mare ci sono i coccodrilli” di Fabio Geda. Ognuno di loro infatti potrebbe essere Enaiatollah, il protagonista. Viaggi lunghi ed interminabili, oltre che costosissimi e soprattutto molto pericolosi,  attraverso l’Iran, la Turchia e la Grecia, rischiando più volte di non poter proseguire. E poi, per chi ci riesce, il sognato sbarco nella Europa occidentale, per arrivare in Italia o molto più spesso per proseguire oltre e raggiungere parenti o amici in altri paesi del Nord Europa.

 

Bevo il caffè e guardo Teresa. Lei non è come me. Lei è del posto, di “Bari vecchia” come orgogliosamente tiene a sottolineare, vantandosi di aver giocato a calcio con Antonio Cassano nei prati che circondano il castello normanno-svevo quando erano entrambi bambini. Tuttavia il suo volto è una sintesi di questo posto e con i suoi lineamenti  è indubbiamente figlia di questa terra, dalla quale sono passati in molti e lei potrebbe benissimo avere antenati spagnoli o discendente di qualche mercante di spezie venuto dal lontano oriente. Il caffè è finito, torno al lavoro.


 Domenico, 15/02/2015                                                 graphic by Stefano_D 

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