Biografia di Umberto Tozzi

Radio Filger online :)

Pagine: 1 ... 8 9 [10] 11 12 13

16 Mar 2013 - Potresti essere tu

caymanisla

POTRESTI ESSERE TU

“…inoltre dovrei consegnarle gli effetti personali che c’erano nell’auto… e definire il passaggio di proprietà della stessa…”

“Sì certo…” rispose Michela “…solo che…non vorrei vedere l’auto... se fosse possibile…”

“Non si preoccupi signora, capisco…sbrigheremo le pratiche qui nel mio ufficio. Ci vediamo nel pomeriggio.”

Michela appoggiò il telefono. Gianni aveva subito un incidente mortale la settimana prima. Un malore mentre era alla guida. La vettura, senza controllo, era uscita di strada schiantandosi contro il muretto di un passaggio carraio. Fosse uscita dieci metri prima o dopo quel passaggio, l’auto sarebbe finita nel fossato con conseguenze meno tragiche. Il destino invece ha voluto che le cose andassero diversamente.

Per Michela ora era arrivato il momento di affrontare tutta una serie di incombenze burocratiche. Le aveva sempre evitate oppure aveva delegato. Ora erano diventate inevitabili e lei era nelle peggiori condizioni per sbrigarle non potendo contare su altre persone.

Nel primo pomeriggio si presentò alla carrozzeria presso la quale era stata depositata l’auto semidistrutta di Gianni. L’impiegato le fece firmare alcuni documenti e la riassicurò che avrebbe pensato a tutto lui. In altre circostanze Michela avrebbe contrattato, ma pur di togliersi da questa situazione, accettò passivamente quanto le veniva riferito. L’ impiegato le consegnò la borsa di cuoio di Gianni, una cartellina con dei documenti che erano sparsi e in un sacchetto di plastica quello che era rimasto del cellulare, ritrovato fuori dall’auto. Infine una valigia. Michela sapeva che Gianni si sarebbe recato una settimana a Francoforte per lavoro. Lui infatti era impiegato presso un famoso Istituto bancario. Aveva fatto carriera occupandosi di transazioni internazionali e alla compravendita di società finanziarie. Nell’ultimo periodo le era parso molto più teso del solito. Non parlava molto del suo lavoro, ma erano evidenti le difficoltà. I viaggi all’estero erano per una routine, ma negli ultimi mesi si erano intensificati. Era assente anche quando era a casa, assorto in pensieri che teneva per se. “Ti chiamo appena ho sistemato alcuni affari”. Queste erano state le ultime parole che gli aveva sentito pronunciare. L’incidente era avvenuto sulla strada per l’aeroporto.

Michela se ne tornò a casa con quel bagaglio. Non aveva voglia di toccare quegli oggetti. Prese la borsa, la valigia e il sacchetto, aprì un baule che era in garage e vi infilò tutto quanto.

Era il suo modo, ingenuo ma necessario, di cercare di cancellare quanto stava subendo.

Prima di entrare in casa controllò la posta. Vi trovò lettere indirizzate a lui. Il tentativo di non pensarci falliva continuamente. Prese le buste e le appoggiò insieme ad altre che erano arrivate nei giorni scorsi.

Si ricordò che lo studio commercialistico al quale di solito si appoggiavano per questioni fiscali le aveva chiesto di consegnare eventuali fatture o quant’altro risultasse utile per la pratica di successione. Pensò quindi che magari nella borsa potevano esserci dei documenti che avrebbe fatto bene a non ignorare.

Scese quindi in garage e ritornò nella sala da pranzo riversando sul tavolo il contenuto. C’era tutta una serie di stampati che lei non sapeva interpretare. Prese un foglio a caso che le sembrò semplice da decifrare. Era la stampa di un mail nella quale si chiedeva conto di alcune operazioni che non risultavano chiare. Su un’ altra a cartellina una serie di corrispondenze con la sede di una banca inglese dislocata nell’America centrale. Non ci capiva nulla e decise che avrebbe portato tutto il contenuto dai commercialisti.  Ma ciò che colpì la sua attenzione fu una busta imbottita già affrancata e non spedita. Lesse due volte quello che c’era scritto a mano. Era indirizzata a lei.

“ e questo cosa significa?” pensò con stupore. L’aprì con le mani tremanti mentre sentiva il battito sulle tempie. Al suo internò trovò una chiave e un biglietto con la scritta: “Leonardo da Vinci 278”.

Si sedette. Le sembrava che ogni cosa facesse fosse come una sorta di porta che si apriva verso un orizzonte ancora più oscuro. “E questo cosa vuol dire? Cosa significa?”

Aveva in mano una chiave e un biglietto con una frase. Con calma cercò di riordinare le idee.

Poi all’improvviso divenne tutto chiaro. Leonardo da Vinci è il nome dell’aeroporto dove Gianni prendeva l’aereo e quella non può che essere la chiave di una cassetta di sicurezza.

Prese l’automobile e partì in direzione Fiumicino. Quel tragitto era la cosa più crudele potesse fare. Avrebbe dovuto percorrere la strada che aveva fatto Gianni, vedere le ultime cose che aveva visto lui. Transitare sul punto in cui lui si era fermato. Si concentrò sulla guida e con un coraggio che non sapeva di avere arrivò sul parcheggio dell’aereoporto. Controllò sullo specchietto i segni del pianto, si rimise gl’occhiali scuri e entrò nella grande hall.

Quando trovò la cassetta, esitò un attimo, poi introdusse la chiave. Si meravigliò che aprisse quello sportello e al suo interno trovò un’altra busta. L’aprì con frenesia. All’interno un biglietto scritto a mano, dove riconobbe la calligrafia di Gianni. Lesse:” Non posso tornare, appena puoi raggiungimi. Gianni”. Nella busta trovò un estratto conto di una banca a lei intestato con un saldo a sei cifre e un biglietto aereo prenotato per un giorno della prossima settimana. Guardò la destinazione: Georgetown, via Miami. Cercò con il telefonino dove fosse Georgetown. Le apparve la descrizione: isola Grand Cayman dell’arcipelago delle Antille,  Mar dei Caraibi a sud del Tropico del Cancro.

 

Stefano_D, 16.03.2013

(Leggi Tutto)

Share on Twitter! Digg this story! Del.icio.us Share on Facebook! Technorati Reddit StumbleUpon

23 Feb 2013 - CHIUSO

gasometrop

CHIUSO

 

Complice un cielo che quella sera prometteva la fine del mondo, il Gazometro della Garbatella, esempio di archeologia post industriale della capitale, mi si mostrò con un fascino insolito quando per l’ennesima volta svoltai sulla Circonvallazione Ostiense. Quella pratica masochista non aveva altro scopo se non quello di mettere in fila pensieri e parole in vista del mio incontro con Roberta. Mentre l’autoradio suonava “Until the end of the world” degli U2 tra me e me avanzava la convinzione che l’apocalisse stava davvero per abbattersi, se non su di noi, sulla nostra storia.  D’altra parte il tono della sua voce al telefono non prometteva nulla di buono, mi era chiaro che avrei dovuto subire per l’ennesima volta lo sfogo di chi sta sul piedistallo e ti vomita addosso tutte le sue frustrazioni. Eppure, anche questa volta, ero disposto a tenere botta pur di salvare un rapporto nel quale avevo investito tanto e nel quale ancora credevo molto.

 

Arrivai sotto casa sua, e parcheggiai lungo una di quelle vie rese famose più dalla serie TV dei Cesaroni che non dalla bellezza architettonica ed importanza storica di questa parte di Roma. Per un attimo mi lasciai anche cullare dall’idea che in realtà stessi aspettando la bellissima Eva (Alessandra Mastronardi, ndr) e non Roberta. Nell’attimo esatto in cui spensi i fari, si aprì il portone e Roberta fece vedere il suo riconoscibilissimo caschetto rosso che metteva in risalto i suoi occhi verdi, la sua pelle chiara e le efelidi sul naso. Tutti elementi che testimoniavano il suo carattere forte, quello al quale troppo volte ho dovuto soccombere, pensando di ripetere il solito copione anche questa volta.

 

Mentre avanzava a passo deciso verso la mia automobile, notavo che il suo viso era una maschera e non tradiva alcun sentimento positivo nei miei confronti. Aveva l’aria di chi aveva già deciso, già giudicato e già emesso le sue sentenze: se nella sua vita le cose non stavano andando come lei voleva la colpa era in gran parte mia! Sapevamo bene entrambi però che in realtà le cose non stavano così e che erano ben altri i conflitti che Roberta portava dentro di sé e con i quali non aveva mai voluto fare i conti fino in fondo.

 

Poi il cielo mantenne le sue promesse ed iniziarono a cedere le prime gocce di pioggia. Mi venne d’istinto alzare i finestrini per evitare che la pioggia potesse bagnare i sedili e per lasciare fuori i primi spifferi di quella fine estate in anticipo. Non mi resi però conto di quanto quel gesto avesse un significato più profondo:  arrivare ad un appuntamento temendo che possa essere l’ultimo per scelta di lei e trovarsi invece a chiudere la storia per propria volontà. Fuori dalla macchina Roberta urlava e si dimenava, allo stesso tempo implorava ed ordinava di aprire, allo stesso tempo lacrime di pioggia cadevano sui vetri della macchina, sul suo viso e sul mio… Rimisi in moto e me ne andai senza dire una parola, la guardavo dallo specchietto retrovisore e mi sentivo morire, al tempo stesso però capivo che chiudere quella storia poteva essere finalmente una occasione di rinascita per me.

 

Domenico, 23.02.2013

(Leggi Tutto)

Share on Twitter! Digg this story! Del.icio.us Share on Facebook! Technorati Reddit StumbleUpon

20 Gen 2013 - FACCIA D'ANGELO

23474653

FACCIA D'ANGELO

Seduto al tavolino Patrick osservava Cristina dietro al banco che preparava con attenzione le bevande.

La guardava riempire velocemente i bicchieri prendendo dosi da almeno tre bottiglie. Poi raccoglieva pezzi di frutta già affettata, la infilzava in spiedi che finivano annegati per metà in liquidi colorati. Quando il vassoio era pieno, iniziava il volo sopra le teste dei clienti per svuotarsi in uno o due tavoli. Lei poi si fermava a scrivere sul block notes sorridendo sempre a tutti.

Decise di alzarsi per uscire dal locale. Aprì la porta ma invece di trovarsi all’aria aperta quello che vide era una grande sala da ballo. Raggiunse, cercando di non urtare le coppie sulla pista, le poltrone di quella stanza e trovato un posto libero, si sedette. Non riusciva a capire bene come era finito li, ma voltandosi notò con stupore che la persona seduta a fianco era Cristiana, vestita elegante come mai l’aveva vista e che gli stava sorridendo. Stava per chiedersi come mai era finito in quella situazione quando sentì una pacca sulla spalla e una voce che gli diceva: “Svegliati! Dobbiamo andare!”.

Aprì gli occhi, la sala da ballo svanì in un secondo e si materializzò la stanza del personale del Pronto Soccorso dove si rifugiava di notte a riposarsi quando il turno non offriva emergenze. Cristina aveva già iniziato ad infilarsi il giubbotto. Patrick si alzò dalla sedia e andò a risciacquarsi il viso con un po’ di acqua fredda. Poi raccolse la sua valigetta personale e si affrettò a raggiungere l’ambulanza. “Cosa abbiamo?” le chiese. “..una persona si è sentita male in una discoteca. È priva di sensi da un po’”. Si mise alla guida dell’ambulanza. Notò che a quell’ora della notte c’erano pochissime automobili in giro. Voleva dire qualcosa a Cristina ma la vide seduta a fianco che armeggiava con il telefonino. “Chissà se la persona alla quale scrive è sveglia a quest’ora…” pensò. Decise quindi di non disturbarla. Gli sarebbe piaciuto parlarle, ma evidentemente lei preferiva starsene nelle sue.  Patrick portò i suoi pensieri altrove, mentre guardava la strada con le scie che lasciavano le auto sull’asfalto bagnato e sulle vetrine buie dove si rifletteva la luce blu del lampeggiante. All’interno della discoteca le luci pulsavano lanciando fasci di tutti i colori.

Un responsabile della sicurezza li condusse verso i servizi. Una persona era stesa a terra. Cristina si precipitò su quel corpo. La girò distendendola con dorso sul pavimento, le prese una mano e provò a parlarle ad alta voce. “Come si chiama?” chiese a Patrick. Lui prese un documento dalla borsetta, lesse il nome: Giulia e si bloccò. Quel corpo non dava reazioni. Cristina continuò ad eseguire la procedura: controllò il respiro, controllò il polso. Niente.

Patrick si ricordò di quand’era ragazzino, di quando aveva visto Giulia per la prima volta. Era estate e lei era venuta ad abitare con la nonna in una casa poco distante dalla sua. Era bellissima, almeno per lui lo era davvero. Poi quando iniziarono a girarle attorno ragazzi più grandi, capì che lo era anche per altri. Iniziò un periodo in cui era sempre più difficile incontrarla senza altri attorno. Giulia sparì e lui smise di aspettarla e cercarla e si rassegnò al fatto che come improvvisamente era arrivata nella sua vita, altrettanto velocemente era sparita. Il ricordo di lei però non svanì mai. Ogni tanto si chiedeva dove fosse finita, chi era diventata. Le risposte le aveva avute poche settimane prima. Era una domenica di dicembre e nella frenesia degli acquisti domenicali l’aveva vista davanti ad una vetrina a chiedere elemosina. Era trasandata e di salute non doveva cavarsela molto bene. L’aveva evitata.  E ora si pentiva di averlo fatto. “Qui siamo di troppo, avvisiamo la Polizia” gli disse la sua collega sentenziando la sorte di quel corpo steso a terra. Patrick  guardò Cristina senza dir nulla. Pensò che nel giro di mezz’ora lo aveva destato già due volte riportandolo alla realtà. Premette il pulsante off del defibrillatore e fissò la spia rossa che si stava spegnendo.

 

20.01.2013, Stefano_D                                                      graphic by Stefano_D

(Leggi Tutto)

Share on Twitter! Digg this story! Del.icio.us Share on Facebook! Technorati Reddit StumbleUpon

orogloria

Il brano che visse due volte (parte prima)

 

Il consiglio di Greg Mathieson dato a Jack White produttore del disco d’esordio di Laura Branigan di includere Gloria non cadde nel vuoto. Lo ritenne un brano valido e lo mise nell’Lp come riempitivo. Gloria english version si ritrovò li, con tutto il suo potenziale ancora inespresso, in un album la cui buona sorte era affidata ad un altro singolo e affrontò il mercato discografico statunitense sulla fine dell’autunno del 1982. Quello che successe fu che i dj (che ascoltavano per prassi professionale gli album per proporre i brani), dopo il singolo di punta proposto dalla produzione, iniziarono a mettere sul piatto Gloria ( a firma Bigazzi/Tozzi – Veitch) e la canzone prese il volo nelle radio e poi nelle vendite dei 45 giri raggiungendo i primi posti della classifica statunitense dove vi rimase per 36 settimane. Insomma quelle note che qui in Italia, per noi che leggiamo, fecero guardare in modo diverso e per sempre le chiese di campagna e i campi di papaveri, iniziarono a  far sognare anche dall’altra parte dell’Oceano i ragazzi degli States.

Allo Xenon o allo Studio 54, quando mettevano Gloria partivano piume e palloncini, tutti catturati da quella combinazione di note a cui era difficile rimanere indifferenti.

Trent’anni fa non c’erano motori di ricerca, email, chat, blog, forum o social network. Le notizie giravano, ma non avevamo tanti strumenti per catturarle, almeno non subito. Ma prima o poi, quello che ti interessava ti arrivava. E succedeva che poi ricordavi anche la circostanza in cui quella notizia l’avevi saputa, perché non avveniva mai nel solito modo come accade oggi accendendo uno schermo nello sue svariate dimensioni e sistemi operativi. Fu così che una mattina d’inverno salendo le scale che mi portavano in aula, un mio compagno di classe mi si avvicinò ed esordì con un : “Hai visto ieri sera…”. E mentre mi toglievo il cappotto e lo appendevo nell’attaccapanni del corridoio ricevetti questa news che mi fece sedere sul mio banco con una certa soddisfazione. La stessa che provai diversi mesi dopo quando andai con i miei amici a vedere Flashdance. L’amica della protagonista si presentò al saggio di pattinaggio e come base scelse Gloria perfomed by Laura Branigan. Dalle casse acustiche usciva Gloria mentre nello schermo le lame dei pattini lasciavano scie sulla pista ghiacciata metafora di un solco che il brano avrebbe lasciato nella storia della musica pop. Gloria stava diventando un classico universalmente riconosciuto. Ma per me lo era già, anzi, era molto di più.

 

Stefano_D 30.12.2012                            oggetto ritratto nella foto appartenente alla collezione privata di Domenico

 

(Leggi Tutto)

Share on Twitter! Digg this story! Del.icio.us Share on Facebook! Technorati Reddit StumbleUpon

22 Dic 2012 - IN CONCERTO

attimini

 

UN CONCERTO DA GRANDE STAR

Sabato primo dicembre a Padova non si è svolto il concerto del nostro Umberto o meglio, non solo quello. Eppure era iniziato così, come un concerto, anzi come l’unica data italiana del suo tour e la cosa mi aveva fatto un po’ sorridere pensando che nel capoluogo patavino c’era stato solo pochi mesi prima. Certo, era ospite al festivalshow quindi in una parte, seppur principale, rispetto ad un evento contenitore, ma “unica data italiana” suonava più come un formalismo che altro. L’altra cosa particolare fu che decisi di partecipare all’unica data. Particolare  perché dopo aver seguito Umberto agli inizi della sua carriera live con costanza e in più date anche dello stesso tour (“Notte delle stelle” dell’80 escluso per mie ragioni anagrafiche e geografiche), alla metà degli anni 90, decisi di smettere. Non volevo cambiare opinione su di lui, perché in fondo un fan rimane tale nel bene e nel male e può succedere che ragioni in questo modo. Così riuscii a proteggere i miei ricordi. Mancavo quindi dai suoi concerti da un po’ e come se fosse “qualcuno che… ti chiama”  decisi che era semplicemente il momento di ritornare a respirare quell’aria facile da ricordare e difficile da descrivere. Nel frattempo “qualcuno” iniziava a metterci del suo: si seppe che dal concerto sarebbe stato tratto un dvd e poi che sarebbe stato possibile partecipare alle prove, mentre una rappresentanza di noi fans sarebbe salita sul palco per incontrarlo e un’altra rappresentanza avrebbe avuto un seguito dopo il concerto prima di lasciare Umberto alla sua dimensione privata. Tutto ciò era sufficiente per trasformare la cosa in un evento. Non va sottovalutato il fatto che in questi anni i fans di Umberto si sono “organizzati” in quella che lui stesso ha definito la Tozzifamily, lo zoccolo duro che lo segue ovunque o quasi e che ha visto Ale premiato sul palco proprio perché ha cancellato o ridotto al minimo la parola “quasi”. Sapevo quindi che andando al concerto avrei avuto modo d’incontrare o vedere molti che su queste pagine ho conosciuto di nome, condiviso opinioni, parlato di passato, presente e futuro. Con qualcuno di questi posso dire che siamo diventati senz’altro amici. Insomma, l’appuntamento aveva preso una serie di sfumature emotive che sono pian piano cresciute fino al fatidico giorno. Si, perché una volta sceso dall’auto l’atmosfera è diventata particolare: incontrare e parlare con persone per la prima volta senza che queste fossero sconosciute, ha dato una seriazione un po’ irreale. Ho pensato divertito che quella che stavo vivendo fosse “la notte degli avatar viventi”. Poi è iniziato il concerto. Quello che mi ha colpito è stata la perdita dell’indipendenza del singolo brano. Umberto ha proposto la sua carriera lasciando pochi brani “da soli” dall’inizio alla fine. Ha proposto “blocchi” di medley dove il suo repertorio si è susseguito come fosse un crescendo che tutto coinvolgeva e tutto amalgamava indicando non un unico episodio ma un periodo lunghissimo, comune,  fatto di tanti piacevoli episodi. Non so come sia stato il concerto dal punto di vista tecnico e musicale. Questa è un’analisi che mi riserverò con l’ascolto del dvd. Ma in quel momento non erano importanti gli arrangiamenti, la scaletta o altro. Umberto era in forma e noi in quel momento, in piedi a cantare, abbiamo cercato di afferrare il magico di quelle canzoni insieme al suo interprete. E se siamo andati a casa soddisfatti e con la voglia di ringraziare ancor di più Umberto, significa che quel qualcosa di straordinario lui è riuscito a farcelo rendere raggiungibile in questa fantastica ed indimenticabile occasione. Il freddo della notte all’uscita del teatro ci ha ricondotto più sereni alla realtà, consapevoli di aver partecipato a qualcosa di emozionante, senza dubbio una piacevole deformazione della realtà razionale. Tant’è che sulla strada del ritorno mi è venuto un dubbio: “…ma veramente la corista in un paio d’occasioni mi ha fatto l’occhiolino, oppure è stata l’atmosfera che mi ha fatto credere che….”

22.12.2012 Stefano D                                                                            foto: Serenix

(Leggi Tutto)

Share on Twitter! Digg this story! Del.icio.us Share on Facebook! Technorati Reddit StumbleUpon
Pagine: 1 ... 8 9 [10] 11 12 13
Torna su