Biografia di Umberto Tozzi

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22 Dic 2012 - IN CONCERTO

attimini

 

UN CONCERTO DA GRANDE STAR

Sabato primo dicembre a Padova non si è svolto il concerto del nostro Umberto o meglio, non solo quello. Eppure era iniziato così, come un concerto, anzi come l’unica data italiana del suo tour e la cosa mi aveva fatto un po’ sorridere pensando che nel capoluogo patavino c’era stato solo pochi mesi prima. Certo, era ospite al festivalshow quindi in una parte, seppur principale, rispetto ad un evento contenitore, ma “unica data italiana” suonava più come un formalismo che altro. L’altra cosa particolare fu che decisi di partecipare all’unica data. Particolare  perché dopo aver seguito Umberto agli inizi della sua carriera live con costanza e in più date anche dello stesso tour (“Notte delle stelle” dell’80 escluso per mie ragioni anagrafiche e geografiche), alla metà degli anni 90, decisi di smettere. Non volevo cambiare opinione su di lui, perché in fondo un fan rimane tale nel bene e nel male e può succedere che ragioni in questo modo. Così riuscii a proteggere i miei ricordi. Mancavo quindi dai suoi concerti da un po’ e come se fosse “qualcuno che… ti chiama”  decisi che era semplicemente il momento di ritornare a respirare quell’aria facile da ricordare e difficile da descrivere. Nel frattempo “qualcuno” iniziava a metterci del suo: si seppe che dal concerto sarebbe stato tratto un dvd e poi che sarebbe stato possibile partecipare alle prove, mentre una rappresentanza di noi fans sarebbe salita sul palco per incontrarlo e un’altra rappresentanza avrebbe avuto un seguito dopo il concerto prima di lasciare Umberto alla sua dimensione privata. Tutto ciò era sufficiente per trasformare la cosa in un evento. Non va sottovalutato il fatto che in questi anni i fans di Umberto si sono “organizzati” in quella che lui stesso ha definito la Tozzifamily, lo zoccolo duro che lo segue ovunque o quasi e che ha visto Ale premiato sul palco proprio perché ha cancellato o ridotto al minimo la parola “quasi”. Sapevo quindi che andando al concerto avrei avuto modo d’incontrare o vedere molti che su queste pagine ho conosciuto di nome, condiviso opinioni, parlato di passato, presente e futuro. Con qualcuno di questi posso dire che siamo diventati senz’altro amici. Insomma, l’appuntamento aveva preso una serie di sfumature emotive che sono pian piano cresciute fino al fatidico giorno. Si, perché una volta sceso dall’auto l’atmosfera è diventata particolare: incontrare e parlare con persone per la prima volta senza che queste fossero sconosciute, ha dato una seriazione un po’ irreale. Ho pensato divertito che quella che stavo vivendo fosse “la notte degli avatar viventi”. Poi è iniziato il concerto. Quello che mi ha colpito è stata la perdita dell’indipendenza del singolo brano. Umberto ha proposto la sua carriera lasciando pochi brani “da soli” dall’inizio alla fine. Ha proposto “blocchi” di medley dove il suo repertorio si è susseguito come fosse un crescendo che tutto coinvolgeva e tutto amalgamava indicando non un unico episodio ma un periodo lunghissimo, comune,  fatto di tanti piacevoli episodi. Non so come sia stato il concerto dal punto di vista tecnico e musicale. Questa è un’analisi che mi riserverò con l’ascolto del dvd. Ma in quel momento non erano importanti gli arrangiamenti, la scaletta o altro. Umberto era in forma e noi in quel momento, in piedi a cantare, abbiamo cercato di afferrare il magico di quelle canzoni insieme al suo interprete. E se siamo andati a casa soddisfatti e con la voglia di ringraziare ancor di più Umberto, significa che quel qualcosa di straordinario lui è riuscito a farcelo rendere raggiungibile in questa fantastica ed indimenticabile occasione. Il freddo della notte all’uscita del teatro ci ha ricondotto più sereni alla realtà, consapevoli di aver partecipato a qualcosa di emozionante, senza dubbio una piacevole deformazione della realtà razionale. Tant’è che sulla strada del ritorno mi è venuto un dubbio: “…ma veramente la corista in un paio d’occasioni mi ha fatto l’occhiolino, oppure è stata l’atmosfera che mi ha fatto credere che….”

22.12.2012 Stefano D                                                                            foto: Serenix

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geoxx

CAVALCANDO LE STAGIONI COME UN GRANDE RE

Quando il giovane e timido Umberto Tozzi, dai capelli rossi e le efelidi sul naso, lasciò la natia Torino per cercare fortuna a Milano, allora capitale discografica del belpaese, difficilmente poteva immaginare a quale gloriosa (aggettivo usato non a caso …) carriera sarebbe andato incontro. Cresciuto con due grandi passioni, entrambe osteggiate dal padre che sognava per il figlio una professione più stabile, Tozzi abbandonò il sogno di diventare calciatore per dedicarsi alla musica. Tuttavia la massima aspirazione era fare il turnista, in studio o nei live, per altri artisti oppure, nella migliore delle ipotesi, diventare anche un autore affermato. Insomma Tozzi si voleva ritagliare un importante ruolo ma non come protagonista assoluto. Invece, per circostanze più o meno fortuite e casuali, questo giovane e talentuoso ragazzo divenne improvvisamente un protagonista del panorama musicale, nazionale prima e internazionale poi. Una partenza un po’ in sordina con un album bello ma poco fortunato, e poi l’exploit di “Ti amo” che fece innamorare una generazione e che fece sconfinare la canzone italiana come non accadeva dai tempi de “Il blu dipinto di blu” di Domenico Modugno. Successo internazionale alimentato e consolidato da altre due memorabili hit come “Tu” e “Gloria”. Ma nella sua ultratrentennale carriera, Tozzi ha saputo coinvolgere più generazioni,  cavalcando le stagioni come un grande Re”. E’ successo nel 1987 quando Tozzi ha saputo rilanciarsi dopo un momento di appannamento, con successi nazionalpopolari quali “Si può dare di più” e “Gente di Mare”, consacrando quel momento di rinascita con un album epico registrato dal vivo alla Royal Albert Hall di Londra. E’ successo di nuovo ad inizio anni ’90 piazzando album di grande successo commerciale quali “Gli altri siamo noi”, “Le mie canzoni” ed “Equivocando”. Ma non solo, Tozzi ha saputo conquistarsi fette di pubblico di ogni età perché le sue canzoni sono entrate nelle case di milioni di italiani e la passione per quelle note è stata tramandata facilmente anche da genitori a figli, da fratelli maggiori a fratelli minori.

Nonostante un animo poco ruffiano e quel suo “non voler far parte”, Tozzi ha saputo ritagliarsi una nicchia di fan, il cosiddetto zoccolo duro, che lo ha seguito negli anni e che lo segue ancora oggi. Quella parte di pubblico affezionato che lo ha seguito nei successi come nei disastri. Quel pubblico rimasto fedele al proprio mito ancora oggi e che ha ricevuto proprio da Umberto Tozzi il giusto riconoscimento con la  giornata evento come quella che si è tenuta a Padova lo scorso 01 Dicembre 2012. E’ stata un’occasione per celebrare una gloriosa carriera e per gratificare quella parte pubblico più fedele che da una decina di anni abbondanti si riconosce nel nome di “Tozzifamily” e che ha trovato in Umberto Tozzi non solo un punto di riferimento musicale, ma anche un compagno di viaggio, la colonna sonora della propria vita, canzoni ed album che hanno scandito il trascorrere del tempo, legandosi ai momenti importanti di ognuno di noi. 

Un cammino condiviso quello di Umberto Tozzi ed i suoi fan, un percorso iniziato da Torino alla fine degli anni 60 e che, passando per Dischi d’Oro e di Platino, il podio di Sanremo, la Royal Albert Hall di Londra, l’Olympia di Parigi, ha trovato la quadratura del cerchio a Padova. Una giorno di festa dove i fan hanno celebrato la grandezza di Tozzi e dove Tozzi ha manifestato la giusta riconoscenza al suo grande pubblico, dove per “grande” non ci limitiamo ai numeri ma estendiamo il significato anche al bagaglio di ricchezza umana che la Tozzifamily porta con se. Padova verrà ricordata per sempre dai presenti. Per chi non c’era è in arrivo il tanto atteso DVD che segnerà un nuovo capitolo importante per la carriera di Umberto Tozzi e per chi lo ama.

Domenico, 10.12.2012                                                                                  Foto: Betti

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21 Ott 2012 - EVA

evaste

 

EVA

 

La ultratrentennale, e gloriosa, carriera di Umberto Tozzi si caratterizza soprattutto per due periodi di grande successo e popolarità intervallati da un periodo di crisi creativa a metà anni ’80. Dopo un album d’esordio che non raccoglie particolari consensi, salvo essere poi rivalutato successivamente, il grande successo arriva nel 1977 con Ti amo e si consolida negli anni a venire. Esattamente 10 anni dopo, nel 1987 Tozzi torna sulle scene vincendo il Festival di Sanremo con il Si può dare di più e piazzando un album bello ed ispirato come Invisibile. Questi successi fanno brillare nuovamente la stella di Umberto Tozzi dopo alcuni anni bui culminati con il non pubblicare nessun album nel 1983, 1985 e 1986 e con un disco che non passerà alla storia pubblicato nel 1984 (Hurrah).

Ma se il 1987 segna la fine della crisi a quando fissare il suo inizio?

 

30 anni fa Umberto Tozzi pubblica un album dal titolo Eva, è l’ultimo album che il nostro riesce a mettere in fila ininterrottamente dall’esordio del 1976. Ultimo capitolo a pieno titolo del primo momento d’oro oppure inizio della crisi? Su questo punto il nostro Forum ha ospitato numerosi confronti tra chi pende per una parte e chi per l’altra. Probabilmente la verità sta un po’ nel mezzo nel senso che l’album Eva forse va messo qualche gradino sotto rispetto agli LP che lo hanno preceduto, soprattutto dal 1979 in poi (Gloria, Tozzi e Notte Rosa). Allo stesso tempo però il disco offre momenti musicali comunque molto interessanti.

Dopo le fortunate ed incisive collaborazioni con Greg Mathieson ed i suoi musicisti americani, Umberto Tozzi forma un team di ottimi musicisti italiani e firma per la prima volta gli arrangiamenti di un suo disco. Dal punto di vista musicale l’album è figlio dei suoi tempi con sonorità elettroniche e sintetizzatori in bella evidenza, in forte contrasto con le sonorità più rock degli album precedenti. Contributo importante alla realizzazione di questo lavoro viene offerto da Lucio Fabbri, le cui strade, purtroppo, incroceranno quelle di Tozzi soltanto in questa occasione. Tra tutti i dischi di quel decennio è il disco più “anni ottanta” che Tozzi abbia realizzato. A riascoltarlo adesso è forse uno dei dischi di Tozzi dal sapore più datato, proprio perché realizzato in uno stile che poi non ha avuto seguito. Sono brani che meriterebbero di essere ripresi e riproposti con suoni ed arrangiamenti moderni come in parte è stato fatto per Mama e Lo stare insieme in Superstar dove si è mantenuta una certa fedeltà alle versioni originali. Esito secondo alcuni meno fortunato per la nuova versione di Eva proposta in Yesterday, Today. Da un punto di vista dei testi invece, per la prima volta, predominano le canzoni che virano su questioni sociali. Non a caso anche il singolo che fa da traino è una storia d’amore con in sottofondo la minaccia di un conflitto atomico (siamo in piena guerra fredda). Nel disco poi si parla anche di disoccupazione giovanile (La testa sui binari), dell’alienazione causata dalla droga (Faccia d’angelo), dal consumismo (Himalaya) e dalla vita in città (Isola nel sole). Canzoni d’amore, in senso stretto, questa volta ce ne sono poche: Chiuso, Disprezzo e soprattutto Lo stare insieme (destinata a diventare un classico soprattutto perché ripresa nella raccolta post Sanremo ‘87 Minuti di un’eternità). 

Probabilmente la virata verso un suono e testi diversi non ha trovato pronto il suo pubblico della prima ora facendo sì che questo disco abbia venduto meno dei precedenti. Probabilmente ha inciso anche un singolo meno forte e meno incisivo delle precedenti hit estive. Tuttavia l’album nel suo complesso resta un disco di pregevole fattura e con spunti decisamente degni di nota. La stessa Eva resta un piccolo gioiello, un piccolo capolavoro di musica pop, lo conferma il fatto che ripreso in lingue diverse la canzone è poi divenuta una hit in diverse parti del globo. 

21.10.2012, Domenico                     graphic by Stefano_D

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poltrona

Con questo articolo lo staff di Attimi si propone di aprire una discussione ragionata in merito ai motivi per cui, anche di fronte ad un buon prodotto musicale come "Yesterday, Today", non ci sia stato un riscontro significativo, non solo sul piano delle vendite, ma anche dal punto di vista mediatico in generale. Per questa ragione invitiamo chiunque abbia voglia di confrontarsi in merito di proporre degli articoli allo staff di Attimi a questi indirizzi mail (illich@libero.it; stefanodalto@libero.it; domenico.turco@inwind)". Per questa ragione, per la prima volta, il topic(http://www.attimi.info/smf/index.php/topic,14933.0.html) sarà aggiornato solo con i nuovi articoli che compariranno sul portale.

SE L'ESTATE DURA UN GIORNO..

L’estate 2012 verrà ricordata dagli italiani per il gran caldo e per altri piccoli e grandi drammi del nostro paese. Purtroppo non ricorderemo la bella stagione appena trascorsa per le canzoni. Anche quelle che hanno dominato in lungo e largo classifiche e programmazione radiofonica non sono di quelle che lasciano il segno ed il livello medio delle proposte musicali per l’estate sono state decisamente di basso livello. Poteva essere, dopo tanti anni, di nuovo un estate firmata Umberto Tozzi, considerando che proprio alla vigilia della scorsa stagione il cantautore torinese è tornato sulla scena con una nuova produzione ed una manciata di nuove canzoni così ispirate come non gli succedeva da qualche anno a questa parte.

Purtroppo, a distanza di 4 mesi dalla sua pubblicazione, non possiamo certo dire che Yesterday, Today sia stato tra i dischi di maggior successo ed allo stesso modo il brano Se tu non fossi qui non è stata la regina dell’estate. Siamo davanti ad un altro flop, o “disastro” come definisce lo stesso Tozzi i suoi insuccessi? Difficile dirlo. Oggi la misura del successo di un disco non è tanto nelle copie vendute o nei download dai digital stores, ma nella popolarità e visibilità che questo riesce a darti. Non siamo in possesso di dati ufficiali riguardo a quanto il disco ha venduto e quindi non possiamo fare valutazioni o commenti su questo aspetto. Possiamo però riscontrare con un po’ di rammarico che il disco non ha ridato ad Umberto Tozzi quella visibilità e popolarità persa negli ultimi anni. I motivi per cui le cose sono andate in questo modo in buona parte li conosciamo ed hanno animato molte discussioni all’interno del nostro Forum. Da qualche anno le principali emittente radiofoniche e le major discografiche, hanno deciso che Umberto Tozzi è out, un artista datato che non può rientrare nelle loro linee editoriali. Tozzi continua a pagare anni di “assenza” dal mondo dello showbiz, causa di uno spirito libero che negli anni gli ha impedito di stare alle regole del gioco per quel suo non volerne far parte (ricordiamo tutti come finiva la famosa intervista mandata in onda da Rai3 al tempo di Aria & Cielo). Da quando Gianluca ha iniziato a curare in prima persona gli interessi del padre qualcosa si è smosso e si sono aperte porte che sembravano blindate, ma purtroppo nemmeno Gianluca può fare miracoli e rimediare ad una situazione come quella nella quale si è venuto a trovare Umberto, in parte anche per sua responsabilità. Altre considerazioni possono però essere fatte sul fatto che proprio quest’anno è mancato un tour italiano a sostegno del nuovo disco (dopo che negli ultimi anni sia in occasione di Non solo live che di Superstar date prima annunciate sono state poi annullate), che la promozione si è fermata troppo presto, che sono mancate le apparizioni in Tv, e che anche da parte del suo stesso staff si è insistito molto sulle vecchie canzoni incluse nel nuovo album sotto forma di nuove versioni. Come ben sappiamo gli scaffali dei negozi sono pieni di antologie di Umberto Tozzi, pubblicate dalla Warner e dalle sue sotto etichette. Yesterday, Today ha finito con il confondersi tra queste come l’ennesima compilation. Con il senno del poi viene facile da dire che il progetto per primo, così come è stato pensato e presentato, non abbia valorizzato le nuove canzoni. Si è sottolineato come Umberto non si riconosceva più nelle vecchie canzoni ed aveva voglia di dare loro una nuova veste, con una nuova interpretazione ed arrangiamenti più moderni, mai o poche volte qualche parola sulle nuove canzoni che pure spunti ne davano molti. Questo ha finito con l’oscurare l’ottimo lavoro che era stato fatto con gli inediti. Ma quanti italiani hanno veramente capito che Tozzi ha scritto ed inciso 10 nuove canzoni?  Che sia stato al TG1 con Mollica e Fiorello o che sia stato alla Fnac, si è sempre focalizzato sulle vecchie canzoni. Forse avrebbe avuto più senso abbinare i nuovi arrangiamenti delle vecchie hit a Superstar, esattamente come è stato pubblicato in Francia con il titolo di Yesterday, e poi lanciare le nuove canzoni in quanto nuovo album e non come parte di un progetto discografico più articolato. Probabilmente non sarebbe cambiato molto, ma almeno le nuove canzoni avrebbero avuto un po’ più di visibilità e non passavano solo come i soliti inediti infilati nelle raccolte.

Volendo invece sgomberare il campo da questioni commerciali, a noi fan resta un disco di pregevole fattura che ha accompagnato la nostra estate come non accadeva da tempo. Yesterday, Today resta al comando nelle personalissime classifiche di molti di noi e Se tu non fossi qui è stata la regina incontrastata della nostra playlist estiva.   

24.09.2012 Domenico                                                                       Immagine di Stefano_D

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16 Set 2012 - NORMALE

morana

NORMALE

 

La hall dell’Hotel Majestic accolse Luigi gremita di persone. Uomini distinti in giacca e cravatta e belle signore, di tutte le età, in eleganti tailleur. Luigi da subito accusò una sensazione di disagio, non era solito partecipare a questi convegni, lui era più un “soldato da ufficio”, le relazioni pubbliche non sono mai state il suo forte. Tuttavia quando il capo disse che doveva sostituire lui causa malattia l’addetto commerciale dell’azienda per la quale Luigi lavorava, lui non poté tirarsi indietro. Se non altro il capo fu clemente, conosceva le doti di Luigi ma anche i suoi limiti. Luigi è quello che tutti definirebbero un tipo normale che fa una vita normale, scandita da orari di ufficio, qualche birra con gli amici, la partita a calcetto il giovedì ed altre piccole ed innocue manie. Così per rassicurare subito le sue ansie il capo gli disse che era sufficiente prendere qualche appunto e fargli avere una breve relazione sugli argomenti discussi durante il convegno.

 

Al primo coffee break tutti si lanciarono fuori dalla immensa sala meeting per assaltare il tavolo del buffet dove erano disposti snack dolci e salati per tutti i gusti e una vasta scelta di bevande. Luigi si allontanò da quella folla di alieni e per giustificare il suo stare in disparte finse di leggere gli appuntamenti successivi del convegno attaccati su una bacheca in corridoio. “Ciao, tu devi essere nuovo, non ti ho mai visto agli altri meeting?” le fece una bella ragazza con i capelli raccolti ed un viso marcatamente truccato di nome Luana Marinelli (era il nome che Luigi trovò sul badge appeso intorno al collo di lei). Luana aveva in mano due bicchieri di succo di frutta ACE ed invitò Luigi a prenderne uno. Impreparato all’improvviso ed inatteso incontro Luigi borbottò qualcosa di incomprensibile con l’intendo di spiegare in qualche modo che in fondo si trovava lì per caso pensando così anche di giustificare un certo impaccio. Luana lo interruppe subito dicendogli che “non ho nessuna voglia di partecipare alla cena di gala di questa sera, tu cosa pensavi di fare?”. In quel momento Luigi si ricordo che c’era “anche” una cena di gala, alla quale in effetti non aveva nessuna intenzione di andare, tuttavia il suo piano B prevedeva una tranquilla serata in camera d’hotel a vedere qualsiasi cosa la Tv avesse passato. “Ci vediamo nella hall alle 20.00” fece lei mentre lui cercava ancora di mettere ordine nei suoi disordinati pensieri “ti porto al ristorante di un mio amico dove vado ogni volta che vengo qui per lavoro”.

 

Alle 19.45 Luigi era già seduto su una poltrona della hall ad aspettare Luana. Si era svestito di giacca e cravatta ed indossava abiti casual. Una anonima camicia a tinta unita ed un banalissimo e normalissimo jeans. Si tormentava l’anima chiedendosi se non fosse stato un azzardo accettare l’invito di una sconosciuta, se fosse vestito in maniera adeguata, se fosse stato all’altezza di una serata dai scenari imprevedibili. Alle 20.00 la hall si svuotò, gli altri partecipanti al convegno salirono sui due pullman gran turismo che portavano al ristorante sulla collina dove si sarebbe tenuta la cena di gala. A vedere apparire Luana, che usciva in tutto il suo splendore dall’ascensore, rimasero solo Luigi e gli addetti alla reception. Anche Luana era in abiti casual, e non sembrava più la donna manager conosciuta qualche ora prima, piuttosto la classica ragazza della porta accanto. Capelli sciolti che si adagiavano dolcemente sulle spalle, trucco appena appena accennato, jeans e maglietta che evidenziavano forme non eccessive ma ben proporzionate. Chiese alla reception di far chiamare un Taxi e con la testa fece cenno a Luigi di seguirla mostrando una sicurezza tale che fece sudare freddo il timido ed introverso Luigi.

 

A cena Luana fu un fiume in piena, non smise mai di parlare. Non toccò mai argomenti legati al convegno ed al lavoro. Allo stesso tempo non toccò mai argomenti legati alla sua sfera privata cosi come non chiese nulla di personale a Luigi. Parlando del più e del meno scoprirono di avere molte cose in comune, amavano gli stessi vini, scoprire angoli nascosti e sconosciuti del belpaese, amavano lo stesso genere di film. Avevano entrambi un debole per la musica anni ’80 e cominciarono a snocciolare nomi di artisti e gruppi improbabili visti una volta sola al Festivalbar e poi scomparsi nel nulla, facendo seguire grasse risate a nomi e look che tornavano in mente ora a lui ora a lei. In maniera del tutto normale i due finirono la serata nella camera di Luigi. Al Majestic c’erano solo spaziosissime camere doppie che venivano date anche per uso singola, nella stanza di Luigi un accogliente letto ospitò le loro acrobazie erotiche per tutta la notte.  

 

Quando Luigi si svegliò si ritrovò da solo, Luana aveva già lasciato la sua stanza. Si preparò di gran fretta per non arrivare tardi all’ultima sessione del meeting. Nella immensa sala riunioni cercava il volto di Luana tra centinaia di volti indefiniti e non prestava la minima attenzione a cosa dicevano i relatori che si alternavano al tavolo presidenziale. Nemmeno a fine meeting riuscì a trovarla tra mani che si stringevano e pacche sulle spalle di chi si dava appuntamento al prossimo meeting. Luigi corse alla reception per chiedere di Luana ma il portiere rispose “la sig.ra Marinelli ha fatto check-out mezz’ora fa ed ha lasciato l’hotel”. Come un cretino Luigi si rese conto che di Luana non sapeva nulla se non nome e cognome. Non sapeva di che città fosse, non si erano nemmeno scambiati il numero di telefono, non aveva nemmeno memorizzato il nome della sua azienda scritto sotto al suo sul badge che portava al collo. Nessun indizio che potesse in qualche modo far risalire a lei. Certo, con una giusta mancia forse il portiere non si sarebbe sottratto dal fornire qualche informazione in barba al rispetto della privacy. O magari poteva chiedere agli organizzatori del convegno un elenco delle aziende invitate. Ma erano entrambe cose che non rientravano lontanamente nel suo modo di fare. Luigi era talmente deluso da non sentire nemmeno il portiere che lo chiamava. “lei è l’ospite della 407 vero? La sig.ra Marinelli le ha lasciato questa”. Era una busta da lettera dell’hotel con dentro un foglio. “Ciao Luigi, sono stata bene con te, ma la nostra storia finisce qui. Io adesso torno a casa dove sono una moglie ed una mamma. Partecipo a questi meeting per concedermi qualche piccola distrazione dalla mia vita di tutti i giorni, che altrimenti sarebbe una vita troppo normale. Magari se torni ci vediamo al prossimo meeting…”. Luigi accartocciò il foglio e lo buttò in un cestino della hall pensando che di questo meeting non sarebbe rimasto null’altro se non una relazione da scrivere al capo e per la quale non sapeva da dove cominciare…

 

16.09.2012 Domenico                                                      graphic by Stefano_D

 

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