Biografia di Umberto Tozzi

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20 Gen 2013 - FACCIA D'ANGELO

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FACCIA D'ANGELO

Seduto al tavolino Patrick osservava Cristina dietro al banco che preparava con attenzione le bevande.

La guardava riempire velocemente i bicchieri prendendo dosi da almeno tre bottiglie. Poi raccoglieva pezzi di frutta già affettata, la infilzava in spiedi che finivano annegati per metà in liquidi colorati. Quando il vassoio era pieno, iniziava il volo sopra le teste dei clienti per svuotarsi in uno o due tavoli. Lei poi si fermava a scrivere sul block notes sorridendo sempre a tutti.

Decise di alzarsi per uscire dal locale. Aprì la porta ma invece di trovarsi all’aria aperta quello che vide era una grande sala da ballo. Raggiunse, cercando di non urtare le coppie sulla pista, le poltrone di quella stanza e trovato un posto libero, si sedette. Non riusciva a capire bene come era finito li, ma voltandosi notò con stupore che la persona seduta a fianco era Cristiana, vestita elegante come mai l’aveva vista e che gli stava sorridendo. Stava per chiedersi come mai era finito in quella situazione quando sentì una pacca sulla spalla e una voce che gli diceva: “Svegliati! Dobbiamo andare!”.

Aprì gli occhi, la sala da ballo svanì in un secondo e si materializzò la stanza del personale del Pronto Soccorso dove si rifugiava di notte a riposarsi quando il turno non offriva emergenze. Cristina aveva già iniziato ad infilarsi il giubbotto. Patrick si alzò dalla sedia e andò a risciacquarsi il viso con un po’ di acqua fredda. Poi raccolse la sua valigetta personale e si affrettò a raggiungere l’ambulanza. “Cosa abbiamo?” le chiese. “..una persona si è sentita male in una discoteca. È priva di sensi da un po’”. Si mise alla guida dell’ambulanza. Notò che a quell’ora della notte c’erano pochissime automobili in giro. Voleva dire qualcosa a Cristina ma la vide seduta a fianco che armeggiava con il telefonino. “Chissà se la persona alla quale scrive è sveglia a quest’ora…” pensò. Decise quindi di non disturbarla. Gli sarebbe piaciuto parlarle, ma evidentemente lei preferiva starsene nelle sue.  Patrick portò i suoi pensieri altrove, mentre guardava la strada con le scie che lasciavano le auto sull’asfalto bagnato e sulle vetrine buie dove si rifletteva la luce blu del lampeggiante. All’interno della discoteca le luci pulsavano lanciando fasci di tutti i colori.

Un responsabile della sicurezza li condusse verso i servizi. Una persona era stesa a terra. Cristina si precipitò su quel corpo. La girò distendendola con dorso sul pavimento, le prese una mano e provò a parlarle ad alta voce. “Come si chiama?” chiese a Patrick. Lui prese un documento dalla borsetta, lesse il nome: Giulia e si bloccò. Quel corpo non dava reazioni. Cristina continuò ad eseguire la procedura: controllò il respiro, controllò il polso. Niente.

Patrick si ricordò di quand’era ragazzino, di quando aveva visto Giulia per la prima volta. Era estate e lei era venuta ad abitare con la nonna in una casa poco distante dalla sua. Era bellissima, almeno per lui lo era davvero. Poi quando iniziarono a girarle attorno ragazzi più grandi, capì che lo era anche per altri. Iniziò un periodo in cui era sempre più difficile incontrarla senza altri attorno. Giulia sparì e lui smise di aspettarla e cercarla e si rassegnò al fatto che come improvvisamente era arrivata nella sua vita, altrettanto velocemente era sparita. Il ricordo di lei però non svanì mai. Ogni tanto si chiedeva dove fosse finita, chi era diventata. Le risposte le aveva avute poche settimane prima. Era una domenica di dicembre e nella frenesia degli acquisti domenicali l’aveva vista davanti ad una vetrina a chiedere elemosina. Era trasandata e di salute non doveva cavarsela molto bene. L’aveva evitata.  E ora si pentiva di averlo fatto. “Qui siamo di troppo, avvisiamo la Polizia” gli disse la sua collega sentenziando la sorte di quel corpo steso a terra. Patrick  guardò Cristina senza dir nulla. Pensò che nel giro di mezz’ora lo aveva destato già due volte riportandolo alla realtà. Premette il pulsante off del defibrillatore e fissò la spia rossa che si stava spegnendo.

 

20.01.2013, Stefano_D                                                      graphic by Stefano_D

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orogloria

Il brano che visse due volte (parte prima)

 

Il consiglio di Greg Mathieson dato a Jack White produttore del disco d’esordio di Laura Branigan di includere Gloria non cadde nel vuoto. Lo ritenne un brano valido e lo mise nell’Lp come riempitivo. Gloria english version si ritrovò li, con tutto il suo potenziale ancora inespresso, in un album la cui buona sorte era affidata ad un altro singolo e affrontò il mercato discografico statunitense sulla fine dell’autunno del 1982. Quello che successe fu che i dj (che ascoltavano per prassi professionale gli album per proporre i brani), dopo il singolo di punta proposto dalla produzione, iniziarono a mettere sul piatto Gloria ( a firma Bigazzi/Tozzi – Veitch) e la canzone prese il volo nelle radio e poi nelle vendite dei 45 giri raggiungendo i primi posti della classifica statunitense dove vi rimase per 36 settimane. Insomma quelle note che qui in Italia, per noi che leggiamo, fecero guardare in modo diverso e per sempre le chiese di campagna e i campi di papaveri, iniziarono a  far sognare anche dall’altra parte dell’Oceano i ragazzi degli States.

Allo Xenon o allo Studio 54, quando mettevano Gloria partivano piume e palloncini, tutti catturati da quella combinazione di note a cui era difficile rimanere indifferenti.

Trent’anni fa non c’erano motori di ricerca, email, chat, blog, forum o social network. Le notizie giravano, ma non avevamo tanti strumenti per catturarle, almeno non subito. Ma prima o poi, quello che ti interessava ti arrivava. E succedeva che poi ricordavi anche la circostanza in cui quella notizia l’avevi saputa, perché non avveniva mai nel solito modo come accade oggi accendendo uno schermo nello sue svariate dimensioni e sistemi operativi. Fu così che una mattina d’inverno salendo le scale che mi portavano in aula, un mio compagno di classe mi si avvicinò ed esordì con un : “Hai visto ieri sera…”. E mentre mi toglievo il cappotto e lo appendevo nell’attaccapanni del corridoio ricevetti questa news che mi fece sedere sul mio banco con una certa soddisfazione. La stessa che provai diversi mesi dopo quando andai con i miei amici a vedere Flashdance. L’amica della protagonista si presentò al saggio di pattinaggio e come base scelse Gloria perfomed by Laura Branigan. Dalle casse acustiche usciva Gloria mentre nello schermo le lame dei pattini lasciavano scie sulla pista ghiacciata metafora di un solco che il brano avrebbe lasciato nella storia della musica pop. Gloria stava diventando un classico universalmente riconosciuto. Ma per me lo era già, anzi, era molto di più.

 

Stefano_D 30.12.2012                            oggetto ritratto nella foto appartenente alla collezione privata di Domenico

 

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22 Dic 2012 - IN CONCERTO

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UN CONCERTO DA GRANDE STAR

Sabato primo dicembre a Padova non si è svolto il concerto del nostro Umberto o meglio, non solo quello. Eppure era iniziato così, come un concerto, anzi come l’unica data italiana del suo tour e la cosa mi aveva fatto un po’ sorridere pensando che nel capoluogo patavino c’era stato solo pochi mesi prima. Certo, era ospite al festivalshow quindi in una parte, seppur principale, rispetto ad un evento contenitore, ma “unica data italiana” suonava più come un formalismo che altro. L’altra cosa particolare fu che decisi di partecipare all’unica data. Particolare  perché dopo aver seguito Umberto agli inizi della sua carriera live con costanza e in più date anche dello stesso tour (“Notte delle stelle” dell’80 escluso per mie ragioni anagrafiche e geografiche), alla metà degli anni 90, decisi di smettere. Non volevo cambiare opinione su di lui, perché in fondo un fan rimane tale nel bene e nel male e può succedere che ragioni in questo modo. Così riuscii a proteggere i miei ricordi. Mancavo quindi dai suoi concerti da un po’ e come se fosse “qualcuno che… ti chiama”  decisi che era semplicemente il momento di ritornare a respirare quell’aria facile da ricordare e difficile da descrivere. Nel frattempo “qualcuno” iniziava a metterci del suo: si seppe che dal concerto sarebbe stato tratto un dvd e poi che sarebbe stato possibile partecipare alle prove, mentre una rappresentanza di noi fans sarebbe salita sul palco per incontrarlo e un’altra rappresentanza avrebbe avuto un seguito dopo il concerto prima di lasciare Umberto alla sua dimensione privata. Tutto ciò era sufficiente per trasformare la cosa in un evento. Non va sottovalutato il fatto che in questi anni i fans di Umberto si sono “organizzati” in quella che lui stesso ha definito la Tozzifamily, lo zoccolo duro che lo segue ovunque o quasi e che ha visto Ale premiato sul palco proprio perché ha cancellato o ridotto al minimo la parola “quasi”. Sapevo quindi che andando al concerto avrei avuto modo d’incontrare o vedere molti che su queste pagine ho conosciuto di nome, condiviso opinioni, parlato di passato, presente e futuro. Con qualcuno di questi posso dire che siamo diventati senz’altro amici. Insomma, l’appuntamento aveva preso una serie di sfumature emotive che sono pian piano cresciute fino al fatidico giorno. Si, perché una volta sceso dall’auto l’atmosfera è diventata particolare: incontrare e parlare con persone per la prima volta senza che queste fossero sconosciute, ha dato una seriazione un po’ irreale. Ho pensato divertito che quella che stavo vivendo fosse “la notte degli avatar viventi”. Poi è iniziato il concerto. Quello che mi ha colpito è stata la perdita dell’indipendenza del singolo brano. Umberto ha proposto la sua carriera lasciando pochi brani “da soli” dall’inizio alla fine. Ha proposto “blocchi” di medley dove il suo repertorio si è susseguito come fosse un crescendo che tutto coinvolgeva e tutto amalgamava indicando non un unico episodio ma un periodo lunghissimo, comune,  fatto di tanti piacevoli episodi. Non so come sia stato il concerto dal punto di vista tecnico e musicale. Questa è un’analisi che mi riserverò con l’ascolto del dvd. Ma in quel momento non erano importanti gli arrangiamenti, la scaletta o altro. Umberto era in forma e noi in quel momento, in piedi a cantare, abbiamo cercato di afferrare il magico di quelle canzoni insieme al suo interprete. E se siamo andati a casa soddisfatti e con la voglia di ringraziare ancor di più Umberto, significa che quel qualcosa di straordinario lui è riuscito a farcelo rendere raggiungibile in questa fantastica ed indimenticabile occasione. Il freddo della notte all’uscita del teatro ci ha ricondotto più sereni alla realtà, consapevoli di aver partecipato a qualcosa di emozionante, senza dubbio una piacevole deformazione della realtà razionale. Tant’è che sulla strada del ritorno mi è venuto un dubbio: “…ma veramente la corista in un paio d’occasioni mi ha fatto l’occhiolino, oppure è stata l’atmosfera che mi ha fatto credere che….”

22.12.2012 Stefano D                                                                            foto: Serenix

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CAVALCANDO LE STAGIONI COME UN GRANDE RE

Quando il giovane e timido Umberto Tozzi, dai capelli rossi e le efelidi sul naso, lasciò la natia Torino per cercare fortuna a Milano, allora capitale discografica del belpaese, difficilmente poteva immaginare a quale gloriosa (aggettivo usato non a caso …) carriera sarebbe andato incontro. Cresciuto con due grandi passioni, entrambe osteggiate dal padre che sognava per il figlio una professione più stabile, Tozzi abbandonò il sogno di diventare calciatore per dedicarsi alla musica. Tuttavia la massima aspirazione era fare il turnista, in studio o nei live, per altri artisti oppure, nella migliore delle ipotesi, diventare anche un autore affermato. Insomma Tozzi si voleva ritagliare un importante ruolo ma non come protagonista assoluto. Invece, per circostanze più o meno fortuite e casuali, questo giovane e talentuoso ragazzo divenne improvvisamente un protagonista del panorama musicale, nazionale prima e internazionale poi. Una partenza un po’ in sordina con un album bello ma poco fortunato, e poi l’exploit di “Ti amo” che fece innamorare una generazione e che fece sconfinare la canzone italiana come non accadeva dai tempi de “Il blu dipinto di blu” di Domenico Modugno. Successo internazionale alimentato e consolidato da altre due memorabili hit come “Tu” e “Gloria”. Ma nella sua ultratrentennale carriera, Tozzi ha saputo coinvolgere più generazioni,  cavalcando le stagioni come un grande Re”. E’ successo nel 1987 quando Tozzi ha saputo rilanciarsi dopo un momento di appannamento, con successi nazionalpopolari quali “Si può dare di più” e “Gente di Mare”, consacrando quel momento di rinascita con un album epico registrato dal vivo alla Royal Albert Hall di Londra. E’ successo di nuovo ad inizio anni ’90 piazzando album di grande successo commerciale quali “Gli altri siamo noi”, “Le mie canzoni” ed “Equivocando”. Ma non solo, Tozzi ha saputo conquistarsi fette di pubblico di ogni età perché le sue canzoni sono entrate nelle case di milioni di italiani e la passione per quelle note è stata tramandata facilmente anche da genitori a figli, da fratelli maggiori a fratelli minori.

Nonostante un animo poco ruffiano e quel suo “non voler far parte”, Tozzi ha saputo ritagliarsi una nicchia di fan, il cosiddetto zoccolo duro, che lo ha seguito negli anni e che lo segue ancora oggi. Quella parte di pubblico affezionato che lo ha seguito nei successi come nei disastri. Quel pubblico rimasto fedele al proprio mito ancora oggi e che ha ricevuto proprio da Umberto Tozzi il giusto riconoscimento con la  giornata evento come quella che si è tenuta a Padova lo scorso 01 Dicembre 2012. E’ stata un’occasione per celebrare una gloriosa carriera e per gratificare quella parte pubblico più fedele che da una decina di anni abbondanti si riconosce nel nome di “Tozzifamily” e che ha trovato in Umberto Tozzi non solo un punto di riferimento musicale, ma anche un compagno di viaggio, la colonna sonora della propria vita, canzoni ed album che hanno scandito il trascorrere del tempo, legandosi ai momenti importanti di ognuno di noi. 

Un cammino condiviso quello di Umberto Tozzi ed i suoi fan, un percorso iniziato da Torino alla fine degli anni 60 e che, passando per Dischi d’Oro e di Platino, il podio di Sanremo, la Royal Albert Hall di Londra, l’Olympia di Parigi, ha trovato la quadratura del cerchio a Padova. Una giorno di festa dove i fan hanno celebrato la grandezza di Tozzi e dove Tozzi ha manifestato la giusta riconoscenza al suo grande pubblico, dove per “grande” non ci limitiamo ai numeri ma estendiamo il significato anche al bagaglio di ricchezza umana che la Tozzifamily porta con se. Padova verrà ricordata per sempre dai presenti. Per chi non c’era è in arrivo il tanto atteso DVD che segnerà un nuovo capitolo importante per la carriera di Umberto Tozzi e per chi lo ama.

Domenico, 10.12.2012                                                                                  Foto: Betti

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21 Ott 2012 - EVA

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EVA

 

La ultratrentennale, e gloriosa, carriera di Umberto Tozzi si caratterizza soprattutto per due periodi di grande successo e popolarità intervallati da un periodo di crisi creativa a metà anni ’80. Dopo un album d’esordio che non raccoglie particolari consensi, salvo essere poi rivalutato successivamente, il grande successo arriva nel 1977 con Ti amo e si consolida negli anni a venire. Esattamente 10 anni dopo, nel 1987 Tozzi torna sulle scene vincendo il Festival di Sanremo con il Si può dare di più e piazzando un album bello ed ispirato come Invisibile. Questi successi fanno brillare nuovamente la stella di Umberto Tozzi dopo alcuni anni bui culminati con il non pubblicare nessun album nel 1983, 1985 e 1986 e con un disco che non passerà alla storia pubblicato nel 1984 (Hurrah).

Ma se il 1987 segna la fine della crisi a quando fissare il suo inizio?

 

30 anni fa Umberto Tozzi pubblica un album dal titolo Eva, è l’ultimo album che il nostro riesce a mettere in fila ininterrottamente dall’esordio del 1976. Ultimo capitolo a pieno titolo del primo momento d’oro oppure inizio della crisi? Su questo punto il nostro Forum ha ospitato numerosi confronti tra chi pende per una parte e chi per l’altra. Probabilmente la verità sta un po’ nel mezzo nel senso che l’album Eva forse va messo qualche gradino sotto rispetto agli LP che lo hanno preceduto, soprattutto dal 1979 in poi (Gloria, Tozzi e Notte Rosa). Allo stesso tempo però il disco offre momenti musicali comunque molto interessanti.

Dopo le fortunate ed incisive collaborazioni con Greg Mathieson ed i suoi musicisti americani, Umberto Tozzi forma un team di ottimi musicisti italiani e firma per la prima volta gli arrangiamenti di un suo disco. Dal punto di vista musicale l’album è figlio dei suoi tempi con sonorità elettroniche e sintetizzatori in bella evidenza, in forte contrasto con le sonorità più rock degli album precedenti. Contributo importante alla realizzazione di questo lavoro viene offerto da Lucio Fabbri, le cui strade, purtroppo, incroceranno quelle di Tozzi soltanto in questa occasione. Tra tutti i dischi di quel decennio è il disco più “anni ottanta” che Tozzi abbia realizzato. A riascoltarlo adesso è forse uno dei dischi di Tozzi dal sapore più datato, proprio perché realizzato in uno stile che poi non ha avuto seguito. Sono brani che meriterebbero di essere ripresi e riproposti con suoni ed arrangiamenti moderni come in parte è stato fatto per Mama e Lo stare insieme in Superstar dove si è mantenuta una certa fedeltà alle versioni originali. Esito secondo alcuni meno fortunato per la nuova versione di Eva proposta in Yesterday, Today. Da un punto di vista dei testi invece, per la prima volta, predominano le canzoni che virano su questioni sociali. Non a caso anche il singolo che fa da traino è una storia d’amore con in sottofondo la minaccia di un conflitto atomico (siamo in piena guerra fredda). Nel disco poi si parla anche di disoccupazione giovanile (La testa sui binari), dell’alienazione causata dalla droga (Faccia d’angelo), dal consumismo (Himalaya) e dalla vita in città (Isola nel sole). Canzoni d’amore, in senso stretto, questa volta ce ne sono poche: Chiuso, Disprezzo e soprattutto Lo stare insieme (destinata a diventare un classico soprattutto perché ripresa nella raccolta post Sanremo ‘87 Minuti di un’eternità). 

Probabilmente la virata verso un suono e testi diversi non ha trovato pronto il suo pubblico della prima ora facendo sì che questo disco abbia venduto meno dei precedenti. Probabilmente ha inciso anche un singolo meno forte e meno incisivo delle precedenti hit estive. Tuttavia l’album nel suo complesso resta un disco di pregevole fattura e con spunti decisamente degni di nota. La stessa Eva resta un piccolo gioiello, un piccolo capolavoro di musica pop, lo conferma il fatto che ripreso in lingue diverse la canzone è poi divenuta una hit in diverse parti del globo. 

21.10.2012, Domenico                     graphic by Stefano_D

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